Mercoledì 21 Novembre 2018 - 1:34

Pompei, un'iscrizione cambia la data dell'eruzione: fu in ottobre

Il ministro Bonisoli agli Scavi: «Oggi, con umiltà, un pochino stiamo riscrivendo i libri di storia»

POMPEI. Un'iscrizione a carboncino ritrovata nella Regio V di Pompei supporta la teoria che la data dell'eruzione del 79 d.C. fosse a ottobre e non ad agosto. La scritta è infatti datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. L'iscrizione appare in un ambiente di una casa che era in corso di ristrutturazione a differenza del resto delle stanze già completamente rinnovate. Trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più probabile quindi che si tratti dell'ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

IL MINISTRO. «Oggi, con umiltà, un pochino stiamo riscrivendo i libri di storia». Così il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli commenta il ritrovamento di un'iscrizione a carboncino nella Regio V degli scavi archeologici di Pompei che supporta la teoria secondo cui l'eruzione del Vesuvio che distrusse la città sarebbe avvenuta a ottobre e non ad agosto del 79 d.C. «Quando facciamo ricerca il bello è che troviamo qualcosa che non cercavamo - aggiunge Bonisoli - l'iscrizione scoperta semplicemente ci aiuta a datare meglio quella che è la data della famosa eruzione. Non è più agosto ma ci muoviamo verso ottobre, il che da un certo punto di vista ci aiuta a capire come mai qui trovavamo tanti melograni, e sappiamo che il melograno di solito non matura in estate ma più avanti». Bonisoli ipotizza che «nel Medioevo qualche amanuense possa essersi sbagliato a trascrivere la lettera di Plinio», quella dalla quale si evinceva che l'eruzione del Vesuvio fosse avvenuta il 24 agosto. 

LA DATAZIONE DEGLI SCAVI. Potrebbero essere iniziati anche prima del 1748 gli scavi nell'area sulla quale insisteva l'antica città di Pompei. L'ipotesi è stata presentata dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, in visita negli scavi archeologici di Pompei, riportato alla stampa quanto riferitogli dal direttore del Parco archeologico Massimo Osanna in merito alle scoperte degli scavi della Regio V. «Da quello che vediamo - ha spiegato Bonisoli - può darsi che ci siano state delle escavazioni non solo di tombaroli, ma qualcosa di più anche nel secolo precedente. Ma quello era il secolo della Controriforma e, forse, non era politically correct scavare qualcosa relativo a un'età ritenuta barbara o legata a pagani. Nel 1700 il clima era cambiato, c'era l'Illuminismo e la voglia di conoscere il periodo storico classico più di prima, e si è avuto il coraggio intellettuale di scavare». Secondo Bonisoli «è importante da ricordare ai nostri giovani il coraggio di fare cose che non sempre sono popolari e accettate, ma che sono importanti e portano ad un aumento della conoscenza».

TUTELA E RICERCA. «Quello che sta succedendo qui a Pompei in queste settimane e in questi mesi è un esempio di come si possa fare tutela e ricerca allo stesso tempo». Lo ha detto il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, in visita al Parco archeologico di Pompei dove ha assistito agli scavi in corso nella Regio V.  «Qui a Pompei - ha aggiunto Bonisoli - si sono utilizzati, a seconda di quando si è scavato, modi diversi di scoprire quello che c'era, alcuni invasivi altri meno. Ora siamo a un livello molto avanzato, siamo riusciti a fare un lavoro di estrema qualità mettendo insieme professionalità diverse e nuove tecnologie. Questo è qualcosa di estremamente valido e di eccellenza che succede qui, in Campania, vicino Napoli, a Pompei. Non in America, in Cina o in Giappone. Non parliamo di uno dei poli della tecnologia mondiale, ma del Sud Italia. Quello che succede qui è assolutamente a livello di eccellenza mondiale».

12:59 16/10

di Redazione


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