Alla fine il suo nome non c'è. Mara Carfagna, ieri al centro delle polemiche per una sua candidatura a Bruxelles, non compare nella lista presentata oggi da Forza Italia per le europee al Sud. Dietro il capolista Silvio Berlusconi, al posto della vicepresidente della Camera, viene confermata, infatti, l'eurodeputata uscente Barbara Matera. Tra veti incrociati e vecchi rancori, dura meno di 24 ore l'ipotesi di un ticket Berlusconi-Carfagna.

Ipotesi nata ufficialmente dopo una nota a doppia firma dei deputati Occhiuto-Russo che chiedeva a big come l'ex ministra di scendere in campo, in accoppiata con il Cav, preoccupati dal rischio che ''la campagna elettorale si traduca in una battaglia per le preferenze, nella quale gli egoismi personali prevalgano sulla generosa decisione di scendere in campo del presidente Berlusconi". Tradotto: troppi 'mister preferenze' maschi schierati in particolare nel Meridione (considerato peraltro la circoscrizione più abbordabile per gli azzurri) potrebbero oscurare il leader e dar vita a un pericoloso effetto boomerang, facendo perdere voti al partito.

Fonti vicine alla Carfagna fanno sapere che l'ex ministra aveva detto a Berlusconi di essere pronta a correre per l'Europarlamento già due mesi fa e ieri l'ha semplicemente ribadito pubblicamente. Ora, riferiscono le stesse fonti, sfumata l'accoppiata con il Cav, l'esponente azzurra resterà in campo ed è pronta a spendersi in prima persona per la campagna elettorale, come se fosse candidata, come ha sempre fatto. Carfagna, raccontano, ieri ha sentito più volte il leader forzista aggiornandolo sugli sviluppi della situazione. Berlusconi l'avrebbe ringraziata per aver dato la sua disponibilità a candidarsi, esprimendo dispiacere per i toni accesi emersi nella vicenda.

Il caso Carfagna, risolto con un nulla di fatto, si tinge subito di giallo, anche perché scoppia in un partito già destabilizzato dalle continue tensioni legate al futuro incerto di fronte all'Opa salviniana e allo scouting di Giorgia Meloni, alla vigilia di un appuntamento, quello del 26 maggio, primo banco di prova della tenuta di Fi e del suo fondatore, in vista delle prossime politiche.

Accanto ad attestati di stima per la candidatura al Sud dell'ex ministra, spunta qualche freddezza di troppo e Carfagna, data tra i papabili per il ruolo di coordinatore nazionale forzista, si ritrova nel mirino di qualche franco tiratore anonimo, che mette in guardia dal pericolo di un golpe ai danni di Berlusconi.

Circolano, ancora oggi, varie versioni sulla (mancata) candidatura dell'ex ministra delle Pari opportunità. C'è chi la considera un pretesto per aprire una conta sul dopo-Silvio e chi vi legge un sommovimento interno in chiave anti-Tajani. Fatto sta che resta l'immagine di un partito allo sbando, poco concentrato sull'obiettivo finale di superare la quota di sopravvivenza del 10%, troppo esposto anche al 'fuoco amico'.