Venerdì 21 Luglio 2017 - 9:08

Regionali, Caldoro: «La sinistra ha rubato il futuro ai napoletani»

NAPOLI. «La sinistra di De Luca ha rubato il futuro ai napoletani». Stefano Caldoro risponde via Twitter a chi gli chiede la ragione delle parole pronunciate quattro anni fa dall’ex sindaco di Salerno che fece notare come Napoli affogasse nei rifiuti «perché c’è gente geneticamente ladra». Parole che sono state rilanciate qualche giorno fa dal capogruppo regionale di Forza Italia, Gennaro Nocera. E il governatore, sul social network, commenta quelle parole. «La sua sinistra ha rubato il futuro ai napoletani - dice il numero uno di Palazzo Santa Lucia - De Luca chiama ladri i napoletani? Sarebbe oltre l’insulto». Lo stesso presidente della Regione, inoltre, commentando lo stanziamento di 35 milioni per 18 intervento relativi all’adeguamento di sistemi fognari e di impianti di depurazione dei comuni delle cinque province campane, aggiunge, sempre riferendosi al suo principale rivale, che «altri fanno chiacchiere  e lavorano contro i Comuni. Da noi atti concreti per le amministrazioni ed i cittadini».

Regionali, De Luca: «No ai voti del centrodestra»

NAPOLI. «Non ci saranno accordi con spezzoni del centrodestra e con Forza Italia». Il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Campania Vincenzo De Luca respinge le ipotesi di un'allargamento a destra della coalizione che lo sosterrà alle prossime elezioni, dopo l'appoggio annunciato dal senatore di Gal Vincenzo D'Anna. «Se ci sono singole personalità, imprenditori professionisti intellettuali anche di area moderata che intendono sostenere il mio programma sono i benvenuti», aggiunge. E subito arriva, via Facebook, la replica di D'Anna: «De Luca corregge il tiro dei dirigenti del Pd. Ancorché in politichese pare che ci vuole fare il piacere di accettare i voti dei moderati. Il linguaggio è paludato e sibillino, non credo che basti per 100.000 voti»

Giardiello accusa un malore in carcere, slitta l'interrogatorio

MONZA. Ha avuto un malore nel carcere di Monza, prima che iniziasse l'udienza di convalida dell'arresto, Claudio Giardiello, l'uomo che in tribunale a Milano ha ucciso tre persone. Lo ha riferito l'avvocato Nadia Savoca all'uscita del penitenziario. Il legale ha spiegato che c'è stata l'udienza di convalida ma che non c'è stato l'interrogatorio. «Giardiello ha avuto un malore - ha detto l'avvocato - è in stato confusionale e non è in grado di riconoscere neanche il difensore. Ora sta bene e si trova nell' infermeria del carcere». Savoca ha poi spiegato che l'udienza di convalida dell'arresto si è tenuta alla sua presenza e che il gip Patrizia Gallucci si è riservata la decisione. Non si è invece svolto l'interrogatorio di garanzia, «che verrà successivamente espletato»

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MILANO. È prevista per lunedì prossimo, il 13 aprile, l'autopsia delle tre vittime della strage di ieri a palazzo di Giustizia di MILANO dove l'imputato beneventano di bancarotta, Claudio Giardiello, ha sparato uccidendo il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani, e Giorgio Erba, che era suo coimputato, e ferendo altre due persone tra cui suo nipote. È fissato,sempre per lunedì l'interrogatorio di convalida dell'arresto diell'autore della strage.  Quando l'hanno arrestato Giardiello aveva la pistola in tasca e il colpo in canna. L'uomo aveva un altro intero caricatore pieno di colpi oltre a quello utilizzato. Non è escluso che la procura di Monza ipotizzi il reato di strage nei confronti di Claudio Giardiello, l'uomo che ha ucciso tre persone, ferendone altrettante. Allo stato l'imputazione è per omicidio plurimo premeditato e tentato omicidio nei confronti dei feriti. Il pm di Monza Franca Macchia ha depositato stamani la richiesta di convalida dell'arresto. Bisognerà capire, però, sulla scorta degli accertamenti, se Giardiello abbia poi sparato all'impazzata ferendo altre persone

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Sparatoria (ieri, giovedì) in tribunale a Milano. Il bilancio è di tre morti. Diversi, almeno quattro o cinque, i colpi esplosi dall'uomo. Il ministro degli Interni Alfano annuncia la cattura del killer su Twitter: «Catturato a Vimercate presunto assassino». L'autore della strage è Claudio Giardiello, beneventano di 57 anni, imputato in un processo per il crac del gruppo Eutelia-Agile. Le vittime sono il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, e Giorgio Erba.

«Era una persona particolare, inquietante ma non avrei mai immaginato che fosse capace di una cosa del genere». Così Valerio Maraniello, ex legale di Claudio Giardiello, commenta la sparatoria che ha visto protagonista l'imprenditore. Da quanto emerge l'uomo, originario di Benevento, sarebbe stato il socio dell'immobiliare Magenta fallita nel 2008. »Era un imprenditore distinto, educato, ma si era convinto di essere vittima di una truffa da parte dei soci coimputati nel processo in corso», aggiunge il legale.

L'immobiliare si occupava di mediazione e proprio rispetto al fallimento della stessa sarebbe legata l'azione di oggi. Resta da stabilire come l'uomo abbia fatto entrare l'arma all'interno del tribunale: «Probabilmente - spiega il legale - potrebbe essere entrato insieme all'avvocato e quindi avrebbe evitato i controlli presenti in tutti gli ingressi». Vertice, negli uffici del Tribunale milanese. All'incontro sono presenti il ministro della Giustizia Andrea Orlando, arrivato da pochi minuti nella cittadella giudiziaria milanese, il ministro Angelino Alfano, che già si trovava nel capoluogo lombardo per un incontro in Prefettura, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio e il sindaco Giuliano Pisapia.

MATTARELLA - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, impegnato al Quirinale in una serie di incontri internazionali, è informato costantemente sull'evoluzione della vicenda accaduta al Tribunale di Milano.

RENZI - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è in contatto con il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e della Giustizia, Andrea Orlando, per seguire gli sviluppi di quanto accaduto.

MARONI - Un fatto "sconvolgente" gli spari in Tribunale a Milano «che ci hanno indotto a sospendere il comitato sicurezza in corso». Ad affermarlo il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, uscendo dagli uffici della Prefettura. «E' sconvolgente - insiste - e inconcepibile che uno possa entrare in Tribunale con un'arma, che una persona qualunque riesca ad entrare con una pistola».

ANM. «Per i tragici fatti al #tribunale di Milano profondo sgomento e dolore», scrive in un tweet l'Associazione nazionale magistrati.

UN MINUTO DI SILENZIO PER VITTIME - La presidente della Camera Laura Boldrini ha informato l'aula della sparatoria avvenuta a Milano. La Camera ha espresso il proprio cordoglio per le vittime, osservando un minuto di silenzio.

Uno dietro l'altro, i post sulla sparatoria in un'aula di Palazzo di Giustizia di Milano che ha fatto quattro morti, contengono tutti lo stesso quesito. Il popolo social si domanda: come è possibile che si entri con una pistola in tribunale? «Non solo entra... ma pure riesce ad uscire! La sicurezza è un colabrodo! #tribunale #milano», twitta Licia Ronzulli, membro del comitato di presidenza di Forza Italia. Il deputato Pd Dario Ginefra a sua volta si domanda e scrive su Twitter: «Mi domando quali metodi di controllo abbiano i tribunali se è possibile che un imputato acceda in aula armato come è accaduto oggi a #Milano».

Ma al di là dei politici, anche comuni cittadini basiti di fronte all'agghiacciante notizia non fanno altro che porsi lo stesso quesito: «Ma come si fa a entrare in un tribunale armati? E il metal detector?», commenta uno. Qualcun altro prova a sdrammatizzare e fa una battuta: «Ma se una pistola riesce ad entrare al Palazzo di Giustizia di #Milano, a #EXPO che ci portano? I carri armati? Una portaerei?». Un'altra dice: «Un uomo entra nel #tribunale di #milano armato e a me l'ultima volta mi han fatto lasciare all'ingresso il deodorante che avevo in borsa». Un altro utente ancora fa notare: «Panico per una sparatoria in #Tribunale a #Milano. In quello di Palermo non si sarebbe girato nessuno».

Una donna preoccupata scrive su Twitter: «Con che cuore mando i miei figli in gita ad Expo? In Italia la sicurezza è solo una questione di provvidenza». E c'è chi dice che «#Milano è diventata una città fuori controllo. Una strage dentro al #Palazzodigiustizia non si era mai vista». E non è un film. Purtroppo.

 

CHI È CLAUDIO GIARDIELLO

Lavorava nel settore dell’edilizia ed è nato a Benevento il 6 marzo del 1958, residente in Brianza. A quanto si è appreso aveva diverse società ma negli ultimi tempi si trovava in gravissime difficoltà finanziarie, sfociate in diverse cause giudiziarie. È stata dichiarata fallita il 13 marzo del 2008 la Immobiliare Magenta, la sua società a responsabilità limitata. L’azienda, si evince da una visura camerale, faceva capo per il 55% a Giardiello, per il 30% a Davide Limongelli, nipote di Giardiello, coimputato e rimasto colpito nella sparatoria. Un terzo socio con il 15% si chiama Giovanni Scarpa.

Il curatore fallimentare nominato dal Tribunale si chiama Walter Marazzani. Nel novembre del 2006 era stato depositato un atto di sequestro delle quote di partecipazione di Limongelli e di Scarpa, mentre nel giugno e nel novembre del 2007 erano stati depositati atti di sequestro delle quote di Giardiello.

I  due imputati coinvolti nello stesso processo, Davide Limoncelli e lo zio Giorgio Erba.

Giardielloè residente in Brianza, a Brugherio. Aveva quote in un paio di società immobiliari, che però sono entrambe fallite, la prima nel 2008, la seconda nel 2012. Claudio Giardiello era imputato nel processo Magenta Immobiliare e non nel processo Eutelia, come precedentemente riferito. Il bilancio della Magenta, in particolare, era in passivo di quasi 3 milioni. A dicembre, il liquidatore aveva disponibilità per 284 mila euro Lorenzo. Alberto Claris Appiani, morto nella sparatoria, era stato l’avvocato dell’aggressore in un procedente processo per fallimento e all’udienza di giovedì nel Palazzo di giustizia milanese era andato a testimoniare.

Ha esploso 13 colpi e aveva 2 caricatori
«Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato»: queste, secondo quanto si è appreso, le prime parole pronunciate da Claudio Giardiello, subito dopo essere stato bloccato dai carabinieri, che lo hanno intercettato a bordo del suo scooter vicino ad un centro commerciale di Vimercate. Dalla ricostruzione della sparatoria è emerso, inoltre, un particolare inquietante. Il 57enne ha sparato 13 colpi con una pistola calibro 7.65 e aveva con sé due caricatori: una potenza di fuoco che avrebbe potuto causare molte più vittime.

Metanogate ad Ischia, spuntano i nomi di Berlusconi e del boss Zagaria

NAPOLI. Non ha compiuto nessun atto contrario ai suoi doveri e, in particolare, in riferimento all'appalto per la metanizzazione. Non è mai stato in Tunisia e ha saputo solo a cose fatte che il fratello aveva ricevuto un incarico di consulenza presso la cooperativa CPL Concordia. Così, il sindaco di Ischia (Napoli), Giuseppe Ferrandino, ha replicato alle accuse contestategli nell'ordinanza di custodia emessa nell'ambito dell'inchiesta sulla metanizzazione nell'isola. Assistito dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Gennaro Tortora, il sindaco ha risposto per circa due ore alle domande del gip Amelia Primavera e dei pm Celeste Carrano, Giuseppina Loreto e Henry John Woodcock. A proposito della convenzione dalla Concordia con l'albergo Le Querce di Ischia, il sindaco ha sostenuto di non avere alcun rapporto con l'albergo di cui non è né socio, né gestore.    Quanto al viaggio in Tunisia che, secondo una intercettazione, gli sarebbe stato pagato dai vertici della coop, Ferrandino ha affermato di non avere mai messo piede in vita sua nel paese nordafricano. Ha inoltre sostenuto di avere saputo della consulenza affidata al fratello Massimo dalla coop, solo a cose fatte.

BERLUSCONI.  Nelle carte dell'inchiesta di Napoli sulle tangenti a Ischia spunta anche il nome di Silvio Berlusconi. Questi al telefono «dice - annotano i carabinieri in una informativa - che i giudici, anche su ordine del Capo dello Stato (all'epoca Giorgio Napolitano - ndr), aspettano soltanto un suo passo falso per avere la scusa ed arrestarlo». Gli investigatori riassumono così una telefonata dell'11 maggio dello scorso anno tra l'ex parlamentare Amedeo Laboccetta, il cui telefono era sotto controllo, e l'ex premier. 

ZAGARIA. Il boss dei Casalesi, Michele Zagaria, «tramite dei prestanomi era entrato nella Cpl Concordia, acquisendone delle quote societarie». È quanto ipotizza il boss pentito Antonio Iovine, in un interrogatorio reso al pm Woodcock nel settembre dello scorso anno. «Personalmente - dice il pentito - non ho mai conosciuto alcuno della Concordia. Ritengo, conoscendo Zagaria e sapendo come lo stesso e solito muoversi rispetto ad operazioni economiche così grosse, come è stato la metanizzazione dell'Agro Aversano, che Zagaria sia entrato nella Concordia». Secondo il pentito a favorire questo presunto legame con la Concordia sarebbe stato l'imprenditore Antonio Piccolo, ritenuto legato a Zagaria.

 

Legge Severino, De Magistris: «La riforma ci sarà in appello»

ROMA.  Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parla della questione della legge Severino, dopo l'orientamento della Procura generale della Cassazione secondo cui è il giudice ordinario e non il Tar a doversi esprimere sulla sospensione. «È una storia lunga, che soprattutto dal punto di vista giudiziario non finisce. Sono certo che per quanto riguarda la mia storia, diversa da quella di De Luca e Berlusconi, la vicenda si definirà, come io sono assolutamente convinto, con una riforma nel processo d'appello». Poi il primo cittadino, commentando la decisione del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di non ricandidarsi il prossimo anno, chiarisce: «A differenza di Pisapia, io mi ricandido. Io continuo ad avere le stesse energie che avevo quattro anni fa»

Napoli, dopo le frane arriva il vento forte: tragedie sfiorate a via Consalvo e Santa Lucia

NAPOLI. Il forte vento gelido ha flagellato Napoli in queste ore, dopo le frane di giovedì.

Sfiorate le tragedie stamattina in via Consalvo, dove una grossa tettoia è crollata dal terrazzo di un fabbricato cadendo su le auto in sosta.Via Consalvo è stata interdetta al traffico e in via Cesario Console a Santa Lucia, dove è crollata una impalcatura. Sul posto i vigili del fuoco e la polizia municipale.
In via Manzoni un albero secolare è stato letteralmente sradicato dal vento cadendo su una edicola di girnali: miracolosamente salvo l'edicolante.
Ai vigili del fuoco tantissime richieste di soccorso per caduta di cornicioni, cartelloni divelti e alberi pericolanti.

NAPOLI. Un boato e poi la paura: una strada che si sbriciola come fosse cenere. In via Croce Rossa a Chiaia ci sono stati attimi di immesa paura ieri notte, poco dopo le due, quando i sanpietrini hanno ceduto ed è crollata la via. Sul posto gli agenti del commissariato San Ferdinando, vigili del Fuoco, tecnici del comune. Due edifici sono in pericolo. Nessun ferito ma almeno otto auto distrutte. La zona al momento è isolata e il traffico in tilt.

La mamma di Ciro: «Il sindaco Marino pensa ai monumenti»

NAPOLI. La signora Antonella ha detto ai microfoni di Radio Kiss Kiss ha rivissuto i momenti drammatici della morte di suoi figlio Cir Esposito, assassinato prima della finale di Coppa Italia da Daniele De Santis. «Gli incidenti di Roma di ieri? Ieri sera ho visto alcuni video degli incidenti. Ho visto immagini di guerra, che nulla avvano a che vedere con lo sport. Per una partita di calcio, dove le persone dovrebbero divertirsi, non si possono vedere scenari di guerra. Ho visto immagini orribili. Bisogna fermare questo tipo di calcio. È un appello che faccio dopo ciò che è successo a Ciro. Questo messaggio di pace è l'unico modo per tenere vivo il ricordo di Ciro. Abbiamo bisogno di aiuto, da parte delle istituzioni e da parte di tutti. Sono sconcertata dall'indignazione del Sindaco Marino per la Barcaccia. È un uomo piccolo, preoccupato per un monumento e non per ciò che è successo il 3 maggio a Roma, ciò che è successo a Ciro. Quando Ciro era ormai spacchiato mi cercò perchè voleva pagarmi i funerali, ma rifiutai perchè già c'era chi aveva provveduto, lo ringraziai ma avrei preferito che mi avesse cercato prima». Sull'argomento è intervenuto anche il legale della famiglia Angelo Pisani: «Vergogna ed incredulità: si parla tanto della fontana dimenticando che, per uguale disorganizzazione e incapacità, morì un ragazzo napoletano».

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