Venerdì 24 Novembre 2017 - 19:35

“Un'Estate da Re” prepara l'atteso live di Fabrizio Moro

NAPOLI. Dopo il successo dei primi appuntamenti, sabato sera Fabrizio Moro (nella foto) arriva alla Reggia di Caserta per la rassegna Un'Estate da Re" per un concerto durante il quale il cantautore il suo nuovo disco di inediti “Pace” accompagnato in scena da Alessandro Inolti (batteria), Claudio Junior Bielli (tastiere), Roberto Maccaroni (chitarra), Danilo Molinari (chitarra)e Andrea Ra (basso).

Cosa rappresenta per Fabrizio Moro la Pace, visto che “Pace” è il titolo del disco?

«Ho scelto questa parola perché la “Pace” è un sentimento che nella vita ho sfiorato tantissime volte ma che non ha mai avuto una lunga durata. Ho un carattere molto competitivo e combattivo e vorrei tanto che fosse una condizione stabile. Nella mia vita ho comunque trovato la pace nelle cose semplici, in quelle che fanno parte della quotidianità, come quando passeggio con i miei bambini o bevo un bicchiere di vino con un amico. Purtroppo però non credo che la troverò mai come condizione totale».

Lavorare a questo album è stato terapeutico?

«Lavorando a questo disco, “Pace”, ho avuto modo di leggermi dentro. Prima ero molto più arrabbiato con la società e con la vita, usavo le canzoni come valvola di sfogo. Guardandomi dentro ho cominciato a capire cosa non andava… grazie alla scrittura ho conosciuto meglio me stesso».

Che Sanremo è stato?

« Il più pauroso…dal punto di vista dell’ansia da prestazione. Sentivo un grande peso addosso e aspettavo delle conferme che per fortuna poi sono arrivate. “Portami via” in sole due settimane è stata certificata disco d’oro e l’album sta andando bene, il tour anche…l’amore del mio pubblico è la classifica che più conta per me».

Ascoltando l’album ci sembra che c’era anche qualche altro brano che poteva andare a Sanremo, come e perché lo hai scelto?

«È vero, fino all’ultimo momento si è sempre indecisi, Sanremo è un’arma a doppio taglio se si sbaglia il brano ma, credo che per una serie di motivazioni legate alla mia emotività, “Portami via” era il brano più indicato».

Più che un disco autobiografico sembra quasi una radiografia

«Mi sono messo particolarmente “a nudo” in questo album, avevo bisogno di raccontarmi e di tirare le somme su me stesso, sulle paure che non riesco a superare, sulle gioie raccolte per strada e sulla forza che ho speso soprattutto in questi due anni».

In un brano dici “Ora che sei al sicuro” ma quando e dove ci si sente al sicuro?

«Io mi sento al sicuro solo quando sto sul palco, davanti alla mia gente».

I giocattoli ci vedono crescere, ma oggi quasi sono tutti virtuali e digitali

«Non tutti…ci sono ancora anime di plastica e acciaio…è vero i ragazzini (anche mio figlio) preferiscono giocare alla Playstation o con l’I-pad ma non bisogna demonizzare tutto ciò che è moderno o digitale come dici tu….in ogni epoca c’è qualcosa di bello. Quando ero piccolo io, anche Jeeg veniva visto un po’ come un prodotto della mercificazione di quegli anni, le cose cambiano, vanno avanti, mio nonno giocava con le biglie e con i ramoscelli, io con Jeeg Robot, mio figlio con la Playstation».

Gigi Avolio

16:04 13/07

di Redazione

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