Martedì 21 Novembre 2017 - 3:35

Catalogna commissariata, migliaia in piazza a Barcellona

Il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione per la sospensione dell'autonomia

"Il dialogo è nella legge e tutto quello che è stato fatto finora non è dialogo: il dialogo non è voler imporre ai governanti di violare la legge". E' quanto ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione per la sospensione dell'autonomia della Catalogna. Sospensione vista come un "golpe" dal Pdecat, il partito di Carles Puigdemont.

Sulla base dell'articolo, Rajoy proporrà al Senato di destituire il presidente della Generalitat e gli altri consiglieri del governo regionale e di convocare elezioni nella regione entro sei mesi. "Non si sospende l'autonomia né l'autogoverno ma si destituiscono le persone che si sono messe fuori dalla legge e dallo Statuto".

Rajoy ha poi denunciato "il processo totalmente unilaterale, contrario alla legge e che ha cercato lo scontro" messo in moto dalle autorità catalane, "iniziato con l'intenzione di obbligare il governo ad accettare un referendum che tutti sapevano non potevamo accettare".

QUATTRO OBIETTIVI - Sono quattro gli obiettivi che il governo spagnolo si pone attraverso il ricorso all'articolo 155 della Costituzione per il 'commissariamento' della Catalogna: "Ripristinare la legalità, tornare alla normalità, continuare il rilancio dell'economia e celebrare nuove elezioni".

Il governo spagnolo ha quindi deciso di adottare i suoi 'poteri speciali': l'obiettivo dell'applicazione dell'articolo 155, si spiega un documento diffuso dal governo poco prima dell'annuncio di Rajoy, è quello di "ripristinare la legalità costituzionale e statutaria, assicurare la neutralità istituzionale, mantenere il benessere sociale e la crescita economica e assicurare i diritti e le libertà di tutti i catalani".

L'ECONOMIA - "Le pretese secessioniste stanno già causando un serio peggioramento del benessere sociale ed economico" in Catalogna, denuncia ancora il documento di Madrid, che ricorda poi come il governo di Puigdemont ha rifiutato di rispondere una prima volta lunedì scorso ed una seconda volta due giorni fa alla richiesta di chiarire se avesse proclamato o meno l'indipedenza.

Ricorrere all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione "non era nostro desiderio, né è mai stata la nostra intenzione, ma nessun governo può accettare che si violi la legge, che si cambi la legge e che si faccia tutto questo per imporre i propri interessi sugli altri" ha aggiunto Rajoy dopo il Consiglio dei ministri.

VOTO IN SENATO IL 27 - Il Senato spagnolo ha confermato che si riunirà in seduta plenaria venerdì 27 per approvare il ricorso all'articolo 155 della Costituzione in Catalogna, richiesto oggi dal governo.

A quanto riferiscono i media spagnoli, alle 13 di martedì 24 si riunirà una commissione ad hoc del Senato. Creata appositamente, sarà composta da 27 membri, espressione dei diversi gruppi parlamentari, che già siedono nella commissione delle Autonomie o in quella Costituzionale. Il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, potrà andare di persona ad esporre le sue ragioni in commissione, mandare un suo rappresentante o scrivere una lettera.

La commissione formulerà la sua proposta entro giovedì alle 12, per poi votarla alle 17. Venerdì è convocata la seduta plenaria per il dibattito e il voto. I lavori cominceranno alle 10 e dovrebbero terminare entro le 15. Il voto favorevole è scontato, grazie alla maggioranza assoluta di cui gode il Partito Popolare del primo ministro Mariano Rajoy.

BARCELLONA REPLICA - L'applicazione dell'articolo 155 - con la proposta di scioglimento del Parlament, di destituzione del presidente della Generalitat e di elezioni anticipate - rappresenta "un colpo di Stato in Catalogna" ha denunciato il Pdecat, il partito di Puigdemont.

"Tutto questo puzza di franchismo, siamo tornati al 1975 - ha detto il portavoce del partito nella Camera alta del Parlament di Barcellona, Josep Lluis Cleries - Hanno usurpato il potere del governo della Catalogna, coprendosi falsamente con l'articolo 155". Cleries ha anticipato che il governo non resterà "con le braccia incrociate" ma non ha precisato se Puigdemont proclamerà unilateralmente l'indipendenza. Il presidente della Generalitat si esprimerà alle 21, ha reso noto un portavoce del governo regionale di Barcellona.

MIGLIAIA IN PIAZZA A BARCELLONA - Puigdemont è nelle prime file della manifestazione indipendentista che sta sfilando per le vie di Barcellona. Con lui ci sono il vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras, il portavoce del governo Jordi Turrul, il ministro degli 'Esteri' Raul Romeva, la presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e l'ex presidente della Generalitat, Artur Mas, oltre a molti deputati dei partiti secessionisti. Presente alla marcia anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau. Migliaia le persone che si sono radunate radunando al paseo de Gracia.

La dimostrazione era stata organizzata per chiedere la liberazione di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader delle associazioni secessioniste Assemblea Nazionale Catalana (Anc) e Omnium Cultural, in carcere con l'accusa di sedizione. Ora assume un valore più forte dopo che il governo spagnolo ha chiesto al Senato l'attivazione dell'articolo 155.

HACKER CONTRO IL SITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE - Hacker in azione contro la Corte costituzionale. Il sito web del tribunale è stato bloccato da un attacco informatico dopo le minacce arrivate dagli attivisti di Anonymous. L'attacco, di cui ha dato notizia un portavoce della Corte, è avvenuto mentre il governo di Madrid annunciava la sospensione dell'autonomia della Catalogna sulla base dell'articolo 155 della Costituzione.

19:47 21/10

di Redazione


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