NAPOLI. E’ forte il grido d'allarme che proviene dalla Confesercenti di Napoli e Campania dopo i dati diffusi dalla sezione nazionale, secondo cui «nei primi otto mesi del 2015 sono sparite ogni giorno 30 imprese, 627mila i locali che attualmente sono sfitti in Italia, con valori percentuali che in alcune periferie sfiorano il 40%. Dal 2012 ad oggi - si legge nello studio elaborato da Anama Confesercenti sulla base delle rilevazioni delle imprese di intermediazione immobiliare - sono state oltre 300mila quelle che hanno cessato l’attività: un enorme numero di unità immobiliari che si sono liberate sul mercato in un periodo di tempo ridotto». 
Al primo posto tra le Regioni italiane c'è la Lombardia, con 82.500 negozi sfitti (su un totale di oltre 900mila imprese) per esaurimento dell'esercizio commerciale. Ma la percentuale più alta è della nostra regione, con un dato di 69.200 su circa 500mila che spaventa e non poco.«Siamo nell'ordine del 13% circa dall'inizio del 2015 - esordisce Vincenzo Schiavo, presidente della Confesercenti Campania -, un'enormità. Questo grido di allarme deve essere raccolto dalla politica in modo che cambi qualcosa. Ci sono delle specifiche responsabilità che nessuno, tra Regione, Province e Comuni, può negare. Non possiamo continuare all'infinito a sostenere e promuovere le imprese e gli esercizi commerciali se le regole interne fissate dalla politica sono così feroci e crudeli che ne causano la chiusura di migliaia ogni anno. Questo vuol dire che il Governo sta sbagliando tutto da cinque anni. La responsabilità è di chi ha imposto alcune regole e di chi continua a non cambiare nulla». Il riferimento è soprattutto alla pressione fiscale. «In media siamo anche oltre il 60% di tasse e oneri fiscali. In queste condizioni è fisiologico e inevitabile – spiega Schiavo - che gli esercizi commerciali chiudano. Tutto ciò avviene nell’assoluto silenzio della politica regionale, comunale e provinciale.  Bisogna fermare questo scempio, inaccettabile che accada in un Paese come il nostro che si professa civile e che è considerato da alcuni in pieno sviluppo economico». Secondo lo studio promosso su scala nazionale dalla Confesercenti, nella sola Napoli, infine, da gennaio ad agosto 2015 sono 146 le iscrizioni e 222 le cessazioni di pubblici esercizi e 557 le iscrizioni e 857 le cessazioni di commercio al dettaglio.