Lunedì 22 Gennaio 2018 - 1:39

«I miei soldi? Spariti nel nulla, vi spiego come»

Ecco come funziona la truffa dell'Iban

La vicenda è surreale. «I miei quasi 13mila euro sono come spariti, volatilizzati. Per oltre un mese non si sapeva dove fossero finiti», racconta all'AdnKronos Andrea, titolare di una concessionaria nel viterbese.

È rimasto vittima di una truffa, quella dell'Iban, ma per fortuna la sua è una storia a lieto fine. «Ormai ho anche un secondo lavoro, “quello dell'investigatore", oltre a quello di sempre: compro e vendo auto» scherza, raccontando all'AdnKronos l'incredibile storia in cui si è trovato invischiato. «Quel pomeriggio me lo ricordo bene. Mi è arrivata la mail di una signora con cui stavo trattando, che mi dava il benestare per il pagamento, chiedendomi di saldare subito la cifra pattuita per acquistare l'auto full-optional - spiega -. Ero contento. Sono andato subito in banca allo sportello per fare un bonifico urgente».

Aveva fretta di concludere l'affare il prima possibile. Sembrava tutto fatto ma, si legge sulla denuncia alla Polizia Postale, «non avendo ricevuto l'accredito» il giorno dopo la signora l'ha chiamato. «Che è successo? Mi ha chiesto e lì sono caduto dalle nuvole» dice Andrea. L'Iban non era quello della concessionaria, che vendeva la vettura, ma di un conto intestato a una banca online di Milano. Se Iban e beneficiario non coincidono, spiega Andrea, ormai diventato un esperto, «è il primo ad avere la meglio e i soldi vengono versati». «In pratica erano entrati nella mia posta e mi avevano cambiato non uno, ma tutti gli Iban dei miei fornitori. Possiamo anche dire che mi è andata bene, tra virgolette, perché ho fatto solo un bonifico e, poi, me ne sono accorto. Per lavoro ne faccio molti di più, ogni giorno».

Dopo un mese, Andrea ci scrive su WhatsApp, perché «ci sono grosse novità». «Mi hanno stornato la cifra, incredibile», racconta dall'altro capo del telefono con sollievo. «Mi hanno ridato i soldi, ma quelli di altri malcapitati, mi hanno spiegato dalla Polizia Postale - continua Andrea - sono stati prelevati dal “money mule", un prestanome, pagato per ritirarli e portarli via, all'estero. Parliamone, è giusto che si sappia, se per esempio io avessi telefonato alla signora, prima di fare il bonifico, avrei scoperto la truffa. Se non lo sai ti fidi».

È una delle tante trappole del web. «Le wi-fi sono uno dei punti deboli del nostro vivere quotidiano, ti possono offrire uno spunto di connessione con il nome simile alla tua, a quella del tuo ufficio - dice all'AdnKronos Umberto Rapetto, già generale della Guardia di Finanza e comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche -. Ti agganci, dopo aver tentato, e loro ti rubano le credenziali e le informazioni, che mi servono per entrare nella posta e bloccare il messaggio. L'email non parte e lo mando io in un secondo momento con tutte le modifiche del caso». «Si sta andando verso un mondo, dove l'impiegato allo sportello degli istituti di credito non ci sarà più. Uno entra in banca e trova queste macchinette tipo “lavatrici a gettoni" con cui si fa tutto. Con la smaterializzazione andremo incontro a un futuro in cui questo genere di truffe saranno all'ordine del giorno».

 

15:56 13/01

di Redazione


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