Giovedì 19 Luglio 2018 - 2:08

Arte, cultura e viaggi in Cilento

Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.

Sabato 23 giugno 2018 alle 18.30 l’Associazione Jazzi presenta Voce a Vento, opera site-specific di Claudia Losi sul Monte Bulgheria. Si tratta del primo intervento artistico promosso dall'Associazione all'interno di un progetto che ha l'obiettivo di favorire un nuovo modo di abitare la Natura attraverso un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio ambientale, materiale e immateriale, dell’area di Licusati (Camerota) a ovest del Monte Bulgheria, all'interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (Salerno).

Claudia Losi propone un intervento poetico di carattere visivo e sonoro. L’intento è percepire e raccontare i luoghi, restituendo spazio e senso ad un immaginario collettivo del territorio. Si tratta di un “rimettere al mondo” la memoria del territorio attraverso un rapporto reale e fisico con e nei luoghi (Landscape-Mindscape-Walkscape).

La prima parte del progetto di Claudia Losi, svoltasi a inizio primavera, ha reso questi luoghi un “laboratorio camminato”, durante il quale diversi ospiti, individuati dall’artista, hanno percorso e guardato insieme ai partecipanti alcuni sentieri del Monte Bulgheria, raccontando ognuno a modo proprio cosa significhi “fare paesaggio”.

Da queste esperienze condivise, a partire dalle suggestioni proposte dagli ospiti, l’artista ha composto un testo che abiterà temporaneamente questi monti di calcare.

La storia prodotta è un intreccio di frasi e un viaggio tra gli ulivi e i muretti a secco, che contiene il mondo vegetale, animale, geologico, umano, atmosferico. Le parole diventano una mappa-paesaggio che “nasce dalle voci degli esseri umani che ne fanno parte” (Ugo Morelli).

Musicato da Meike Clarelli, il testo sarà interpretato dalle voci di una trentina di donne disposte lungo un sentiero. Le voci femminili riempiranno lo spazio con un canto polifonico che segue uno schema musicale ricco e complesso. Durante il tramonto il Monte Bulgheria si trasformerà in un teatro naturale attraverso un’esecuzione che intreccia lo spazio fisico e le mappe testuali. La tradizione orale si fa musica, la voce si diffonde e soffia nella valle. 

Lungo il percorso saranno temporaneamente installate delle maniche a vento. Le maniche a vento, un particolare tipo di anemoscopio, un rudimentale misuratore del vento, vengono trasformate e reinterpretate dall’artista. Diventeranno così delle “voci a vento” che si muovano e mutano, nelle bocche delle donne, trasportate da un vento che può o può non esserci. Non sono semplici decori e attrattori dello sguardo che marcano il paesaggio e dirigono la nostra percezione, ma oggetti la cui funzione viene messa in dubbio, forme mutevoli che convivono con la forza del vento, abitano l’aria e incorporano le melodie vocali.

 

Le “maniche a vento” saranno ospitate in loco fino il 24 settembre 2018 per ricomparire durante gli eventi negli anni a venire.

Claudia Losi ha scritto un testo che contiene il mondo vegetale, animale, geologico, umano, atmosferico incontrato durante i suoi viaggi sul Monte Bulgheria. Le strofe sono musicate da Meike Clarelli, ricercatrice vocale, cantante e insegnante di canto.

Il testo sarà interpretato da una trentina di donne che fanno parte di due cori del territorio, il coro Vivat di Lentiscosa, il coro Kamaraton di Camerota. A queste voci si uniscono quelle del coro Le Chemin des Femmesfondato da Meike Clarelli a Modena, un coro di donne di diversa provenienza geografica e culturale unite dalla comune passione per il canto, e dal desiderio di promuovere la ricerca musicale e la resistenza civile attraverso la voce.

A questi cori si aggiunge Elena Bojkova, solista del coro Le Mystere des voix bulgares, gruppo vocale famoso per uno stile caratterizzato dalla diafonia e dalla dissonanza (modo di cantare per voci parallele a intervalli, di seconda, di settima e di nona) ritenuti tradizionalmente dissonanti nella musica occidentale.

 Lungo il percorso saranno temporaneamente installate 30 maniche a vento. Le maniche a vento, un particolare tipo di anemoscopio (ossia un rudimentale misuratore del vento) vengono trasformate e reinterpretate dall’artista nell’azione poetica.

Le maniche, segnavento non sono solo decorazione e attrazione dello sguardo che marca il paesaggio ma sono anche oggetti che convivono con la forza del vento, e abitano l'area e l'aria.

15:22 19/06

di Redazione

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