Martedì 19 Settembre 2017 - 17:31

Blitz del Nas al Cardarelli, anestesista indagato per sottrazione di farmaci

NAPOLI. Un anestesista del complesso operatorio di Chirurgia d'urgenza dell'ospedale Cardarelli di Napoli è stato raggiunto da un avviso di garanzia e da un provvedimento di perquisizione della sua abitazione e dei luoghi di lavoro, eseguito dai Carabinieri del Nas, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli. Le indagini sono scattate a seguito di una denuncia presentata dall'Azienda ospedaliera, spiega il direttore generale Ciro Verdoliva, «in merito a utilizzo improprio e sospetta sottrazione di sostanze stupefacenti, in questo caso la petidina, all'interno del Complesso operatorio». Il «lavoro congiunto e tempestivo tra Procura di Napoli e Carabinieri Nas», aggiunge Verdoliva, «è importante perché dimostra che siamo vigili e che ci sono gli strumenti per approfondire quei comportamenti presumibilmente deviati che mortificano il grande impegno che migliaia di professionisti svolgono ogni giorno a servizio dei pazienti per una sanità migliore».

Pranzo in Duomo per 600 poveri

NAPOLI. La Diocesi di Napoli apre le porte ad oltre seicento poveri per il tradizionale pranzo. Cambiata per la prima volta anche la location: quest’anno ad accogliere gli ospiti è stata la cattedrale e non il salone arcivescovile come accaduto in precedenza. Il Duomo ha ospitato, quindi, per un giorno immigrati, senza fissa dimora e poveri ed il sagrato ha accolto i forni dove sono state preparate le pizze mentre la navata del Duono ha ospitato tre tavolate con gli ospiti serviti dai volontari. A preparare le pizze, dopo che era stato servito anche l’antipasto, Vincenzo Staiano della pizzeria “Zì Aniello” di Gragnano che era stato già l’organizzato di un evento simile nella sala Paolo VI in Vaticano, per i 200 anni della Gendarmeria vaticana e, per espresso desiderio di Papa Francesco, a Norcia, per le popolazioni terremotate. A servire ai tavoli tutti gli ospiti che hanni partecipato al pranzo anche il cardinale Crescenzio Sepe

De Magistris: «Precauzioni per Capodanno ma nessun allarme specifico»

NAPOLI. «Nessun segnale specifico» di allarme legato al pericolo terrorismo a Napoli, ma solo «precauzioni per rendere più tranquillo il Capodanno alla luce delle direttive chiare del Governo e del ministero dell’Interno». Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris definisce le misure decise l’altroieri nel corso della riunione del Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza tenuta in Prefettura. «Nessun allarme», quindi, ma anzi «la città registra un momento di straordinaria accoglienza, convivenza e un segnale forte di pace. Il miglior antidoto al terrorismo - spiega de Magistris - è costruire ponti di dialogo e di pace. Lo ha detto il Papa e lo condividiamo, sono 6 anni che facciamo politiche di questo tipo. In questo scenario complesso, Napoli rappresenta un modello di cooperazione istituzionale, turismo, cultura e accoglienza». 

Gentiloni vara il suo governo: un ministero per il Sud

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha sciolto la riserva con la quale aveva accettato l'incarico conferitogli ieri dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di formare il nuovo governo. Gentiloni ha quindi presentato la lista dei ministri del nuovo esecutivo, nominati dal Capo dello Stato. Alfano va agli Esteri, Minniti all'Interno, De Vincenti al Sud, all'Istruzione Valeria Fedeli, Luca Lotti allo Sport, la Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento. Confermati Lorenzin alla Salute, Costa agli Affari regionali.  Galletti, all'Ambiente; Poletti al Lavoro, Franceschini alla Cultura, Madia alla Pa, Martina all'Agricoltura, Padoan all'Economia, Calenda allo Sviluppo, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Difesa. La Boschi nominata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Mattarella “congela" le dimissioni di Renzi: prima il Bilancio

Come aveva annunciato ieri sera, con un filo di commozione. Matteo Renzi ha spiegato al capo dello Stato Sergio Mattarella che, dopo la vittoria del no al referendum, l'esperienza del suo governo è arrivata al capolinea. Prima, un Cdm lampo con tanto di brindisi con i ministri: "Grazie a tutti voi per la collaborazione e per lo spirito di squadra mostrato in questi mille giorni".

Fin qui, i titoli di coda sul 'Renzi I' sono filati come da programma. Ma al finale si è arrivati dopo una giornata carica di tensioni e di incertezze che non ha risparmiato il colpo di scena finale. "Il Presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento", recita la nota del Quirinale che ha spiegato i termini dell'incontro tra Mattarella e Renzi.

Il premier ne aveva accennato anche ai ministri nel Cdm, le dimissioni ci sono. Ma per farle diventare operative si attende il via libera alla manovra. E' stato questo il compromesso cui, faticosamente, si è lavorato per tutto il giorno in una triangolazione Quirinale-palazzo Chigi. La manovra resterà intonsa, a differenza di quello che era stato previsto in origine, per consentire un sì del Senato veloce, anche in settimana. Per Renzi, il massimo sarebbe entro mercoledì pomeriggio, entro la Direzione Pd. Ma si potrebbe arrivare a venerdì. Sul piatto, per le opposizioni, le dimissioni del premier tanto invocate in queste ore.

Il punto è che per tutto il giorno Renzi ha ribadito la sua determinazione a dire addio immediatamente al governo, e sulla scia dell'amarezza, anche al Pd. "Io non sono come tutti gli altri politici, ho sempre detto che in caso di sconfitta avrei mollato", si sono sentiti ripetere tutti i suoi interlocutori.

In questo quadro si è svolto stamattina un primo incontro tra Renzi e Mattarella, con il premier fermo sulla sua intenzione di fare bandiera della sua coerenza. A quel punto si è attivata tutta la diplomazia del Quirinale, formalizzata in una nota in cui Mattarella parlava di "impegni e scadenze da rispettare". Ore di trattative serrate, sciolte solo in serata con la formula del capo dello Stato che chiede al premier di evitare il rischio di "esercizio provvisorio".

 

No 59,1% - Sì 40,9%. Oltre sei milioni di voti (19.419.507 per il No; 13.432.208 al Sì), dividono i vincitori dai vinti. Il risultato del referendum costituzionale è definitivo (63.169 sezioni su 63.169) quanto inequivocabile. Matteo Renzi ne ha preso atto poco dopo mezzanotte, dimettendosi. Ora la parola e le scelte passano per il Quirinale, dove questa mattina il premier si è recato per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarà infatti il capo dello Stato a sbrogliare la matassa e trovare un filo conduttore per uscire dal labirinto della crisi di governo.

Referendum, affluenza definitiva al 68,48%

Diverse le ipotesi sul tappeto: da un reincarico al presidente uscente, all'esecutivo tecnico-istituzionale. La prima opzione sembra allo stato la meno percorribile, perché va a sbattere con le parole dette questa notte da Renzi: "Il No ha vinto in modo straordinariamente netto. Ora tocca al No fare le proposte, serie e credibili, a partire dalla legge elettorale".

Mattarella: "Democrazia solida, istituzioni rispettino impegni"

Se invece Mattarella decidesse di privilegiare la continuità tra passato e presente, potrebbe essere un ministro del governo uscente a ricevere l'incarico per tentare di formare un nuovo esecutivo. I nomi che circolano nel toto-premier, sono quelli dei ministri dell'Economia Piercarlo Padoan o del collega alle Infrastrutture Graziano Delrio.

Ma con quale maggioranza? Quella incardinata sull'asse Pd-Ap o il tentativo proverà anche a allargare l'asse della base politica che dovrebbe sostenere il governo? Se questa sarà la strada alternativa, il compito potrebbe invece essere affidato a una figura istituzionale, come quella del presidente del Senato Pietro Grasso. Nulla di più che ipotesi, per adesso, in un percorso che intanto prevede una serie di atti formali.

Nel pomeriggio è attesa la convocazione del Cdm per le dimissioni del governo, poi il presidente del consiglio uscente salirà al Quirinale per comunicare al capo dello Stato le proprie decisioni. Da quel momento sarà Mattarella il protagonista delle scelte. Quanto al Pd, il partito aspetta Renzi da segretario e non più da segretario-premier. La direzione del partito è già stata convocata per martedì.

I cittadini di Norcia contro Renzi: «Vogliamo le tende». No del premier

ROMA.  La terra non smette di tremare tra Marche e Umbria, dopo il tremendo sisma di ieri mattina. La più forte della nottata è stata registrata alle 2.27 con una magnitudo di 4.2. Esattamente dopo due ore, alle 4.27, un'altra scossa delle stessa magnitudo - con epicentro vicino Norcia e Cascia - è stata registrata dall'Ingv. Così come 4.2 è stata la magnitudo della scossa delle 8.05 sempre nel perugino, mentre alle 9.37 nel maceratese ce ne è stata una di 3.5. Infine, una scossa di magnitudo 3.6 è stata registrata dall'Ingv alle ore 10.34 con epicentro vicino ai comuni di Norcia e Castelsantangelo.

Molti residenti di Norcia hanno passato la notte in auto, dove ha dovuto far fronte anche alle temperature molto basse, con punte anche di due gradi. "Scrivetelo che devono darci le tende. I cittadini di Norcia sono abituati al freddo, non ci spaventa. Preferiamo avere una tenda e restare vicino alle nostre case". Il signor Adolfo è in fila, come molti altri, per una colazione calda alla mensa della protezione civile e cerca giornalisti per far sentire la sua voce. "Io - spiega ad AdnKronos - ho perso due case, la mia in cui vivevo prima della scossa del 26 è quella in cui ero andato in affitto ma voglio restare qui. Non possono prendere e portarci via o darci come alternativa solo la macchina. Devono ascoltarci. Anche perché - spiega Adolfo - le tende di adesso non sono 'teli' come quelle di una volta. Sono riscaldate ci staremmo benissimo. Le aree per metterle ci sono, perché imporci gli alberghi? Per cui poi tra l'altro lo Stato spende anche un sacco di soldi?".

RENZI - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi frena però questa ipotesi: "Adesso la priorità è restituire un briciolo di tranquillità alle popolazioni. E farlo è un'impresa difficilissima. Del resto chiunque abbia anche solo sentito la scossa di domenica mattina a distanza di centinaia di chilometri dall'epicentro potrà comprendere il dolore di chi vive in quelle zone", scrive il premier nella sua e-news. Per Renzi "chi ha vissuto un grande spavento da lontano, può solo immaginare il terrore che ha attraversato persone che da due mesi con le scosse ci convivono quotidianamente". Comunque, le cose da fare sono difficili ma chiare. "Primo, mettere in sicurezza. Ne parleremo anche oggi, nel consiglio dei ministri straordinario che abbiamo convocato per le 17, dove saranno presenti anche i 4 Presidenti di Regione, il commissario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio", sottolinea il presidente del Consiglio che aggiunge: "Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve. Gli alberghi ci sono, per tutti. Ma molti dei nostri connazionali non vogliono lasciare quelle terre nemmeno per qualche settimana. Dunque dovremo gestire al meglio questa prima fase, l'emergenza".

Sono oltre 15mila le persone assistite dalla Protezione civile in seguito al terremoto di ieri mattina. In particolare, oltre 500 sono accolte in strutture alberghiere nell’area del Trasimeno e oltre quattromila negli alberghi sulla costa adriatica. A queste si aggiungono circa 3mila persone nella Regione Umbria e altre 7mila nella regione Marche ospitate in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale. I dati, riferiti alla tarda serata di ieri, sono da considerarsi in continua evoluzione e aggiornamento, spiega la nota. Rimangono, inoltre, tra gli assistiti a seguito del sisma del 24 agosto, oltre 1.100 cittadini ospitati in alberghi e strutture ricettive – prevalentemente a San Benedetto del Tronto –, presso le abitazioni del progetto C.A.S.E. nel comune dell’Aquila o nei MAP localizzati in altri comuni d'Abruzzo nonché nelle residenze sanitarie assistenziali nelle quattro regioni colpite dal sisma.

Ascoli Piceno, disposta chiusura di tutte le scuole - Ad Ascoli Piceno disposta la chiusura di tutte le scuole a scopo precauzionale e per condurre le verifiche ad opera dei tecnici. "Si ricorda che, a seguito degli eventi sismici avvenuti nella giornata di ieri 30 ottobre, - si legge in un post del profilo Facebook del Comune di Ascoli Piceno - è stata disposta, per ragioni puramente precauzionali, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi gli asili nido, così da consentire le opportune verifiche da parte dei tecnici sui plessi scolastici".

 

GLI SFOLLATI. "Il numero di 15mila persone fa riferimento alla parte di popolazione che rientra nel circuito dell'assistenza, da chi è sulla costa e negli alberghi a chi trova accoglienza nelle strutture dei Comuni". Lo ha detto Titti Postiglione, direttrice dell'ufficio Emergenze della Protezione Civile, aggiungendo che è "un numero importante" che "non escludo possa crescere" dopo le ultime scosse di terremoto che hanno colpito l'Italia centrale.

La notte trascorsa è stata "complicata per i cittadini e per la macchina dell'assistenza" ha aggiunto Postiglione. Ci sono "cittadini in strutture messe a disposizione, cittadini che hanno trovato sistemazioni proprie, in auto o accoglienza dai parenti", ha detto, spiegando che le situazioni sono "molte differenziate ma sono tutte segnate dal fatto che siamo a poche ore da un terremoto gravissimo, il più grave da quello dell'Irpinia e si porta dietro la complessità di scosse precedenti e devastanti".

E ancora: "Visso, Ussita, Castesantangelo sul Nera sono comuni epicentrali e hanno anche una sequenza importante che caratterizza ogni momento di questa vita che stiamo vivendo e che rende tutto più complicato, ma il danno è estremamente diffuso".

De Magistris: «Ponte sullo Stretto? Applausi delle mafie»

NAPOLI. «Vediamo che ancora oggi esistono città del Mezzogiorno collegate con treni a un binario non elettrificata e che vanno a gasolio, invece abbiamo chi propone queste grandi opere pubbliche che ricevono il plauso dei grandi sistemi corruttivi delle mafie, che sono felicissime». Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commenta la proposta del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di riproporre il progetto del ponte sullo stretto di Messina, a margine delle celebrazioni per le Quattro Giornate, concluse a piazza Carità. «Vorrei - conclude de Magistris - che un giorno un presidente del Consiglio si cominciasse a occupare dei piccoli e grandi problemi del Mezzogiorno, fino ad ora abbiamo sentito solo chiacchiere. L' unica risposta è il ponte sullo stretto che dà 100 mila posti di lavoro? Noi meridionali siamo persone serie, ci stiamo riscattando con le mani pulite e senza un euro, con tanto orgoglio e vogliamo rispetto e attenzione da chi ha l'onore e l'onere di guidare il Paese». 

Terremoto, lacrime e rabbia per i funerali ad Amatrice

Ad Amatrice i funerali solenni per le vittime del violento sisma che ha colpito il centro Italia. Il vescovo di Rieti Domenico Pompili, durante l'apertura della celebrazione, ha letto tutti i nomi di chi ha perso la vita. Sono passati molti minuti, quasi otto per finire l'elenco. Al termine c'è stato un grande applauso commosso.

Ci sono centinaia di persone, nella tensostruttura allestita nel cortile del complesso don Minozzi, a rendere l'ultimo saluto alle 28 bare. Tra queste due più piccole, di bambini. Tutte disposte di fronte a un altare montato proprio in fondo sotto un grande crocifisso e la statua della Madonna della Neve. A stringersi attorno ai feretri i familiari con il loro dolore.

Ci sono anche tanti palloncini bianchi che la protezione civile ha voluto donare ai bambini. La pioggia è diminuita ma continua fin dalle prime ore del pomeriggio. Ci sono parenti, amici, corone di fiori, gonfaloni.

"La ricostruzione non sia una querelle politica o sciacallaggio, ma faccia rivivere la bellezza di cui siamo custodi", : "Il terremoto non uccide, uccidono le opere dell'uomo", è stato il monito di mons. Pompili nel corso dell'omelia. "A dire il vero - ha osservato - il terremoto ha altrove la sua genesi. I terremoti esistono da quando esiste la terra e l'uomo non era neppure un agglomerato di cellule. Senza terremoti non esisterebbero le montagne, forse neppure l'uomo. Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo". Da qui l'appello del presule: "La ricostruzione non sia una querelle politica o sciacallaggio, ma faccia rivivere la bellezza di cui siamo custodi". Poi l'invito di Pompili a non abbandonare queste terre perché, "disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta".

Alle esequie solenni di Amatrice è presente il premier Matteo Renzi, che arrivando si è fermato a salutare tutti i volontari della protezione civile, dei vigili del fuoco, gli uomini dell'esercito, della croce rossa, che lo attendevano all'ingresso della tensostruttura. Il presidente del Consiglio ha stretto le mani a uno a uno, dicendo loro "grazie'' per l'impegno di questi giorni. Visibilmente commosso, il premier a chi gli diceva 'Presidente non ci lasci soli!', dopo averli abbracciati ha assicurato che il governo "c'è e non lascerà soli" gli sfollati. Prima di sedersi Renzi è stato raggiunto da una donna delle unità cinofile che gli ha chiesto aiuto e lui l'ha rassicurata: "Ci proveremo, che cosa meravigliosa hanno fatto i cani", ha aggiunto riferendosi al 'lavoro da soccorritore' dei cani sulle aree disastrate. "Noi ci siamo. La cosa fondamentale sarà" non lasciare sole le popolazioni colpite dal sisma "quando si spegneranno le telecamere...", ha detto ancora Renzi.

Oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, c'è anche la presidente della Camera Laura Boldrini: "Sono davvero colpita da tutta questa gente che c'è qui, noi faremo tutto il possibile per aiutarli è doveroso farlo", ha detto. Gli chalet di legno prima dell'inverno sono fattibili per gli sfollati? "Speriamo, ma ci sono dei tempi per fare tutto", ha replicato, aggiungendo: "Non li lasceremo soli".

Tra i primi politici ad arrivare il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, i vicepresidenti della Camera Simone Baldelli, Roberto Giachetti e Marina Sereni. C'è pure Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana a Montecitorio. Ma ci sono soprattutto loro chi piange i propri cari, stretti nel loro dolore. Qualcuno è seduto accanto alle bare, altri si abbracciano, cercano conforto.

Intanto sono partiti i sequestri degli edifici crollati nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla procura di Rietidopo il sisma che ha devastato Amatrice e altri centri. Tra gli stabili a cui saranno posti i sigilli anche la scuola Capranica di Amatrice.

Nuove scosse nella notte - Dalla mezzanotte sono state 16 le scosse registrate dall'Ingv. Le più leggere di magnitudo 2.0, mentre la più forte è stata quella di magnitudo 3.4 delle ore 2.35 con epicentro vicino Norcia. Finora la Rete sismica nazionale dell’Ingv ha localizzato complessivamente 2553 scosse. Lo fa sapere lo stesso Ingv spiegando che 129 sono i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, 12 quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo maggiore di 5.0, quello di magnitudo 5.4 avvenuto il 24 agosto alle ore 4.33 italiane nella zona di Norcia (Perugia).

 

 

"I funerali delle vittime del #terremoto si terranno ad Amatrice come chiedono il sindaco e la comunità locale. E come è giusto!". Così il premier Matteo Renzi in un tweet dopo le proteste dei familiari delle vittime. La cerimonia si svolgerà domani alle 18 nell'area retrostante l'istituto don Minozzi. A celebrare le esequie sarà il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili.

Il presidente del Consiglio nella sua enews si è soffermato sulla ricostruzione delle zone del centro Italia colpite dal sisma "Occorrerà - scrive Renzi - lavorare tutti insieme, senza proclami, senza annunci, senza effetti speciali, ma con l'impegno rigoroso di tutti".

"C'è una ricostruzione da coordinare nel modo più saggio e più rapido - scrive il premier - Giusto fare in fretta, ma ancora più giusto fare bene e soprattutto con il coinvolgimento delle popolazioni interessate". "La ricostruzione dovrà avvenire nel modo più trasparente - prosegue Renzi - con l'aiuto di strutture che abbiamo voluto con forza come l'Autorità Anti Corruzione presieduta da Cantone ma anche con la massima trasparenza online. Ogni centesimo di aiuti sarà verificabile a cominciare da quelli inviati via sms dagli italiani al numero della protezione civile (Sms al numero 45500, ancora attivo per chi vuole dare una mano)".

Intanto, proseguono le ricerche di dispersi all'hotel Roma, crollato nel sisma ad Amatrice, e si continua a scavare per recuperare i corpi di due vittime già individuate. Erano tre le persone che, nei giorni scorsi, i vigili del fuoco avevano localizzato sotto le macerie provocate dal terremoto. Le operazioni, complicate e delicate, hanno consentito la notte scorsa di trovare e recuperare il corpo di una donna.

Sono 19 intanto le nuove scosse registrate dall'Ingv nella notte, nelle zone terremotate del Centro Italia. Dalla mezzanotte infatti si sono registrati molti eventi sismici, compresi tra magnitudo 2.0 e 3.5. Ieri la terra aveva tremato ancora, con due forti scosse, nei centri più colpiti tanto da causare ulteriori crolli nella scuola 'Romolo Capranica' di Amatrice. In tutto, dopo il sisma di magnitudo 6.0, sono state registrate complessivamente 2220 scosse.

 

"Il nuovo bilancio delle vittime del terremoto del Centro Italia è di 290". Lo comunica la Protezione civile in una nota nella quale spiega che "la Prefettura di Rieti ha rettificato il numero precedentemente fornito e ha fissato il bilancio ufficiale delle vittime nel reatino a 240, di cui 229 ad Amatrice e 11 ad Accumoli. Resta invece di 50 vittime il bilancio nelle Marche".

"Non abbiamo mai dato numeri" dei dispersi "per la difficoltà a dimensionare il fenomeno", ha poi affermato il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, aggiungendo: "Prendiamo atto che ci sono persone, tipo il sindaco di Amatrice, che ha contezza di alcuni soggetti che non tornano all'appello e dunque si dà seguito" a queste indicazioni.

"Sono 2.688 le persone assistite a seguito del violento terremoto, ospitate nei 58 campi e strutture allestite allo scopo". Comunica ancora la Protezione civile, spiegando che "16 sono le aree e le strutture allestite nel Lazio e altrettante quelle messe a disposizione nelle Marche, che danno alloggio rispettivamente a 995 e 938 persone; in 755 trovano infine alloggio nelle 26 tra aree e strutture predisposte in Umbria". "La disponibilità complessiva è di oltre 4600 posti già attrezzati, a cui si aggiunge la possibilità di allestire ulteriori moduli secondo necessità; sono già in allestimento 5 campi nella Regione Abruzzo con una capienza complessiva di oltre 350 persone", spiega la nota del Dipartimento.

Amatrice, nuovi crolli in scuola con altra scossa - Nuovi crolli ad Amatrice dopo la scossa di magnitudo 3.7 registrata nel pomeriggio alle 15.07. L'ulteriore crollo ha riguardato la scuola 'Romolo Capranica' che dal 24 agosto ha già subito diversi cedimenti. L'istituto, riconsegnata nel 2012 dopo essere stato sottoposto a un intervento di adeguamento edilizio con misure antisismiche, è parzialmente crollato con il sisma. Dopo il terremoto di magnitudo 6.0 avvenuto alle 3.36 del 24 agosto, la Rete sismica nazionale dell’Ingv "ha localizzato complessivamente 1820 eventi". Lo fa sapere lo stesso Ingv in una nota. Sono stati "115 i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, 11 quelli localizzati di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo maggiore di 5.0, ossia quello di magnitudo 5.4 avvenuto il 24 agosto alle ore 4.33 italiane nella zona di Norcia (Perugia)".

L’allarme: in Italia attesi terremoti 30 volte più forti

In Italia i geologi si aspettano terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice. Non si può sapere quando, né dove di preciso, ma di sicuro avverranno. L'allarme arriva dal sismologo Antonio Piersanti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. "I terremoti degli ultimi anni hanno portato in sé delle grandi tragedie, con un elevato numero di vittime, ma purtroppo la Terra ci sta dando degli avvertimenti - rimarca Piersanti all'Adnkronos - perché in Italia avverranno dei terremoti più forti di questo. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore + 30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice". I sismi che sono attesi "saranno, per intensità simili a quello dell'Irpinia nel 1980, al sisma di Messina e Reggio Calabria nel 1908" spiega ancora Piersanti che, a fronte di queste evenienze, lancia un monito "bisogna essere preparati adeguatamente in termini di qualità dell'edificato".

In Italia, del resto, si perde facilmente la memoria. "Il fatto che dal terremoto dell'Irpinia del 1980 a quello di Colfiorito del 1997, non ci sono stati sismi molto forti - aggiunge - se da una parte è stata una fortuna, dall'altra ha fatto sì che si sia persa la memoria in un momento in cui l'economia italiana cresceva molto e si facevano investimenti. Dal 1997 invece i terremoti di una certa intensità si sono ripetuti con una maggior frequenza, nel 2002 San Giuliano di Puglia, nel 2009 L'Aquila, nel 2012 l'Emilia Romagna e quest'anno il terremoto di Amatrice.

Quanto alla zona di Norcia, che pur essendo equidistante dall'epicentro rispetto ad Amatrice e Accumoli, ha subito pochi danni, il sismologo conferma che ciò è dovuto "di sicuro alla qualità del costruito ma è possibile che a Norcia ci siano stati fenomeni più favorevoli (tecnicamente la direttività e gli effetti di sito) e quindi hanno prodotto danni minori". Questi parametri, che in qualche modo vanno a influenzare la distruttività di un terremoto, però possono essere studiati successivamente, alle volte occorrono settimane e quindi, per ora "sono solo ipotesi che andranno confermate". A Norcia, d'altra parte, la qualità del costruito è migliore in virtù dei processi di adeguamento e di ricostruzione successivi ai terremoti della Val Nerina del 1979 e di Colfiorito del 1997.

Un modello a cui guardare è sicuramente il Giappone. "Un obiettivo difficile da raggiungere - dichiara infine Piersanti - ma è importante puntare verso quella meta. Anche se è chiaro che il patrimonio edilizio del Giappone era ed è diverso e magari per loro, è più semplice".

 

«L’Italia abbandoni sassi e mattoni»

L’Italia deve capire che "edifici costruiti con sassi e mattoni non possono resistere in alcun modo alle enormi forze generate da un terremoto": costruzioni del genere si possono proteggere "solo adottando una struttura che isola l'edificio al livello delle fondazioni", ma che è una soluzione molto costosa, improponibile per semplici abitazioni. Così Taro Yokoyama, professore associato alla Shibaura Institute of Technology e responsabile della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici anti-sismici, sintetizza, in un colloquio con l'Adnkronos, il dilemma legato alla protezione del patrimonio architettonico, ma soprattutto delle vite umane nelle aree più sismiche del nostro Paese.

Con la sua sequenza quasi ininterrotta di gravi terremoti (ma che negli ultimi anni ha registrato un numero bassissimo di vittime) il Giappone ha maturato una enorme esperienza nelle realizzazione e nell'adeguamento antisismico dei case, palazzi e grattacieli. “Dopo il devastante terremoto che nel 1978 ha colpito la prefettura di Miyagi – ricorda l’ingegner Yokoyama - in Giappone le tecnologie costruttive hanno subìto profondi cambiamenti”.

"Oltre ai progressi nell'analisi strutturale, grazie ai miglioramenti delle tecnologie informatiche oggi possiamo analizzare in dettaglio ogni edificio. La progettazione– aggiunge - ha tratto beneficio dai dati rilevati dai sismografi: al largo delle coste giapponesi ci sono numerosi rilevatori sul letto del mare che ci permettono di rilevare ogni movimento sismico".

Yokoyama sottolinea come la filosofia che guida la progettazione di nuovi edifici sia 'flessibile', ovvero quella di adottare le soluzioni costruttive e di scegliere i materiali in base al tipo di edificio da realizzare: “In Giappone – spiega - abbiamo l'E-Defense, un laboratorio per simulare sui vari livelli di intensità la resistenza di edifici, costruiti in scala reale nei vari materiali, dal legno al cemento armato, e dimensionare la progettazione in base ai risultati ottenuti. Non c'è un materiale più sicuro di altri: l'importante è che la struttura e l’altezza dell'edificio si adattino ai materiali prescelti”.

Non è un caso, d’altronde, spiega l’esperto, che "gli edifici antichi giapponesi che sono sopravvissuti ai giorni nostri sono costruiti in legno, un materiale 'morbido' in grado di resistere alle scosse di un terremoto".

Tuttavia, ammette Yokoyama, "le metodologie giapponesi possono essere adottate solo per le nuove costruzioni. Per quelle più antiche, di valore storico e culturale, non abbiamo uno standard: nei casi più rilevanti ricorriamo alla struttura di isolamento per ridurre l'impatto dei terremoti. Ad esempio, il National Museum of Western Art in Tokyo (disegnato da Le Corbusier), una struttura che di recente è stata riconosciuta come un Heritage Site dall'Unesco, è stato ammodernato utilizzando questo sistema".

L’ingegnere sottolinea l’importanza di un continuo dialogo fra autorità e tecnici per mettere a frutto le nuove tecnologie: in Giappone, spiega, "i principi guida sono contenuti nei New Earthquake-Resistant Construction Standards, la cui idea portante è quella di proteggere le vite umane evitando il crollo degli edifici. In ogni caso quando ci sono modifiche nelle normative vengono immediatamente comunicate e i progettisti devono prevederle nei loro progetti".

Non sempre la pur avanzata tecnologia nipponica riesce a impedire devastazioni: “Nello scorso aprile – ricorda - nella prefettura di Kumamoto si sono verificati una serie di terremoti che hanno raggiunto ripetutamente il livello 7 della scala di misurazione giapponese. In questo caso edifici che sono rimasti in piedi dopo la prima scossa hanno finito con il crollare in occasione delle successive. Ma questo è un tipo di terremoti che è difficile da prevedere".

Per gli interventi sul patrimonio abitativo italiano, l’esperto giapponese ha una indicazione preziosa: “L'importante è rafforzare le divisioni verticali in maniera adeguata in caso di ristrutturazione. In particolare per le abitazioni più basse la resistenza ai terremoti è determinata dal comportamento dei muri”.

 

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