di Rosa Benigno

POMPEI. Trent’anni fa diede l’addio alla sua professione di traduttore e interprete e, insieme con la moglie, all’epoca universitaria, si tuffò in un’avventura coraggiosa e coinvolgente da togliere il fiato. Salvatore Buonocore e Raffaela Improta non hanno mai rinnegato quella scelta, che, negli ultimi 5 anni, è diventata persino più impegnativa.
Basta bussare. In via San Michele 15, a Pompei, ti apre Salvatore ed entri in una saletta piccola piccola dove - se lanci uno sguardo - intravvedi una croce semplice, di legno reso duro e bianco dal mare e dalla sabbia di Paestum. È il segno preminente accanto a un piccolo altare, circondato da sassi raccolti sulla spiaggia di Pozzano a Castellammare di Stabia, sui quali Raffaela ha impresso immagini della Via Crucis.

«La nostra è una casa che ha dei poveri dentro» spiega Salvatore con semplicità. Fu l’arcivescovo del Santuario di Pompei, Tommaso Caputo ad affidare quest’ala della palazzina,accanto alla Basilica (ex case degli operai del Beato Bartolo Longo), ai coniugi Buonocore, originari di Vico Equense, già da un ventennio responsabili di un progetto di accoglienza in casa propria, in Penisola, per conto dell’Associazione di Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi.

«Sono 300 le “case famiglie” di don Benzi in Italia - spiega Salvatore - Ma qui non accogliamo solo chi arriva con l’assistente sociale già provvista di “sussidio dello Stato” per gli ospiti. Noi apriamo a chiunque si presenti alla porta. A qualsiasi ora del giorno e della notte». In via San Michele 15 sono giunte negli anni (e andati via con un proprio lavoro e una propria vita ricostruita) bambini in attesa di adozione, tossicodipendenti, ex carcerati, giovani mamme immigrate con bambini disabili, rifiutate dalle famiglie... «E, talvolta, sono i giudici che, trattandosi di casi particolarmente delicati e difficili, ci chiedono di pensare per loro a “progetti alternativi”, lontani dalla nostra famiglia. Ma io adotto la strategia che mi fu insegnata da don Benzi: prendo tempo. Dico: aspettiamo un altro poco, vediamo se le cose migliorano. E, sempre, migliorano. Ci vuole tanta pazienda e tanta fiducia».

Le vocazioni della Comunità Papa Giovanni XXIII sono: condivisione con i poveri e rimozione delle cause che creano ingiustizia. La seconda si sintetizza così: buon senso, buona volontà e... superamento della burocrazia.

Proprio sul secondo punto, in occasione delle Elezioni politiche europee, del prossimo 26 maggio, i volontari delle “case di don Benzi” hanno da dire la propria. «Abbiamo elencato in un opuscolo nove proposte che definiscono le caratteristiche dell’Europa in cui crediamo - spiega Salvatore Buonocore - Noi siamo cittadini attivi e non ci sottraiamo all’impegno in politica. In Italia abbiamo parecchi assessori e consiglieri comunali che operano secondo i principi morali ed etici che ci ispirano. Non qui al Sud, purtroppo, ma dall’Umbria in su. Ora desideriamo che anche in Europa possano entrare questi principi che proporremo a tutti i candidati che incontreremo nei prossimi giorni di campagna elettorale».