Mercoledì 20 Febbraio 2019 - 14:45

Caserta, mani del clan sulle elezioni regionali: 19 arresti

Ai domiciliari anche due candidati del Nuovo Centrodestra alle consultazioni del 2015. Bosco: costretti a rivolgerci al clan per affissione manifesti

CASERTA. I Carabinieri della compagnia di Caserta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone indagate a vario titolo per i reati di scambio elettorale politico mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, commessi con l'aggravante del metodo mafioso. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli si sono concentrate sull'intervento del clan camorristico Belforte sulla città di Caserta durante le consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania svolte il 31 maggio 2015 e in particolare sull'intervento di Agostino Capone e del clan da lui retto, imponendo ai candidati di avvalersi, per il servizio di affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta, di una società intestata alla moglie, e intervenendo per condizionare il voto e orientarlo in favore di candidati disposti a versare al clan somme di denaro, buoni pasto e buoni carburante. Le misure cautelari disposte dall'ordinanza emessa dal gip di Napoli sono di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e divieto di dimora nelle province di Caserta e Napoli. 

DUE NCD AI DOMICILIARI. Sono stati posti agli arresti domiciliari Pasquale Corvino e Pasquale Carbone, entrambi candidati con il Nuovo Centrodestra alle elezioni regionali in Campania nel 2015. Secondo quanto emerso dalle indagini della Dda di Napoli culminate nell'esecuzione di 19 misure cautelari, Corvino e Carbone avrebbero chiesto agli esponenti del clan camorristico Belforte di procurare loro i voti di soggetti legati al clan in cambio di somme di denaro e altre utilità.  In particolare, Pasquale Corvino avrebbe chiesto l'appoggio elettorale nel territorio di Caserta promettendo ad alcuni esponenti del clan la somma di 3mila euro ciascuno, buoni spesa e buoni carburante. Anche Pasquale Carbone, attraverso un intermediario, si sarebbe rivolto a un affiliato al clan Belforte per ottenere i voti del clan e, come corrispettivo, aveva versato la somma di 7mila euro, in cambio di 100 voti nel comune di Caserta. Carbone ha però ottenuto meno voti di quelli promessi, 87 anziché 100, motivo per cui avrebbe chiesto la parziale restituzione della somma versata per il procacciamento di voti.  Pasquale Corvino e Pasquale Carbone hanno ottenuto rispettivamente 5.733 e 2.539 preferenze alle elezioni regionali campane del 2015 nella circoscrizione di Caserta, non risultando eletti. 

ANZIANI ACCOMPAGNATI AI SEGGI E SCHEDE CORRETTE. Minacce ai procacciatori di voti, anziani accompagnati fin dentro la cabina elettorale e schede controllate prima di essere imbucate. Così il clan camorristico Belforte allungava la sua mano sulle elezioni regionali campane del 2015 a Caserta, secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli culminate nell'esecuzione di 19 misure cautelari. Tra i destinatari dell'ordinanza anche due candidati per il Nuovo Centrodestra alle regionali del 2015, Pasquale Carbone e Pasquale Corvino, che secondo gli investigatori si sarebbero rivolti al clan per ottenere voti.  Nell'ordinanza spuntano alcune conversazioni intercettate tra gli indagati e che mostrano in che modo il clan influenzava il voto. In una delle intercettazioni Agostino Capone, ritenuto dagli investigatori reggente del clan Belforte, minacciava delle persone al fine di assicurarsi i voti: "Se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto!", a dimostrazione della forza intimidatrice utilizzata per ottenere i voti per Pasquale Corvino. Ulteriormente "rilevanti" vengono ritenute le esternazioni sulle modalità con le quali sarebbe stato controllato il rispetto dei patti, cioè che i voti promessi a Corvino sarebbero effettivamente stati dati dagli elettori che avevano ricevuto i buoi spesa o carburante: "Li vado a prendere... li porto a votare fino a dentro! Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere sul telefono se no non hanno niente!".  A conferma della  spregiudicatezza degli indagati, è stato accertato come Agostino Capone, in persona, si fosse occupato di accompagnare con la sua auto alcune persone anziane al seggio, facendole entrare nella cabina elettorale insieme alla moglie, per controllare se avessero votato bene. Lo stesso Capone, in una conversazione ambientale, raccontava alla moglie di aver "controllato le schede" prima di farle imbucare e di aver corretto con la matita il nome del candidato in Corvino, arrivando persino ad intimidire il presidente del seggio: "Non mi ha detto proprio niente perché io lo stavo menando a quello la dentro!".

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di Redazione


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