Martedì 17 Ottobre 2017 - 0:26

"Stanze segrete", un romanzo sull'Isis tra Parigi e Milano

Da "Feltrinelli" si presenta l'ultimo lavoro dell'avvocato napoletano Francesco Mario Passaro: ero nella capitale francese durante l'attacco a Charlie Hebdo

NAPOLI. Dopo "Attesa di giudizio"e "La città dei sangui", l'avvocato penalista Francesco Mario Passaro ritorna in libreria con un nuovo e avvincente legal thriller dal titolo "Stanze segrete" di Rogiosi Editore. Il libro sarà infatti presentato  a Napoli, il 6 ottobre, alle 18,00 alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri.

Una storia che intreccia più storie per un lavoro originale e di alta tensione emotiva come spiega lo stesso autore nell'intervista.

L'umanità disumanizzata che trapela dalle pagine del suo nuovo legal thriller ha trovato maggiormente ispirazione dalle catastrofi terroristiche di matrice islamista o dalle estenuanti indagini giudiziarie italiane?

«Sicuramente dal primo attacco terroristico alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi avvenuto il 7 gennaio del 2015. In quell'attentato persero la vita dodici persone e undici rimasero ferite. Ero lì in quei giorni e rimasi molto colpito.  Stanze segrete è un legal thriller che nasce sicuramente da un fondo emotivo che doveva essere sublimato attraverso la fantasia. Quei giorni, dopo l'attentato, vagai per Parigi e lessi il terrore negli occhi della gente. Il protagonista del romanzo è un avvocato, ossessionato dall'Isis, convinto che i terroristi colpiscano le vittima in maniera casuale, uccidendo le persone negli stessi luoghi dove trovano svago. La forma di identificazione per ognuno di noi è notevole». 

Le città che fanno da sfondo alla storia sono Milano e Parigi. Perché ha scelto Milano per il caso di omicidio e in che misura secondo lei può essere collegata in termini antropologici alla multietnica Parigi?

«Ho scelto Milano perché è stata, soprattutto Arcore, il luogo più discusso e amato dagli italiani. Negli ultimi anni mi sono divertito parecchio ad ascoltare i tanti maschi, dai più giovani ai più anziani, chiacchierare animatamente sulla vicenda Arcore, che oltretutto ha spinto un premio Oscar a realizzarci un film. Ho scelto Parigi perché il passato del protagonista, l'avvocato Alfonso Maniscalco, è legato a questa città. Milano e Parigi sono annodate soprattutto dal mondo della moda, dall'eleganza, dai ritmi frenetici lavorativi. Credo che per viverle appieno bisogna essere dotati di grossa energia». 

L'Isis nelle stragi di Parigi ha portato via all'avvocato Maniscalco la sua donna. Il ricordo di quest'ultima ricorre in numerosi flashback. Cosa deve emergere principalmente? Il fare chiarezza su un fenomeno terroristico in espansione o il desiderio di rendere omaggio e giustizia, attraverso un amaro romanticismo, alle vittime delle stragi?

«Sicuramente volevo rendere omaggio e giustizia, attraverso un romanticismo amaro alla Dino Risi, alle vittime delle stragi di Parigi. Nel romanzo ho cercato di ricompensare le persone e gli eventi che mi hanno colpito dal punto di vista emotivo. Il 13 novembre 2015 provai un dolore enorme per la perdita di Valeria Solesin, la ragazza italiana rimasta vittima nell'assalto terroristico al teatro Bataclan». 

Nell'evolversi della trama giudiziaria lei mette su carta la sua esperienza di avvocato. In che modo, invece, si è documentato sull'Isis, ha soggiornato anche a Parigi per cogliere l'atmosfera e gli stati d'animo?

«Nel romanzo c'è la mia esperienza di avvocato. Infatti il protagonista, Alfonso Maniscalco, è un penalista e legge in maniera compulsiva saggi sull'Isis, al punto tale che viene spesso deriso dal suo vecchio maestro di diritto per la sua ossessione verso le catastrofi terroristiche di matrice islamista. Per caratterizzare Maniscalco mi sono dovuto documentare, oltre al fatto che ho soggiornato a Parigi per cogliere gli stati d'animo delle persone e assorbire appieno le atmosfere di tensione». 

Secondo lei l'Isis può essere ritenuto un fenomeno malavitoso comune a tante altre associazioni a delinquere? Che idea si è fatto?

«L’Isis non è un semplice fenomeno malavitoso. Si è sviluppato in fretta perché i suoi avversari erano troppo impegnati a combattere tra loro.Dopo la caduta di Saddam Hussein, l'Iraq è stato guidato, fino al 2014, da un uomo stupido, al-Maliki, che poiché sciitaaveva discriminato i sunnitia cui aveva rifiutato l'arruolamento nel nuovo esercito iracheno. Così migliaia di sunniti, che erano stati i migliori soldati di Saddam Hussein, avevano aderito all'Isisper trovare un nuovo lavoro e per vendicarsi della discriminazione subita da al-Maliki. L'Isis esiste perché è guidato da professionisti di guerra. I colpevoli del mancato attacco all'Isis sono quindi da una parte la Russia e l'Iran e dall'altra gli Stati Uniti, la Turchia, l'Arabia Saudita, il Kuwait, il Qatar e gli Emirati Arabi. Sempre dopo l'uccisione di Saddam Hussein, agli Stati Uniti mancava soltanto l'Iran e la Siria. Il motivo per cui gli Stati Uniti non si sono ancora impegnati a sconfiggere definitivamente l'Isis dipendeva dal fatto che vogliono garantirsi un governo amico in Siria. Putin viceversa aveva annunciato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che avrebbe iniziato a colpire le postazioni dell'Isis in Siria, ma era soltanto uno stratagemma per poter schierare le sue truppe in favore dell'alleato Assad, che aveva subìto più sconfitte. Uno dei leader dei ribelli siriani aveva dichiarato che i russi avevano bombardato non l'Isis, ma i siriani democratici appoggiati dagli Stati Uniti». 

Corinne Bove

17:05 5/10

di Corinne Bove


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