Venerdì 20 Aprile 2018 - 5:15

Camorra, il boss Luigi Cimmino tornerà presto in libertà

Il capoclan del Vomero rischiava 18 anni ne incassa solo 3
 

NAPOLI.

Tre anni e sei mesi in continuazione con altre pene già inflitte e in parte scontate. Il boss del clan Cimmino, Luigi, si “salva” in corte d’Appello. Rischiava diciotto anni di reclusione e a conti fatti ne ha avuti 15 in meno di cui 2 sono già presofferti. È questo l’esisto della sentenza di Corte d’Appello per il clan Cimmino. Tra questi il promotore del clan del Vomero, il boss Luigi, coinvolto nella inchiesta che aveva portato gli inquirenti a ritenere che costui, durante la sottoposizione alla libertà vigilata scontata lontano dalla città di Napoli, avesse ricostituito il suo clan. Rischiava grosso: 18 anni era stata la richiesta formulata dall’accusa nei suoi confronti, richiesta reiterata anche in secondo grado dal Procuratore Generale. La sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli, terza sezione, presieduta dal dott. Carbone, è arrivata al termine di una udienza “fiume”, dedicata in questa ultima udienza alle arringhe dei difensori di Cimmino: l’avvocato Dario Vannetiello e l’avvocato Giovanni Esposito Fariello.
A scongiurare il forte inasprimento della pena sottili questioni giuridiche sollevate dalla difesa del boss che hanno avuto il merito di convincere la Corte in ordine ad un tema particolarmente importante: la inammissibilità della pur articolata impugnazione proposta dalla direzione distrettuale antimafia.      
Come si ricorderà, in data 12 ottobre dello scorso anno, all’esito del giudizio di primo grado, svoltosi con le forme del rito abbreviato, in accoglimento di alcune questioni di diritto e di fatto prospettate dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, Cimmino fu assolto da uno dei due episodi di estorsione e  riportò la mite condanna totale per  anni 7 di reclusione per ben tre gravi reati di cui fu ritenuto responsabile. Fu puntualmente   proposto ricorso dalla direzione distrettuale antimafia considerata la notevole differenza tra quanto chiesto e quanto irrogato con la sentenza emessa dal Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, Umberto Lucarelli; in particolare, l’accusa si doleva della mancata applicazione nei confronti del capo clan dell’aumento della pena per la  recidiva, essendo gravato da precedenti penali di spessore.
Infatti, al boss Cimmino veniva non solo contestata la qualità di promotore ed organizzatore del gruppo mafioso, delitti di estorsione  e di falso, ma anche   l’essere soggetto recidivo per essere stato in passato già per ben due volte condannato per associazione camorristica.
Durante le udienze svolte durante il giudizio di appello, la tesi della Antimafia è stata portata avanti con decisione dalla Procura Generale che aveva  chiesto ai giudici di aumentare a 18 la pena al Cimmino, mentre l’accusa aveva  chiesto  di confermare la pena inflitta in primo grado a Pasquale Palma (4 anni e 8 mesi), Pellegrino Ferrante (5 anni e 4 mesi) Raffaele Montalbano (5 anni e 4 mesi) e Luigi Festa (6 anni).        
L’esito del giudizio di secondo grado è stato favorevole al capo clan atteso, la Corte di appello, ha innanzitutto dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dal P.M., cosi impedendo qualsiasi aumento della pena nei suoi confronti . Non solo. In accoglimento di una specifica richiesta formulata dagli avvocati Vannetiello ed Esposito Fariello, la Corte ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra le due precedenti condanne riportate in passato da Cimmino con i tre reati per i quali si procedeva . Di conseguenza la pena di anni sette inflitta a Cimmino in primo grado, ritenuta troppo bassa dall’Ufficio di Procura che ne invocava diciotto, è stata ulteriormente ridotta ad anni tre e mesi sei di reclusione. Inoltre, è stata pure esclusa la aggravante mafiosa rispetto ad uno dei tre reati per i quali era intervenuta condanna: quello di aver concorso nel delitto di falsificazione di certificazioni sanitarie per ottenere  permessi dal Magistrato di sorveglianza onde ritornare nella città di Napoli allorquando Cimmino era sottoposto alla misura della casa lavoro. Confermate le pene per tutti gli altri partecipi all’associazione. La Corte ha indicato  in giorni novanta per il deposito della motivazione .
Dopodichè la parola passerà alla  Corte di cassazione;  ma quello che ora appare altamente probabile è l’uscita a breve dal carcere di uno dei boss storici della regione Campania, atteso che dei tre anni e sei mesi inflitti, Cimmino risulta averne già scontati circa due.        
              

 

09:20 12/12

di Redazione


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