Il corsivo di
Rodrigo Rodriguez
La Befana rischia di prendere fuoco

Quest'anno la calza dell'Epifania è tutta inzuppata di benzina. Rischia addirittura di prendere fuoco. La Befana ne è impregnata, ha dovuto macinare chilometri e chilometri per portare qualche balocco a tutti i bambini. Pur utilizzando una vecchia utilitaria - la scopa è in soffitta - si è svenata riempiendo di litri e litri i serbatoi. E, ironia della sorte, è rimasta “al verde”, senza l'”oro verde”. Genialmente, le è venuto in soccorso il “metodo Monti”: tagli e tagli ai doni. Risparmiati milioni di regali e quindi di euro. La Merkel, che molti scambiano malignamente per la Vecchietta, ha approvato. A dicembre il carburante è schizzato di circa il 16% rispetto a dodici mesi fa (2% rispetto a novembre), con il “sorpasso” del costo del pieno su quello della spesa natalizia e del cenone, in media 77 euro "contro" 75. Benzina, dunque, “salatissima” per i bilanci familiari del 2012, più di Imu, luce e gas. Indietro, in linea di massima, non ci si dovrebbe mai voltare. Ma, in questo caso, guardare all'immediato futuro significherà svenarsi ancor di più: oltre alle generiche “pressioni internazionali”, sono le tensioni in Iran (col tentativo europeo di embargo delle importazioni) a non promettere nulla di buono, in uno con i guai di una misconosciuta belga Petroplus. E così il maledetto barile - uno dei termini maggiormente schifati - schizza ancora. Proviamo allora ad aprire la "finestra" dell'amarcord. Nel 1985 - prendiamo a riferimento 27 anni fa - questo prezioso distillato del petrolio greggio era balzato a 1.329 lire al litro. Una batosta per le tasche degli italiani, nonostante non ci fosse ancora la recessione economica e líinflazione non intaccasse drasticamente il potere di spesa delle massaie. I borghesi, allora sì, erano davvero benestanti. Proviamo a fare comparazioni, un gioco improponibile si dirà. Ma le facciamo. Ragioniamo su dieci litri: si spende all'incirca 17,4 euro (quasi 38mila lire), contro 13.290 di vecchie lire. Pur considerando tutti gli aumenti (accise, addizionali regionali, rincari della vita e via dicendo), dal 1987 a oggi la differenza, come detto per ogni dieci litri di rifornimento, sarebbe di circa 25.700 lire. Per intenderci, ecco un parallelo indicativo: il pane costava 1.200 lire al chilo, ora bisogna sborsare mediamente due euro. Nostalgia della “vecchia” super, con diecimila lire non ti fermavi più. Per una Fiat 500 o una 600 era una sorta di capitale investito. A Napoli in questi giorni è San Giovanni a Teduccio il quartiere più abbordabile: la benzina “viaggia” a 1,624 euro al litro, nelle zone del Centro già “vola” a un euro e 80 centesimi. Tetto sfondato ad Ischia. Le compagnie petrolifere, già di per sé “indisturbate” nel perpetuare inossidabili “cartelli” anti-concorrenza con prezzi bloccati (tra di loro, al limite, piazzano scarti di pochi millesimi), non temono altresì eventuali liberalizzazioni (a differenza, per esempio, dei farmacisti): in quale esercizio potrebbe essere venduto un liquido infiammabile? Patetico, peraltro, appare il tentativo di “autoregolazione” da parte delle stesse. Così come - non ce ne voglia il Codacons - non ha peso specifico l'annunciato “sciopero della benzina". Una volta circolava una battuta. Una madre chiama il medico: “Dottore, dottore, mio figlio ha ingerito un litro di benzina, cosa può fare?”. “Se va piano, anche 20 km...”. Oggi farebbe a stento, senza traffico, il giro del rione. E, ancora, ecco un aforisma di Enrico Mattei: “Il sorriso è la benzina per affrontare questo viaggio chiamato vita”. Ma così non si andrebbe troppo lontano. Per non accorciare la vita, meglio fare quattro passi a piedi.

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