Venerdì 15 Dicembre 2017 - 5:15

Quando amarsi divenne peccato

"Ritorno in Egitto” di Giovanna Mozzillo lunedì all' Associazione Lucana Giustino Fortunato

Lunedì 4 dicembre alle 17,30, all'Associazione Lucana Giustino Fortunato, nella sede del Sindacato Giornalisti in via Cappella Vecchia 8 b, Valeria Gigante Lanzara  e Francesco Lucrezi  presentano il romanzo di Giovanna Mozzillo "Ritorno in Egitto" (Marlin editore). Introduce Marisa Tortorelli.

Lui ama lui e va tutto bene. Poi arriva lei. All’inizio il triangolo funziona. Ma solo per poco.  Perché come al solito entra in gioco la gelosia che sconvolge l’equilibrio e lo trasforma in tragedia. Sembrerebbe la trama di un feuilleton rivisitato al tempo delle unioni civili, se non fosse che “Ritorno in Egitto” di Giovanna Mozzillo (Marlin) è ambientato nel terzo secolo dell’era cristiana, in quell’autunno dell’Impero Romano, in cui cominciano a venir meno le forze – superiorità bellica, intelligenza politica, apertura culturale – che erano state il segreto di mille anni di potere indiscusso e imbattibile. E così, collocata in un contesto lontano ma reale, la vicenda acquista la forza icastica delle storie senza tempo, quelle nelle quali ciascuno avverte irresistibili risonanze.  Vediamo. Claudio è un romano nobile, ricco, colto e raffinato. È ancora un ragazzo quando il suo tutore gli mette accanto il giovanissimo Ligdo, che ne diventa il concubino e l’amante, ma anche l’amico, il confidente, il compagno di divertimenti, di studi e di vita. Un’intimità di corpi e anime che trova una cornice pertetta nell’atmosfera rarefatta dell’Egitto, dove una natura lussureggiante e generosa è complice della festa dei sensi che i due giovani vivono alla luce del sole, perché lungo le coste del  Mediterraneo greco-romano l’omosessualità è da sempre rispettata e, anzi, tenuta in gran considerazione. Intorno però il mondo sta cambiando: si sentono gli echi delle invasioni barbariche ai confini dell’Impero mentre le città pullulano di delinquenti pronti a uccidere per un nonnulla; il diritto non è più il fondamento dell’azione politica che, piuttosto si fonda sull’arbitrio di Cesare, per cui può capitare a tutti, e ai genitori di Claudio è successo, di vedersi confiscati i beni e di essere condannati a morte solo per un sospetto o per la denuncia di un delatore. Anche la natura pare sconvolta da tempeste, eruzioni e terremoti mai visti prima. Ma soprattutto sta cambiando la testa delle persone: l’inquietudine diffusa, la paura che serpeggia ovunque le inducono a rifugiarsi nelle superstizioni più varie,  mentre aumentano a vista d’occhio quelle che, attratte dalla nuova religione cristiana, ripudiano gli dei che hanno fatto grande Roma per sostituirli col nuovo culto del Nazareno. Ma ritorniamo all’amore di Claudio e Ligdo: per garantire una discendenza alla sua stirpe, Claudio viene indotto dai suoi familiari a sposare la giovane Porzia. Il matrimonio, accettato a malincuore e vissuto come un dovere da Claudio, non cambia nulla del suo desiderio e del suo affetto per Ligdo, tant’è che i loro rapporti continuano ad essere regolari e costanti fino al giorno in cui nasce l’erede. È qui che le acque si confondono: Ligdo si lascia abbattere dalla gelosia, Claudio riceve un incarico dall’imperatore ed è costretto a partire improvvisamente, Porzia trova uno stratagemma per allontanare il giovane amante del marito. Il triangolo si rompe e si ricomporrà solo alla fine, ma in una maniera imprevedibile e decisamente dolorosa. Ma, al di là, dell’originalità della trama, che comunque riesce a tener sempre desta l’attenzione del lettore grazie a numerosi colpi di scena, il romanzo possiede almeno altri due punti di forza: il realismo con cui viene delineata la dimensione storica degli eventi e l’attenzione alla resa espressiva attraverso accurate scelte linguistichePer dimensione storica non s’intende tanto la ricostruzione cronachistica dei fatti, quanto piuttosto la restituzione di quel clima di incertezza latente e di lento disfacimento che dovette caratterizzare gli ultimi anni di vita dell’impero romano.Da un lato c’è un mondo in agonia che non crede più nei valori che ne hanno reso glorioso il passato. Neppure la filosofia riesce più a consolare, come era accaduto all’imperatore Adriano solo un secolo prima, l’anima smarrita che si sente precipitare verso la morte.Dall’altro ci sono i cristiani che si espandono con la forza e il radicalismo dei neofiti: ormai lontani dagli anni delle persecuzioni, adesso interrompono anche con violenza i riti pagani, trasformano i templi in chiese e non esitano a imporre la conversione a intere città. E conversione significa innanzitutto adesione a uno stile di vita che della castità fa un tratto distintivo e che considera le gioie del corpo un ostacolo sul cammino verso la gioia dello spirito. È così che l’eros diventa un peccato. Da punire con la penitenza in questa vita, e con la dannazione eterna dopo la morte. Il ricatto morale e il senso di colpa, privati di ogni supporto razionale, sono gli strumenti di una forma di controllo delle coscienze che ha il suo effetto soprattutto sui temperamenti più fragili e intellettualmente più indifesi. Il dramma intimo di Ligdo, che nella coppia protagonista del romanzo, è la parte più debole, sarà purtroppo vissuto nei secoli da tanti uomini che, oppressi dalla vergogna, non riusciranno ad accettare la propria sessualità e la vivranno (o ne moriranno) tragicamente.

Eppure, benché tra le pagine di “Ritorno in Egitto” soffi l’alito inquietante di una fine inevitabile che incombe su uomini e dei, si avverte il vento di una forza uguale e contraria. Si tratta di un’energia speciale: è la qualità della scrittura di Giovanna Mozzillo. Una prosa morbida e carnale; una lingua sinestetica, che si compiace di restituire alla parola il piacere dello sguardo, dell’udito, del tatto e dell’olfatto; uno stile composito, quasi barocco nel gusto per la sovrabbondanza e la divagazione, ma che sa anche contenere le idee nell’immediatezza di una frase lapidaria e inequivocabile. Sicura, per la padronanza della macchina narrativa, e fresca per il suo contenuto provocatorio, la scrittura si ribella con foga giovanile a ogni forma di gabbia intellettuale e morale, ma a rivendica anche, con maturità dignitosa e determinata, il proprio spazio di libertà. E questa, signori, è letteratura.

 

 

 

 

 

 

 

19:08 1/12

di Armida Parisi


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