NAPOLI. Ambasciatore della canzone classica napoletana nel mondo, il cantante e chitarrista, Mario Maglione (nella foto) arriva alla “Domus Ars” in via Santa Chiara, dove, sabato 22 dicembre 2018 alle ore 18.00, presenterà con il suo concerto live tutta la bellezza delle melodie partenopee. “Sono felice - ha detto il popolare interprete da tutti riconoscicuto come l'erede di Roberto Murolo - di diffondere tra il pubblico, nel centro antico di una Napoli viva e pulsante, il grande amore per la nostra canzone. Quello che proporrò sarà un recital passionale grazie al quale attraverserò i sentieri di brani come: Fenesta Vascia e Voce 'e notte, fino a giungere ai più moderni, Sarrà chi sa, Napul'è, Carmela e Scriveme”. Testimone della riconferma nel mondo della canzone napoletana, Mario Maglione, presenterà uno spaccato sul patrimonio canoro partenopeo. Il prossimo 10 gennaio, tra l'altro, sarà in scena al Teatro Bolivar con Marcello dei Panamagroup per lo spettacolo “In…canto napoletano”.

Come si sente  quando viene definito come uno degli ultimi interpreti della canzone classica napoletana?

«Non mi sento né giovane né vecchio - risponde Mario Maglione- mi sento come uno che ha semplicemente varcato la soglia della maturità e che cerca, durante le manifestazioni canore, di non sentirsi come un pesce fuor d’acqua per colpa della purezza delle sue interpretazioni».

Secondo lei, cosa andrebbe fatto nella nostra città per la canzone napoletana?

«A Napoli, per la canzone, sono stati fatti vari tentativi ma molti di essi non hanno mai raggiunto un buon fine. Bisogna fare in modo che ad emergere in questo marasma collettivo sia soltanto la qualità e la cultura». 

Perché la canzone napoletana che tanto successo ottiene all’estero, proprio nella sua città natale stenta a sopravvivere? 

«A Napoli vi sono troppi cantanti e tra questi c’è chi canta in maniera eccezionale e chi, purtroppo, canta e basta. Ormai si è raggiunta una sorta di saturazione che tende a rovinare un settore prezioso ed un genere canoro spesso, tra le fauci della volgarità. Una volta, si cantava nei salotti aristocratici e letterari e le canzoni si riflettevano  sul benessere di una società amante della cultura, la realtà di oggi, invece, sta mandando tutto allo sfascio».