Venerdì 20 Ottobre 2017 - 1:56

Solo il 60% delle donne in Campania ha effettuato vaccino contro l’HPV

Ad oggi, solo il 60% delle donne in Campania ha effettuato il vaccino per contrastare l’HPV, uno tra i più importanti virus oncogeni per la specie umana. Ad affermarlo è stata la Prof.ssa Annamaria Triassi, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico di Napoli. Nonostante le campagne di prevenzione attuate dal Ministero della Salute c’è ancora una parte della popolazione che ogni anno entra in contatto con questo tipo di virus; non solo donne ma anche uomini. Le cause sono la mancanza di copertura vaccinale, la presenza sul territorio italiano di donne dell’Est Europa dove vaccini, screening e prevenzione non hanno attecchito e una scarsa igiene personale.  La notizia arriva dal Convegno “Neoplasie HPV correlate: Lo stato dell’arte e le nuove prospettive” organizzato da Health In Progress.

Nella relazione della Professoressa Triassi, presidentessa della Commissione vaccini della Regione Campania, è emerso come “Il nuovo piano nazionale dei vaccini recepito anche dalla nostra regione sia stato ampliato nell’ultimo periodo, comprendendo come soggetti recettori non solo le 12enni ma anche i maschi, serbatoio importante di trasmissione del virus HPV. Occorre però aumentare queste coperture-spiega la professoressa Triassi- che sono ancora basse in Campania, sensibilizzando la popolazione alla prevenzione. Oggi si può guarire grazie a una serie di interventi mirati fermo restando che l’infezione sia diagnosticata in tempo. Ci si può rivolgere, per svolgere analisi mirate, oltre che ai medici di famiglia anche ai dipartimenti di prevenzione a cui è affidata la regia della pratica vaccinale; anche i pediatri hanno un ruolo importante come convenzionati in mancanza di centri vaccinali”.

Il virus HPV è la prima causa di insorgenza del carcinoma della cervice uterina, primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad una infezione. Esiste una chiara evidenza scientifica che uno screening con test HPV, clinicamente validato come test di screening primario e con un protocollo appropriato, sia più efficace dello screening basato soltanto sulla citologia, nel prevenire i tumori invasivi del collo dell’utero. In Italia il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 ha dato indicazioni per l’introduzione del nuovo test all’interno del protocollo di tutti i programmi di screening cervicale entro il 2018 (Obiettivo 1.14) (Ministero della Salute 2014). Un nuovo vaccino “nonavalente”, capace cioè di coprire nove ceppi diversi del virus, con il nuovo piano vaccinale del 2017, sarà consigliato anche ai maschi a partire dai nove anni e permetterà di ridurre l’incidenza di tutte le neoplasie correlate all’infezione da HPV. Sarà l’arma che permetterà di sconfiggere non solo i tumori genitali ma anche quelli del cavo orale, la cui incidenza è in costante crescita. Secondo  il Prof. Stefano Greggi, Direttore SC Ginecologia, Ist. Naz.Tumori “Fond. Pascale” – Napoli “Anche se ormai il tumore del collo dell’utero sta diminuendo progressivamente grazie alla prevenzione, l’Europa patisce, purtroppo, ancora di una scarsa informazione in alcuni paesi, specie nella zona dell’Est Europa dove una percentuale importante di donne non ha mai fatto prevenzione e mai effettuato vaccinazioni contro l’HPV. Donne che  arrivano anche a Napoli generando una trasmissione del virus, mettendo a rischio anche una parte della popolazione maschile locale”. Ma quale consiglio si può dare?. “Sicuramente curare l’igiene e avere comportamenti sessuali corretti proteggendosi con contraccettivi sia per contrastare l’insorgenza del virus HPV sia per prevenire il contagio da HIV”. Nel corso del convegno si è discusso anche del ruolo del co-testing nello screening del carcinoma della cervice uterina. il dottor Luciano Mariani Direttore HPV_UNIT, Istituto Tumori “Regina Elena” di Roma nel corso del suo intervento ha precisato che “La fetta di popolazione non vaccinata, per fortuna, col passare del tempo sarà sempre di meno, ma deve essere sottoposta, ciclicamente, a uno screening di prevenzione secondaria come il pap test ma soprattutto l’HPV test”. Fondamentale è fare prevenzione anche ricorrendo alle ultime tecniche di diagnostica molecolare e diagnostica per immagini. Da molti anni molti centri di analisi sono di supporto e indispensabili in alcuni casi nella scoperta di patologie legate al virus HPV. Il dottor Gianni Varelli, direttore dell’Istituto Diagnostico Varelli, precisa che “Da anni sono tanti i test di laboratorio che permettono di individuare in tempo l’insorgenza di numerose patologie legate alla trasmissione o alla presenza del virus HPV, per garantire una diagnosi precoce e una prognosi fausta. “