Lunedì 20 Novembre 2017 - 22:11

Guerriglia a Fuorigrotta: 4 persone fermate e 16 feriti tra le forze dell'ordine

Scontri tra manifestanti e polizia a Napoli. Il lancio di oggetti contro le forze dell'ordine che rispondono con lacrimogeni adesso si e' spostata davanti alla stazione Campi Flegrei del metro' e di linee ferroviarie regionali. L'incitamento a sfondare il cordone arriva anche via megafono ed e' un continuo susseguirsi di sassaiole, corse contro le forze dell'ordine e risposte anche adesso con un idrante nel tentativo di disperdere la folla. C'e' stato anche uno scontro fisico tra i dimostranti e gli agenti che hanno usato i manganelli per tenerli a distanza. I manifestanti hanno divelto pali della segnaletica stradale e compiono continue incursioni contro le forze dell'ordine.​

Durante lo scontro tra manifestanti incappucciati e con il volto coperto e le forze dell'ordine, nei pressi della Mostra d'Oltremare di Napoli, una molotov ha colpito un cellulare dei carabinieri e provocato un principio di incendio subito estinto. Terrore tra la gente che sta cercando rifugio nei palazzi circostanti. Piazzale Tecchio, via Diocleziano e via Giulio Cesare sono ridotte a un campo di battaglia, con i cassonetti dei rifiuti dati alle fiamme e riversi in strada. In azione anche gli idranti.  Secondo i primi dati sarebbero quattro le persone fermate dalla Polizia durante gli scontri con le forze dell'ordine scoppiati nel quartiere Fuorigrotta di Napoli, dopo il corteo contro Matteo Salvini. Inoltre, durante i tafferugli, sono stati feriti 16 poliziotti, tra funzionari, ispettori e agenti. Un gruppo di manifestanti e' ora in presidio davanti alla Questura per chiedere la liberazione dei giovani sottoposti a fermo.

La Mostra d'Oltremare chiude le porte alla manifestazione di Salvini, il ministro dell'Interno gliele riapre con la Prefettura che ordine la regolare tenuta dell'iniziativa«Rescinderemo il contratto con gli organizzatori del comizio di Salvini alla luce delle proteste di oggi. Abbiamo attività in concomitanza, la chiusura dei cancelli ci ha fatto posticipare il secondo evento. Poi si prevedono proteste. Lo abbiamo comunicato agli esponenti di Noi con SALVINI», questo l'epilogo di una lunga giornata iniziata con alcune decine di manifestanti aderenti alla rete antirazzista e ai centri sociali che avevano occupato la sala congressi della Mostra d'Oltremare di Napoli dove domani pomeriggio ci sarebbe dovuta essere una manifestazione con la presenza del leader della Lega, Matteo Salvini. Nella sala erano in corso i lavori di allestimento dell'impianto audio. I manifestanti hanno aperto dei cartelli e urlato slogan contro il leader della Lega. Sul posto è arrivata la polizia che è ora a colloquio con i dimostranti per trovare una soluzione pacifica ed evitare sgomberi forzati. Intanto, è in corso un vertice in Prefettura dove sono stati convocati anche i vertici della Mostra. Ma Salvini non molla: «Lo Stato a Napoli non esiste, comandano violenti e centri sociali. Lo Stato non è in grado di garantire democrazia, sicurezza e libertà d'espressione. Domani sarò a Napoli alle 17».

Pompei, Cretu: «Scavi simbolo di buon uso dei fondi Ue»

POMPEI. «L’area archeologica di Pompei è il simbolo dello sviluppo del Sud». Il commissario europeo agli Affari regionali, Corina Cretu, sintetizza così la visita al sito. Un’occasione anche per verificare il corretto e regolare utilizzo dei fondi europei nell’ambito del Grande progetto. «Abbiamo tre milioni di visitatori che contribuiscono alla crescita dell’economia locale - dice -. Ce l’abbiamo fatto grazie alla cooperazione istituzionale. Pompei è conosciuta nel mondo. Il Grande progetto Pompei è un esempio di efficienza e da seguire. Si può essere fieri. La Commissioe europea continuerà a seguire questo progetto». L’esponente dell’esecutivo continentale visita, in compagnia del ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, del direttoregenerale della Soprintendenza di Pompei, Massimo Osanna, e dell’europarlamentare Andrea Cozzolino, la Casa dei Casti Amanti, eccezionalmente aperta al pubblico da sabato a San Valentino, prima dell’inizio dei lavori di restauro, la Domus Paquius Proculus e la Fullonica di Stephanus. Poi tocca alla Casa di Sirico e al Macellum. Franceschini, alla fine, non trattiene la propria soddisfazione. «Qui si è fatto un bel lavoro di squadra che avvalora quanto fatto in questi anni fa - dice -. Appena arrivato come ministro qui ci sono stati due crolli e c’era rischio forte che il finanziamento europeo andasse perduto. È stato fatto un lavoro importante - spiega - che rappresenta un riscatto. Man mano si aprono domus e avremo l’illuminazione notturna si cresce. Sentire dire dal commissario europeo che Pompei è simbolo di lavoro operoso è importante». 

Universiadi 2019, Malagò al “Roma”: «De Luca chiami il ministro Lotti»

NAPOLI. «Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, chieda subito un incontro con il ministro Lotti per la questione Universiadi». A dirlo, nel corso di una visita alla redazione del quotidiano napoletano “Roma”, è il presidente del Coni, Giovanni Malagò, in relazione all'allarme lanciato nelle ultime settimane dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, circa la mancanza dei cento milioni del patto con il Governo. «Il Coni non ha un ruolo di carattere economico-finanziario - dice Malagò - ma può esercitare quello di moral suasion e di supporto per le iniziative. Per questo credo sia necessario che De Luca chiami il ministro e si incontri al piu' presto per chiarire tutta la questione». Malagò, poi, annuncia che «sarò a Napoli a tifare per gli azzurri nella gara contro il Real Madrid».

 

Rigopiano, trovato corpo privo di vita: è la sesta vittima

PESCARA. Individuato il corpo "purtroppo privo di vita di uno dei dispersi" dell'Hotel Rigopiano, travolto mercoledì da una valanga. È quanto si legge sul profilo ufficiale Twitter dei Vigili del Fuoco. Si tratat di Faye Dame, 22 anni, originario del Senegal, che lavorava nell'albergo. Un ritrovamento che porta a 23 il bilancio dei dispersi, che in mattinata era stato aggiornato a 24 dalla Prefettura di Pescara: ''È stata segnalata da una delle persone salvate - riportava la nota diffusa in mattinata - la possibile presenza all’interno della struttura, al momento dell’evento, di un ragazzo senegalese lavoratore dell’albergo''.

''Resta invariato il numero delle persone salvate: 9 oltre alle due persone raggiunte nel primo momento" riportava ancora la nota. Al momento, dopo il ritrovamento dei Vigili del Fuoco, il numero delle vittime sale a 6.

Operazioni di ricerca e soccorso senza sosta, sia all'interno dell'hotel che all'esterno: "Su due fronti opposti, da un lato i Vigili del Fuoco stanno avanzando all'interno della struttura lungo il percorso che ha consentito il ritrovamento dei 9 superstiti. Le difficoltà consistono nella necessità di aprire varchi attraverso murature di elevato spessore per accedere ai locali successivi".

Al momento, ha affermato all'Adnkronos Walter Milan del Soccorso Alpino, "continuiamo a lavorare: sono impegnati 60 uomini del Soccorso Alpino e ieri sera sono arrivati rinforzi dall'Alto Adige e dal Sud Tirolo, in tutto una quindicina di uomini. Il tempo è brutto, ha nevicato tutta la notte, c'è poca visibilità''. Ma si cercherà di "aprire nuove vie di accesso all'edificio: noi del Soccorso Alpino davanti per sondare il fronte della valanga e dietro di noi Vigili del Fuoco ed Esercito. C'è un clima di grande collaborazione''.

La valanga che si è abbattuta sull'Hotel Rigopiano al momento dell'impatto - apprende l'AdnKronos - aveva raggiunto una massa pari circa 120mila tonnellate con una velocità di circa 100 km/ora. Ad elaborare i dati provvisori di dimensione e forza di impatto della valanga sono stati i Carabinieri forestali del servizio Meteomont a seguito di specifici sopralluoghi. L'inclinazione del pendio è di 35 gradi, il peso pari a 40-60mila tonnellate. La velocità iniziale compresa tra 50 e 100 km/ora, la pressione pari a 50-270 newton. Si tratta di una massa, spiegano i Carabinieri forestali, pari a 4.000 tir a pieno carico. Lo scorrimento avviene per 2 km, la zona di accumulo è di 800 metri per 100 metri di larghezza. Lo spessore è di 4 metri per circa 300.000 Mc e un peso di 400 kg per mc pari a 120.000 tonnellate al momento dell'impatto.

Blitz del Nas al Cardarelli, anestesista indagato per sottrazione di farmaci

NAPOLI. Un anestesista del complesso operatorio di Chirurgia d'urgenza dell'ospedale Cardarelli di Napoli è stato raggiunto da un avviso di garanzia e da un provvedimento di perquisizione della sua abitazione e dei luoghi di lavoro, eseguito dai Carabinieri del Nas, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli. Le indagini sono scattate a seguito di una denuncia presentata dall'Azienda ospedaliera, spiega il direttore generale Ciro Verdoliva, «in merito a utilizzo improprio e sospetta sottrazione di sostanze stupefacenti, in questo caso la petidina, all'interno del Complesso operatorio». Il «lavoro congiunto e tempestivo tra Procura di Napoli e Carabinieri Nas», aggiunge Verdoliva, «è importante perché dimostra che siamo vigili e che ci sono gli strumenti per approfondire quei comportamenti presumibilmente deviati che mortificano il grande impegno che migliaia di professionisti svolgono ogni giorno a servizio dei pazienti per una sanità migliore».

Pranzo in Duomo per 600 poveri

NAPOLI. La Diocesi di Napoli apre le porte ad oltre seicento poveri per il tradizionale pranzo. Cambiata per la prima volta anche la location: quest’anno ad accogliere gli ospiti è stata la cattedrale e non il salone arcivescovile come accaduto in precedenza. Il Duomo ha ospitato, quindi, per un giorno immigrati, senza fissa dimora e poveri ed il sagrato ha accolto i forni dove sono state preparate le pizze mentre la navata del Duono ha ospitato tre tavolate con gli ospiti serviti dai volontari. A preparare le pizze, dopo che era stato servito anche l’antipasto, Vincenzo Staiano della pizzeria “Zì Aniello” di Gragnano che era stato già l’organizzato di un evento simile nella sala Paolo VI in Vaticano, per i 200 anni della Gendarmeria vaticana e, per espresso desiderio di Papa Francesco, a Norcia, per le popolazioni terremotate. A servire ai tavoli tutti gli ospiti che hanni partecipato al pranzo anche il cardinale Crescenzio Sepe

De Magistris: «Precauzioni per Capodanno ma nessun allarme specifico»

NAPOLI. «Nessun segnale specifico» di allarme legato al pericolo terrorismo a Napoli, ma solo «precauzioni per rendere più tranquillo il Capodanno alla luce delle direttive chiare del Governo e del ministero dell’Interno». Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris definisce le misure decise l’altroieri nel corso della riunione del Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza tenuta in Prefettura. «Nessun allarme», quindi, ma anzi «la città registra un momento di straordinaria accoglienza, convivenza e un segnale forte di pace. Il miglior antidoto al terrorismo - spiega de Magistris - è costruire ponti di dialogo e di pace. Lo ha detto il Papa e lo condividiamo, sono 6 anni che facciamo politiche di questo tipo. In questo scenario complesso, Napoli rappresenta un modello di cooperazione istituzionale, turismo, cultura e accoglienza». 

Gentiloni vara il suo governo: un ministero per il Sud

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha sciolto la riserva con la quale aveva accettato l'incarico conferitogli ieri dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di formare il nuovo governo. Gentiloni ha quindi presentato la lista dei ministri del nuovo esecutivo, nominati dal Capo dello Stato. Alfano va agli Esteri, Minniti all'Interno, De Vincenti al Sud, all'Istruzione Valeria Fedeli, Luca Lotti allo Sport, la Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento. Confermati Lorenzin alla Salute, Costa agli Affari regionali.  Galletti, all'Ambiente; Poletti al Lavoro, Franceschini alla Cultura, Madia alla Pa, Martina all'Agricoltura, Padoan all'Economia, Calenda allo Sviluppo, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Difesa. La Boschi nominata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Mattarella “congela" le dimissioni di Renzi: prima il Bilancio

Come aveva annunciato ieri sera, con un filo di commozione. Matteo Renzi ha spiegato al capo dello Stato Sergio Mattarella che, dopo la vittoria del no al referendum, l'esperienza del suo governo è arrivata al capolinea. Prima, un Cdm lampo con tanto di brindisi con i ministri: "Grazie a tutti voi per la collaborazione e per lo spirito di squadra mostrato in questi mille giorni".

Fin qui, i titoli di coda sul 'Renzi I' sono filati come da programma. Ma al finale si è arrivati dopo una giornata carica di tensioni e di incertezze che non ha risparmiato il colpo di scena finale. "Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento", recita la nota del Quirinale che ha spiegato i termini dell'incontro tra Mattarella e Renzi.

Il premier ne aveva accennato anche ai ministri nel Cdm, le dimissioni ci sono. Ma per farle diventare operative si attende il via libera alla manovra. E' stato questo il compromesso cui, faticosamente, si è lavorato per tutto il giorno in una triangolazione Quirinale-palazzo Chigi. La manovra resterà intonsa, a differenza di quello che era stato previsto in origine, per consentire un sì del Senato veloce, anche in settimana. Per Renzi, il massimo sarebbe entro mercoledì pomeriggio, entro la Direzione Pd. Ma si potrebbe arrivare a venerdì. Sul piatto, per le opposizioni, le dimissioni del premier tanto invocate in queste ore.

Il punto è che per tutto il giorno Renzi ha ribadito la sua determinazione a dire addio immediatamente al governo, e sulla scia dell'amarezza, anche al Pd. "Io non sono come tutti gli altri politici, ho sempre detto che in caso di sconfitta avrei mollato", si sono sentiti ripetere tutti i suoi interlocutori.

In questo quadro si è svolto stamattina un primo incontro tra Renzi e Mattarella, con il premier fermo sulla sua intenzione di fare bandiera della sua coerenza. A quel punto si è attivata tutta la diplomazia del Quirinale, formalizzata in una nota in cui Mattarella parlava di "impegni e scadenze da rispettare". Ore di trattative serrate, sciolte solo in serata con la formula del capo dello Stato che chiede al premier di evitare il rischio di "esercizio provvisorio".

 

No 59,1% - Sì 40,9%. Oltre sei milioni di voti (19.419.507 per il No; 13.432.208 al Sì), dividono i vincitori dai vinti. Il risultato del referendum costituzionale è definitivo (63.169 sezioni su 63.169) quanto inequivocabile. Matteo Renzi ne ha preso atto poco dopo mezzanotte, dimettendosi. Ora la parola e le scelte passano per il Quirinale, dove questa mattina il premier si è recato per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarà infatti il capo dello Stato a sbrogliare la matassa e trovare un filo conduttore per uscire dal labirinto della crisi di governo.

Referendum, affluenza definitiva al 68,48%

Diverse le ipotesi sul tappeto: da un reincarico al presidente uscente, all'esecutivo tecnico-istituzionale. La prima opzione sembra allo stato la meno percorribile, perché va a sbattere con le parole dette questa notte da Renzi: "Il No ha vinto in modo straordinariamente netto. Ora tocca al No fare le proposte, serie e credibili, a partire dalla legge elettorale".

Mattarella: "Democrazia solida, istituzioni rispettino impegni"

Se invece Mattarella decidesse di privilegiare la continuità tra passato e presente, potrebbe essere un ministro del governo uscente a ricevere l'incarico per tentare di formare un nuovo esecutivo. I nomi che circolano nel toto-premier, sono quelli dei ministri dell'Economia Piercarlo Padoan o del collega alle Infrastrutture Graziano Delrio.

Ma con quale maggioranza? Quella incardinata sull'asse Pd-Ap o il tentativo proverà anche a allargare l'asse della base politica che dovrebbe sostenere il governo? Se questa sarà la strada alternativa, il compito potrebbe invece essere affidato a una figura istituzionale, come quella del presidente del Senato Pietro Grasso. Nulla di più che ipotesi, per adesso, in un percorso che intanto prevede una serie di atti formali.

Nel pomeriggio è attesa la convocazione del Cdm per le dimissioni del governo, poi il presidente del consiglio uscente salirà al Quirinale per comunicare al capo dello Stato le proprie decisioni. Da quel momento sarà Mattarella il protagonista delle scelte. Quanto al Pd, il partito aspetta Renzi da segretario e non più da segretario-premier. La direzione del partito è già stata convocata per martedì.

I cittadini di Norcia contro Renzi: «Vogliamo le tende». No del premier

ROMA.  La terra non smette di tremare tra Marche e Umbria, dopo il tremendo sisma di ieri mattina. La più forte della nottata è stata registrata alle 2.27 con una magnitudo di 4.2. Esattamente dopo due ore, alle 4.27, un'altra scossa delle stessa magnitudo - con epicentro vicino Norcia e Cascia - è stata registrata dall'Ingv. Così come 4.2 è stata la magnitudo della scossa delle 8.05 sempre nel perugino, mentre alle 9.37 nel maceratese ce ne è stata una di 3.5. Infine, una scossa di magnitudo 3.6 è stata registrata dall'Ingv alle ore 10.34 con epicentro vicino ai comuni di Norcia e Castelsantangelo.

Molti residenti di Norcia hanno passato la notte in auto, dove ha dovuto far fronte anche alle temperature molto basse, con punte anche di due gradi. "Scrivetelo che devono darci le tende. I cittadini di Norcia sono abituati al freddo, non ci spaventa. Preferiamo avere una tenda e restare vicino alle nostre case". Il signor Adolfo è in fila, come molti altri, per una colazione calda alla mensa della protezione civile e cerca giornalisti per far sentire la sua voce. "Io - spiega ad AdnKronos - ho perso due case, la mia in cui vivevo prima della scossa del 26 è quella in cui ero andato in affitto ma voglio restare qui. Non possono prendere e portarci via o darci come alternativa solo la macchina. Devono ascoltarci. Anche perché - spiega Adolfo - le tende di adesso non sono 'teli' come quelle di una volta. Sono riscaldate ci staremmo benissimo. Le aree per metterle ci sono, perché imporci gli alberghi? Per cui poi tra l'altro lo Stato spende anche un sacco di soldi?".

RENZI - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi frena però questa ipotesi: "Adesso la priorità è restituire un briciolo di tranquillità alle popolazioni. E farlo è un'impresa difficilissima. Del resto chiunque abbia anche solo sentito la scossa di domenica mattina a distanza di centinaia di chilometri dall'epicentro potrà comprendere il dolore di chi vive in quelle zone", scrive il premier nella sua e-news. Per Renzi "chi ha vissuto un grande spavento da lontano, può solo immaginare il terrore che ha attraversato persone che da due mesi con le scosse ci convivono quotidianamente". Comunque, le cose da fare sono difficili ma chiare. "Primo, mettere in sicurezza. Ne parleremo anche oggi, nel consiglio dei ministri straordinario che abbiamo convocato per le 17, dove saranno presenti anche i 4 Presidenti di Regione, il commissario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio", sottolinea il presidente del Consiglio che aggiunge: "Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve. Gli alberghi ci sono, per tutti. Ma molti dei nostri connazionali non vogliono lasciare quelle terre nemmeno per qualche settimana. Dunque dovremo gestire al meglio questa prima fase, l'emergenza".

Sono oltre 15mila le persone assistite dalla Protezione civile in seguito al terremoto di ieri mattina. In particolare, oltre 500 sono accolte in strutture alberghiere nell’area del Trasimeno e oltre quattromila negli alberghi sulla costa adriatica. A queste si aggiungono circa 3mila persone nella Regione Umbria e altre 7mila nella regione Marche ospitate in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale. I dati, riferiti alla tarda serata di ieri, sono da considerarsi in continua evoluzione e aggiornamento, spiega la nota. Rimangono, inoltre, tra gli assistiti a seguito del sisma del 24 agosto, oltre 1.100 cittadini ospitati in alberghi e strutture ricettive – prevalentemente a San Benedetto del Tronto –, presso le abitazioni del progetto C.A.S.E. nel comune dell’Aquila o nei MAP localizzati in altri comuni d'Abruzzo nonché nelle residenze sanitarie assistenziali nelle quattro regioni colpite dal sisma.

Ascoli Piceno, disposta chiusura di tutte le scuole - Ad Ascoli Piceno disposta la chiusura di tutte le scuole a scopo precauzionale e per condurre le verifiche ad opera dei tecnici. "Si ricorda che, a seguito degli eventi sismici avvenuti nella giornata di ieri 30 ottobre, - si legge in un post del profilo Facebook del Comune di Ascoli Piceno - è stata disposta, per ragioni puramente precauzionali, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi gli asili nido, così da consentire le opportune verifiche da parte dei tecnici sui plessi scolastici".

 

GLI SFOLLATI. "Il numero di 15mila persone fa riferimento alla parte di popolazione che rientra nel circuito dell'assistenza, da chi è sulla costa e negli alberghi a chi trova accoglienza nelle strutture dei Comuni". Lo ha detto Titti Postiglione, direttrice dell'ufficio Emergenze della Protezione Civile, aggiungendo che è "un numero importante" che "non escludo possa crescere" dopo le ultime scosse di terremoto che hanno colpito l'Italia centrale.

La notte trascorsa è stata "complicata per i cittadini e per la macchina dell'assistenza" ha aggiunto Postiglione. Ci sono "cittadini in strutture messe a disposizione, cittadini che hanno trovato sistemazioni proprie, in auto o accoglienza dai parenti", ha detto, spiegando che le situazioni sono "molte differenziate ma sono tutte segnate dal fatto che siamo a poche ore da un terremoto gravissimo, il più grave da quello dell'Irpinia e si porta dietro la complessità di scosse precedenti e devastanti".

E ancora: "Visso, Ussita, Castesantangelo sul Nera sono comuni epicentrali e hanno anche una sequenza importante che caratterizza ogni momento di questa vita che stiamo vivendo e che rende tutto più complicato, ma il danno è estremamente diffuso".

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