Sabato 17 Novembre 2018 - 2:03

Partitelle di calcetto tra boss: «Così stringevamo alleanze»

Il racconto dei collaboratori di giustizia sui “divertimenti" dei capiclan

di Luigi Sannino

NAPOLI. Non solo affari economici, scambi di partite di droga o summit per decidere strategie e alleanze. Chi pensa che gli uomini di camorra sappiano divertirsi solo in discoteca o bevendo champagne si sbagliano di grosso: sanno anche farlo in maniera sana praticando sport. E per cementare le amicizie tra affiliati a gruppi diversi la maniera migliore a Napoli non può che essere una: una bella partita di calcio con la partecipazione anche dei boss: come è successo con Antonio Lo Russo del clan dei “Capitoni” di Miano e con Antonio Accurso, della “Vanella Grassi”.
Agli inquirenti lo ha raccontato proprio quest’ultimo, in un lungo verbale d’interrogatorio che fa chiarezza anche su fatti di sangue. Un collaboratore di giustizia, Antonio Accurso, che ha vestito anche i panni di capoclan insieme al fratello Umberto (che invece è un irriducibile ed è detenuto da tempo). “Per un periodo”, ha messo a verbale Antonio Accurso, “eravamo una sola cosa con gli Amato-Pagano e questi ultimi erano alleati dei Lo Russo” (nella foto Salvatore Lo Russo).
Come si cementò questa alleanza? Il collaboratore di giustizia lo spiega in maniera semplice nell’interrogatorio del 6 novembre 2014, inedito da un punto di vista giornalistico e del quale riportiamo alcuni passaggi con la consueta premessa che le persone citate devono essere ritenute estranee ai fatti narrati fino a prova contraria. «Per capire cosa succedeva in quel periodo, e fino all’omicidio di Antonello Faiello eravamo una sola cosa” con gli Amato-Pagano, a loro volta alleati dei Lo Russo. Esistevano buonissimi rapporti, facevamo cioè “business” di roga e giocavamo a pallone insieme. Ci incontravamo 3 volte a settimane, per “lavorare” o divertirci a calcio, e gli scambi di droga erano continui: se serviva a noi ce la davano loro e se serviva a loro eravamo noi a fornirla. È capitato anche che siamo andati insieme, io e Luciano Pompeo dei Lo Russo, a comprare droga a Casalnuovo e a via Foria».
«Nel 20132», ha continuato Antonio Accurso, «ho avuto anche un fermo dalla polizia di Chiaiano: ero con Luciano Pompeo, calabrese, altro affiliato ai Lo Russo, “Cicciariello” di Melito, Antonio Ruggiero e altri 5 o 6 ragazzi di “dietro Mianella”. Eravamo in un garage e stavamo parlando di affari di droga. Con Antonio Lo Russo ho giocato a pallone in varie occasioni sino a quando è diventato latitante. Durante la sua latitanza non l’ho mai incontrato mentre si è invece incontrato con mio cugino Antonio Mennetta (detto “Er Nino”, ndr) in quanto loro ci volevano dare appoggio; nel senso che volevano fare la guerra insieme a noi, volevano darci appoggio ma sempre perché avevano i loro interessi. Si consideri, ad esempio, che Arcangelo Abbinante non si era voluto più sedere a tavola con Antonio Lo Russo dopo il pentimento del padre e poi vi erano comunque dei vecchi rancori collegati all’omicidio di Domenico Silvestri, padre di Salvatore. Ho saputo di questo incontro con Antonio Lo Russo latitante da mio cugino”. 

19:01 9/07

di Redazione


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