Martedì 19 Settembre 2017 - 17:31

Corte dei Conti, Cottone: «Ridotti i nominifici»

NAPOLI. «Napoli non avrà avuto i titoli di giornale come Roma, ma anche qui c’è un’“affittopoli”. Abbiamo scoperto tantissimi beni pubblici che sono sottratti all'utilità pubblica con fitti a 5 e 10 euro e con utilizzazioni improprie». A dirlo il procuratore regionale della Corte dei Conti della Campania, Tommaso Cottone, aprendo l’anno giudiziario della Corte dei Conti. 

LA QUESTIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE. «Stiamo recuperando beni del patrimonio immobiliare edilizio di enti locali e delle vecchie Usl - ha spiegato Cottone – che spesso sono stati usati per fini non istituzionali o gratuitamente. Il Comune di Napoli aveva affidato la gestione del patrimonio alla società Romeo con la quale abbiamo avuto diversi problemi di cui abbiamo chiesto conto», prosegue Cottone. Il procuratore sottolinea che «nel corso dello scorso anno sono andate a giudizio 601 persone, avviate 1.100 indagini istruttorie e chiesto 175 milioni di euro per azioni risarcitorie. Sono pervenute 5.244 denunce e aperte 3.900 vertenze». 

LA RIDUZIONE DEI NOMINIFICI. Cottone evidenzia pure che «è stato drasticamente diminuito, se non eliminato, il fenomeno della fabbrica delle nomine e della parentopoli. E c’è stata anche una grossa stretta sulle società partecipate che avevano provocato una grande fuoriuscita di denaro pubblico. La Regione le ha ridotte da 43 a 6, cosa che dovrebbe portare ad un risparmio di 30 milioni». Sul fenomeno dei falsi invalidi, Cottone spiega che «anche qui abbiamo operato in sinergia con l’Inps che ha intensificato i controlli permettendo un risparmio di milioni di euro ogni anno». Fari puntati anche su altre vicende. In primis quella della Camera di Commercio per le erogazioni di fondi che «sono stati sprecati», dice Cottone. Altro fenomeno è quello dei doppi incarichi dei professori universitari mentre per quel che riguarda le consulenze «dal 2011 al maggio del 2015 si è passati da 495 a 39. Avere eliminato 37 consigli di amministrazione rappresenta un risparmio di 30 milioni di euro all’anno che ha posto fine al nominificio. La nuova Giunta regionale sta operando in tale senso ed ha intenzione di azzerarli». A giudizio di Cottone, però, esiste ancora una fabbrica degli sprechi che risiede essenzialmente «nella gestione del patrimonio immobiliare e nel settore dei beni culturali». 

Bassolino: «Io contro de Magistris per salvare il Pd dal suicidio»

di Mario Pepe
NAPOLI. «Mi sono candidato per le condizioni della città. È un momento delicato e difficile, più di quanto appaia. Chi andrà a governare Napoli troverà una situazione “t-e-r-r-i-b-i-le”». Antonio Bassolino, in campo alle primarie del centrosinistra, non fa sconti all’amministrazione comunale uscente: «La situazione diventerà ancor più evidente tra poco. Non dimentichiamo che il Comune è in uno stato di pre-dissesto soltanto grazie ad una legge approvata dal Parlamento. E mi auguro, ma non so, che le prescrizioni imposte per rientrare nella normalità siano state adempiute...».
Il suo è un atto di accusa chiaro al sindaco Luigi de Magistris...
«Io guardo avanti. Dico che bisogna andare oltre l’attuale esperienza. Non faccio campagna elettorale “contro” qualcuno ma “per” la città. E sia chiara una cosa: questo è un voto su de Magistris. Non su altro. Quando ho scritto su Facebook quel “mi candido”, l’ho fatto per evitare che il Pd consumasse un altro suicidio dopo quello di cinque anni fa. Se non fossi sceso in campo, probabilmente a questo punto il partito sarebbe ancora alla ricerca di un candidato...».
Beh, ammetterà però che l’attuale sindaco ha ereditato una situazione difficile...
«Ribadisco: sono passati cinque anni, adesso i napoletani sono chiamati a giudicare quello che ha fatto de Magistris. Se avesse fatto bene non sarei qui ora. Io mi rivolgo a tutti i napoletani. Ricordando che sono stato premiato con percentuali sempre crescenti nelle mie esperienze di sindaco e presidente della Regione».
Ma cosa imputa lei, in particolare, a de Magistris?
«In primis il fatto che la città è chiusa in se stessa. Non c’è dialogo con le istituzioni, in particolare con il Governo. Io ho sempre interloquito con tutti a Roma, sia con Esecutivi di centrodestra che di centrosinistra. Qui, invece, non si dialoga ma ci si oppone. E così non si va molto avanti. Ma non è tutto...»
In che senso?
«Ci sono interi quartieri di Napoli completamente dimenticati, dove le istituzioni non si sono mai viste. Sono stato al Rione Traiano, dopo le sette di sera non passano più autobus perché la camorra così ha stabilito. E così il traffico si droga da Scampia si è spostato in quella zona. Per un bus a volte si può aspettare anche un’ora, un’ora e mezza. Ma se io e qualche altro possiamo permetterci di chiamare un taxi, chi prende 400 euro di pensione al mese cosa fa? Sono stato a Ponticelli, ad una certa ora c’è il coprifuoco. E il sindaco si oppone all’arrivo dell’Esercito...».
Lei cosa farebbe?
«Beh, non mi accontenterei di 400 uomini. Ne chiederei 700 per presidiare metropolitane e musei, liberando così polizia e carabinieri per le attività di contrasto alla criminalità organizzata. E solleciterei il ministro dell’Interno a farsi portavoce presso il Governo di una richiesta di risorse per tenere aperte le scuole fino al tardo pomeriggio. Così si combatte la criminalità. Invece, da Napoli c’è solo un atteggiamento di sfida che nasconde quella che è una realtà incontestabile. Un sindaco  è tale perché parte dalle cose più semplici da fare...».
Quali, ad esempio?
«Se io esco per strada, vedo diverse buche e questo accade in molte zone della città. Un sindaco che fa? Opera per trovare soluzioni a queste cose, che sono quelle che i cittadini notano subito. Ma per fare queste cose bisogna che parli la politica. E de Magistris credo stia “appiccicato” con la politica che non è il gioco degli specchi».
Eppure de Magistris sembra godere ancora di un notevole consenso, almeno stando ai sondaggi...
«Io ho altri sondaggi, quelli che faccio andando casa per casa tastando il polso della città. E posso assicurare che il consenso verso il primo cittadino non è così ampio come sembra. Detto ciò, sono convinto che la partita sia aperta. Non si può dire tra de Magistris, centrosinistra, Lettieri e Movimento 5 Stelle chi andrà al ballottaggio. Ma il sindaco non avrà vita facile, dovrà sudare sette camicie per arrivare al ballottaggio, rischia pure di non arrivarci. Se dovessi essere io a sfidarlo, faremo un bel confronto. Nel 1997 fui rieletto sindaco dal 73 per cento dei napoletani. Vedremo che risultato otterrà de Magistris...».
L’argomento usato finora dal sindaco per attaccarla è quello dei rifiuti: la situazione che lui dice di aver trovato e risolto, le ecoballe accumulate. E anche tra i suoi antagonisti alle primarie c’è chi pensa che quello della spazzatura possa essere un fardello pesante da portare in campagna elettorale...
«Primo: sono stato commissario  di governo fino al 2004. Secondo: con me sono stati costruiti sette impianti di Cdr e si è completato l’80 per cento del termovalorizzatore di Acerra poi concluso e inaugurato da Berlusconi. E grazie a questi impianti si è potuta arginare l’emergenza. Terzo: de Magistris ha tolto i rifiuti per strada mandandoli all’estero, con i costi conseguenti. Quanto alle ecoballe, si sono accumulate perché a causa delle proteste non si riusciva a completare un ciclo integrato dei rifiuti in grado di smaltirle. Bene ora l’iniziativa di De Luca e Renzi, d’intesa con l’Anac di Cantone, per avviare le operazioni di smaltimento».
Quando lei arrivò nel 1993 trovò una situazione di dissesto e le macerie di Tangentopoli...
«Sì ma misi in campo la migliore Giunta mai vista a Napoli: Barbieri, Marone, Scipione Bobbio, De Lucia e tante altre personalità di alto livello. Ci rimboccammo le maniche e ci mettemmo al lavoro. Senza parlare del passato. Se vinco, si torna a quella stagione, con nomi anche esterni alla realtà napoletana ma che abbiamo voglia di tornare qui e mettersi in gioco. Il tutto puntando sui giovani, quelli come i volontari che mi stanno aiutando nella mia campagna elettorale».
E ora che situazione c’è?
«Terribile, come dicevo. Per tutte le cose che citavo prima: pre-dissesto, scontro istituzionale».
Ma c’è qualcosa di buono fatto dall’attuale inquilino di Palazzo San Giacomo, che qualcuno accosta a lei per il decisionismo?
«Sicuramente il fatto di avere portato avanti il tema della lotta alla criminalità come fatto già da me e da Rosetta Iervolino. Quanto ad altre cose, non credo che l’attività svolta sia positiva. Vedi per esempio la questione del patrimonio immobiliare, con immobili occupati non dai legittimi assegnatari...».
Andiamo in casa Pd: non la stupisce che una renziana non della “prima ora” come la Valente sia la candidata del partito, a differenza di lei che Renzi lo ha votato come segretario?
«Premessa: Renzi si tiene fuori dalla partita. Sarebbe un fatto gravissimo se ci fosse un nome espressione della segreteria del Pd. Il candidato del partito è quello che uscirà dalle primarie. Detto ciò, ricordo che cercai di convincere Valeria Valente e Andrea Cozzolino a votare per l’attuale premier perché ritenevo che in quel momento fosse l’unico in grado di dare una scossa ad un partito ingessato. Pur avendo grande stima, ricambiata e intatta, per un signore come Gianni Cuperlo».
Se Renzi si tiene fuori, però, i renziani sembrano schierati con la Valente...
«Questo non lo so. Ma una differenza c’è: gli altri si candidano alle primarie. Io mi candido a fare il sindaco di Napoli».
Ma cosa c’è di nuovo nell’attuale Bassolino rispetto a quello del 1993?
«Innanzitutto la campagna casa per casa. Vado in un’abitazione, prendo un caffè o un bicchiere d’acqua e ascolto le persone. Devo dire che mi ha fatto molto bene questo, perché pensavo di conoscere a fondo Napoli ed invece ho scoperto tante cose nuove. Come, ad esempio, intere zone nelle quali gli amministratori cittadini non si sono mai fatti vedere. Zone completamente dimenticate. Per questo ho deciso di ascoltare la città, per dire “io sono qui” e con me, e ci tengo a ribadirlo, si tornerà alla spinta del 1993. Percepisco la fiducia delle persone, che vogliono risposte chiare alle loro aspettative».
In un’intervista al Roma di qualche giorno fa, l’ex presidente della Regione, Stefano Caldoro, ha detto che lei è l’elemento di maggiore qualità in campo alle primarie ma che il modello amministrativo che lei propone è anacronistico rispetto ai tempi attuali...
«Non so a cosa si riferisca Caldoro in particolare. Io credo che il modello da seguire sia quello di sfruttare la grande opportunità offerta dalla città metropolitana. Oggi le periferie sono i luoghi nei quali finisce una città. Napoli, per esempio, finisce a San Giovanni a Teduccio, a Secondigliano, a Ponticelli. Con la nuova organizzazione territoriale, invece, cambia il quadro d’insieme».
In che modo?
«Le periferie non sono più tali, non sono la parte terminale di un territorio spesso dimenticata. Al contrario, diventano delle congiunzioni tra il centro storico del capoluogo e la sua provincia. Un’area di tre milioni di abitanti, più della metà di quelli dell’intera Campania. Cambiano le prospettive, perché il mare non è più quello che va da Bagnoli a San Giovanni a Teduccio, ma diventa una linea continua che va da Varcaturo a Massa Lubrense. La carta vincente può essere quella del potenziamento del trasporto pubblico e privato e delle infrastrutture. Una possibilità per sfruttare le ricchezze che sono offerte dal nostro territorio».

De Magistris: «Bassolino monarca della monnezza». L'ex governatore: «Sa solo insultare, è debole»

NAPOLI. Scambio di accuse a distanza tra Antonio Bassolino e Luigi de Magistris. A dare fuoco alle polveri l'ex governatore, candidato alle primarie del centrosinistra per il Comune di Napoli. «Napoli mi appare senza guida politica e senza una bussola», accusa Bassolino. E il primo cittadino replica duro: «Bassolino è stato il monarca della monnezza, il principale responsabile di quella stagione dei rifiuti». Controreplica dell'ex presidente della Regione: «Alle mie critiche politiche de Magistris risponde con gli insulti. Su questo terreno non lo seguo e lo lascio solo. In realtà il suo linguaggio è un segno di debolezza»

Lettieri: «Con me sette civiche e Carfagna capolista»

NAPOLI. È in vantaggio nei sondaggi «grazie al lavoro svolto in questi anni» dice. Gianni Lettieri, candidato sindaco di impronta civica appoggiato dal centrodestra, però, dice di non sentirsi «tranquillo» e richiama una frase del padre: «Nella vita ogni sconfitta può essere una vittoria rimandata». L’imprenditore napoletano affida pensieri e programmi all’agenzia Omninapoli e dice di essere  «concentrato sui problemi da risolvere in città». Una sorta di tarlo che va avanti da quando, cinque anni fa, fu sconfitto nel ballottaggio con Luigi de Magistris «per colpa del Terzo Polo che non mi appoggiò». Ma poi evita di parlare ulteriormente di quella campagna elettorale e si dice convinto che «questa è un’altra storia». Lettieri lavora alle liste («almeno sette civiche» dice) a cui aggiungere Forza Italia, Nuovo Psi, Italia Unica e forse Noi con Salvini. Solo Fratelli d’Italia manifesta ancora freddezza. Sono e resto un candidato civico - dice  - mi auguro che Fdi mi appoggi ma non seguo molto le tattiche della politica: ho un programma di cui sarò il garante». Intanto, se al possibile dualismo Bassolino-Monti alle primarie del centrosinistra si dice «indifferente», dopo l’endorsement ricevuto dal portavoce nazionale degli azzurri, Lettieri lancia un appello a Mara Carfagna: «Mi auguro che voglia fare la capolista. Sono sicuro che mi darà una mano perché Mara è la figura che gli americani definiscono upside».

Caso Quarto, i whatsapp della Capuozzo: «De Robbio è il mio incubo»

NAPOLI. «Quanto sento De Robbio, mi sale il sangue al cervello, lui parla di movimento perché vuole mettere le mani sull'ufficio tecnico». È il testo di uno dei messaggi inviati da Rosa Capuozzo, il sindaco di Quarto, e intercettati dalla Procura di Napoli, nell'ambito dell'inchiesta sui presunti ricatti ai suoi danni perpetrati proprio dall'ex consigliere comunale De Robbio. È il 12 settembre quando il primo cittadino manda l'sms con Whatsapp in una chat condivisa con altri esponenti del M5s. «Abbiamo gente che ha interessi sul territorio. non vanno via», digita. Il 15 agosto invece al vicesindaco Andrea Perotti scrive: «De Robbio vuole decidere le cariche e non gliene frega nulla della linea politica. Ovviamente deciderò da sola visto che le responsabilità sono mie». Poi, sentita all'Antimafia, la Capuozzo spiega che «il nostro progetto politico dello stadio era per una gestione esclusiva del Comune. In quell’occasione ho ricevuto pressioni da parte di De Robbio per farmi incontrare alcuni imprenditori. Mi sono rifiutata, perché era lontano dalla mia linea politica e istituzionale, ma quelle pressioni furono gravissime e chiesi per la prima volta l’espulsione di De Robbio ma per il Direttorio non c’erano motivazioni per l’espulsione». La seconda richiesta fu a novembre durante una riunione al Comune. De Robbio mi aveva proposto di far dichiarare il falso a un tecnico. Lì ho avuto la percezione di poterlo denunciare. Mi stava proponendo una cosa che per me era denunciabile. La terza volta fu in occasione del primo interrogatorio con Woodcock».

Caso Quarto: la Capuozzo espulsa dal Movimento 5 stelle, ma non si dimette

NAPOLI. Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto, è stata espulsa dal M5S. L'allontanamento del sindaco del comune di Quarto (Napoli) è stato ufficializzato dal blog di Beppe Grillo ed è stato accompagnato da un post che motiva la decisione. "'L'urbanistica e lavori pubblici oltre al Puc (Piano urbanistico comunale, ndr): queste sono le tre cose a cui mira e sta sclerando e sta facendo sclerare, perché scalcia scalcia ma non sta ottenendo niente, ricatta ricatta ma non ottiene niente perché io vado come un muro, non me ne frega più niente ormai". "Io ho lottato per... con minacce per la casa... io ho detto... ma smantellatemi questa cazzo di casa, non faccio un passo indietro, ho subito minacce per qualsiasi cosa''. Queste, puntualizza il blog del leader M5S, sono le parole di Rosa Capuozzo, intercettata, rispettivamente, il 24 novembre e il 16 dicembre 2015, in colloqui telefonici con i consiglieri comunali Concetta Aprile e Alessandro Nicolais.

"La camorra - si legge ancora nel post - a Quarto ha perso, perché non è riuscita a incidere in alcun modo sull'amministrazione e tutte le richieste pervenute sono state rimandate indietro duramente. Ma dalle parole di Rosa Capuozzo è evidente che si è trattato di un caso di ricatto da parte dell'ex consigliere Giovanni De Robbio, al contrario di quanto da lei stessa sostenuto nelle sue dichiarazioni pubbliche e di quanto riferito ai membri del M5S nei diversi incontri avuti, in cui ha parlato di semplici pressioni politiche".

"E' dovere di un sindaco del MoVimento 5 stelle - aggiunge Grillo - denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve. Perché noi siamo geneticamente diversi dai partiti che invece di sbattere la porta in faccia alla criminalità organizzata, come fatto a Quarto, la fa accomodare e sedere al proprio tavolo per spartirsi la torta". "E la nostra differenza sta proprio nel non predicarla solamente, l'onestà, ma nell'applicarla giornalmente. Come diceva Paolo Borsellino in riferimento alla necessaria pulizia da fare all'interno dei partiti, non bisogna soltanto essere onesti, 'ma apparire onesti', al di fuori di ogni dubbio e al di sopra di ogni sospetto". "Per queste ragioni Rosa Capuozzo è stata raggiunta da un provvedimento di espulsione dal Movimento 5 Stelle per grave violazione dei suoi principi. Perché siamo il M5S e non un Pd qualsiasi".

Non si fa attendere la replica del premier Matteo Renzi, intervistato da 'Repubblica Tv': "L'idea che il M5S ha il monopolio morale, che per noi non è mai esistita, ora è chiaramente venuta meno anche per i militanti del Movimento 5 stelle. Noi nel Pd la pulizia l'abbiamo fatta e non guardiamo in faccia a nessuno. Ma quale era il presupposto? Che il M5S fosse immune, un partito di perfetti. Ma sono come tutti gli altri partiti".

"Io - continua il premier - sono per il garantismo più totale. Quella di Quarto è una vicenda per la quale avere grande rispetto, bisogna evitare strumentalizzazioni, che segna un dato oggettivo: questa giovane sindaco ha chiesto aiuto ai suoi dirigenti, non si capisce se l'ha ottenuto e se qualcuno ha preferito tacere. Mi sembra davvero ingiusto buttare la croce addosso a lei. Io dico no alle dimissioni, lei avrebbe dovuto denunciare chi la ricattava ma non dimettersi. In quel posto l'hanno messa i cittadini".

Da Twitter arriva il duro attacco del presidente del Pd, Matteo Orfini: "Grillo espelle il sindaco di Quarto perché non ha denunciato le minacce. Ma lei aveva avvertito Di Maio. Attendiamo a breve l'espulsione di Di Maio".

Intanto, dalla pagina Facebook ufficiale, il membro del direttorio cinquestelle Alessandro Di Battista risponde a chi chiede lumi sull'espulsione del sindaco di Quarto Rosa Capuozzo: "Ragazzi siamo sotto attacco, resistiamo e rilanciamo. Che pensavate che sarebbe stata facile buttare giù un sistema così ingiusto? Coraggio!".

Continua Di Battista: "Rivolgo un invito: pubblicate tutto. Pd e Fi, che sono la stessa cosa, per decenni hanno cercato e cercano di ostacolare la magistratura e le inchieste colpendo l'istituto delle intercettazioni. Le intercettazioni servono tantissimo, anche a Quarto ci hanno aiutato a capire che c'era una parte di mondo inquinato".

"Abbiamo deciso di espellere" il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo "perché le abbiamo chiesto qualche giorno fa 3 le dimissioni, perché secondo noi un sindaco M5S deve essere al di sopra di ogni sospetto. Lei - aggiunge Di Battista - a nostro avviso si è comportata bene, non ha mai ceduto a pressioni, però è innegabile" che a Quarto sono arrivati "alcuni voti inquinati, che non si possono accettare anche se sono 3".

Capuozzo, dopo l'aut aut dei tre del direttorio, "non si è dimessa. Ha detto poi di non aver mai subito ricatto o pressioni, noi le abbiamo creduto. Poi scopriamo dalle intercettazioni che non aveva quel che avrebbe dovuto. Noi non possiamo permetterci sospetti, non siamo il Pd che giustifica mafia capitale cercando di far credere che sono puliti mentre sono sporchi fino all'essenza", accusa Di Battista.

"Ci tengo a dire - insiste Di Battista - che siamo sotto attacco mediatico. Ci può stare, siamo una forza che ha alle spalle milioni e milioni di cittadini per distruggere privilegi indecenti. Tranquilli, andiamo avanti e rispondiamo colpo su colpo".

Intervento su Facebook anche per Roberto Fico e Luigi Di Maio che, in un video pubblicato sul popolare social network, si difendono a spada tratta dalle accuse di essere al corrente di quanto stava avvenendo a Quarto. Non solo. Avvertono che chiunque scriverà il contrario verrà querelato. "Né io né Luigi - dice Fico - abbiamo mai saputo di nessun ricatto o minaccia da parte di qualcuno per ottenere qualcosa. Eravamo all'oscuro completamente, altrimenti avremmo denunciato".

"Chi sta dicendo che sapevamo - gli fa eco Di Maio - sta dicendo una falsità e verrà querelato, quereleremo tutti quelli che diranno questa bugia". Fico, in particolare, si sofferma sul messaggino che gli è stato contestato. I 5 Stelle - annunciano - pubblicheranno tutti gli 'screenshot' del caso sui social. "Rispetto alla falsità che scrivono - chiarisce Fico - specifico che quel messaggio è stato inviato dopo l'espulsione di De Robbio", dunque si riferiva all'invito a Capuozzo ad andare avanti.

Anche Di Maio richiama uno stralcio di intercettazione che gli viene oggi attribuita, riguardo al fatto di essere a conoscenza di quel che accadeva a Quarto, ma il messaggio "si riferiva al capogruppo Nicolais. Ero stato messo a conoscenza del fatto che Nicolais intendeva cambiare il regolamento del consiglio comunale per aumentare i gettoni di presenza dei consiglieri, ma come ben sapete noi ci tagliamo gli stipendi e siamo fermamente contrari".

A quanto apprende l'Adnkronos, dopo Rosa Capuozzo, ora rischiano l'espulsione dal Movimento tutti i consiglieri M5S (in tutti 15 gli eletti nelle file dei 5 Stelle) che resteranno al suo fianco, semmai il sindaco di Quarto dovesse decidere di proseguire la sua esperienza di governo della città.

L'istituto di Sanità: nella Terra dei fuochi più malati e morti per cancro

ROMA. Nella Terra dei fuochi ci si ammala e si muore di più per diverse patologie collegate in qualche modo allo smaltimento illegale dei rifiuti. "Una serie di eccessi della mortalità, dell'incidenza tumorale e dell'ospedalizzazione per diverse patologie, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l'esposizione a inquinanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani", emerge dall'aggiornamento del rapporto dell'Istituto supreriore di sanità sulla situazione epidemiologica nei 55 Comuni campani, definiti dalla legge numero 6 del 2014 come Terra dei fuochi. Premesso che i dati di incidenza sono disponili solo per alcuni comuni della Terra dei Fuochi che si trovano nella Provincia di Napoli, "si possono formulare alcune considerazioni generali - sottolinea l'Iss - Le analisi condotte sull'insieme dei comuni della Terra dei fuochi mostrano che il profilo di salute dei bambini presenta alcune criticità nel primo anno di vita: eccessi di bambini ricoverati per tutti i tumori in entrambe le province di Napoli e Caserta, ed eccesso di incidenza e di ricoverati per tumori del sistema nervoso centrale rispettivamente per la Provincia di Napoli e di Caserta". In età pediatrica e pediatrico-adolescenziale - prosegue il report - i tumori del sistema nervoso centrale sono in eccesso sia come incidenza che come numero di ricoverati nella Provincia di Napoli; nella Provincia di Caserta il dato sui ricoveri mostra un eccesso per questi tumori nelle due classi di età indagate. Le leucemie risultano in eccesso solo come numero di bambini ricoverati nella Provincia di Caserta. 

"La protezione della salute infantile, in questo quadro - chiarisce l'Iss - deve necessariamente iniziare con la tutela della salute nel periodo prenatale, perseguendo l'obiettivo di garantire alle donne in gravidanza un ambiente sicuro, secondo le più recenti raccomandazioni. Va inoltre rafforzata l'attività di prevenzione rispetto ai rischi ambientali per la salute infantile, evitando esposizioni indebite dei bambini a inquinanti ambientali, con uno sforzo integrato della famiglia, della scuola e dei pediatri di libera scelta". Sulla base del quadro di salute configuratosi per l'area della Terra dei Fuochi "appare opportuno procedere con l'implementazione di percorsi di intervento, anche ispirati da approcci basati sul principio di precauzione, coerentemente con gli indirizzi raccomandati dall'Oms su questi temi - evidenzia l'Iss - A tal riguardo, di concerto con le associazioni dei medici pediatri e degli oncologi ed ematologici pediatri operanti nelle strutture pubbliche ospedaliere e territoriali, appare utile individuare percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e all'implementazione di azioni specifiche volte all'ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l'infanzia". 

Parallelamente alla segnalazione di eccessi di rischio per le patologie infantili nell'area in studio, secondo l'Iss "appare opportuno implementare indagini analitiche di approfondimento epidemiologico, volte ad identificare le cause che hanno contributo a determinare gli eccessi evidenziati. Mentre - ricordano gli esperti - l'associazione tra disturbi respiratori nell'infanzia e l'inquinamento atmosferico è ampiamente documentata, è al momento difficoltoso individuare i fattori ambientali specificamente associati all'insorgenza dei tumori infantili. Ciò è dovuto in parte al fatto che le esposizioni rilevanti possono riguardare il genitore, il bambino nel grembo materno, o il bambino dopo la nascita, e poiché i tumori, in particolare quelli infantili, possono essere il risultato di una combinazione di cause genetiche e ambientali". "Un altro aspetto rilevante per l'area della Terra dei fuochi in relazione alla salute infantile riguarda la deprivazione socioeconomica - conclude il report dell'Iss - I bambini che vivono in zone povere sembrano essere più vulnerabili rispetto a quelli che risiedono in aree meno deprivate, perché possono cumulare diversi fattori quali malattie croniche e diete meno sane, che possono dar luogo a ulteriori effetti sinergici negativi sulla salute. I bambini che vivono in condizioni sociali avverse presentano infatti esposizioni multiple e cumulative, sono più suscettibili ad una ampia varietà di sostanze tossiche ambientali e spesso non hanno accesso a un'assistenza sanitaria di qualità per ridurre gli effetti di fattori di rischio ambientali".

Berlusconi “incorona” Lettieri

SAN VITALIANO. Silvio Berlusconi durante un collegamento telefonico ad una convention a San Vitaliano organizzata dal deputato forzista Paolo Russo ha “incoronato" Gianni Lettieri a candidato a sindaco del centrodestra. L'ex premier ha rivolto il suo «affettuoso in bocca al lupo» a Gianni Lettieri, candidato per la corsa alle comunali di Napoli. «Gianni Lettieri si sta preparando a quella che sarà una grande campagna elettorale per mettere fine alla cattiva amministrazione della città di Napoli». Il presidente di Fi ha, poi, salutato anche il coordinatore regionale Domenico De Siano e Armando Cesaro che «sta facendo benissimo come capo del nostro gruppo regionale»

Renzi: «Il Paese è solido e stabile»

ROMA. "Il 2015 è andato meglio del 2014, delle nostre previsioni nel 2014" e "il pil torna a crescere". Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella conferenza stampa di fine anno alla Camera spiega i risultati conseguiti sul fronte dell'economia e dell'occupazione e sottolinea: "L'Italia si è rimessa in moto, il Paese è solido e stabile".

La conferenza stampa inizia con una secca replica al presidente dell'Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, che aveva parlato di "schiavitù" a proposito di alcune realtà del giornalismo, chiedendo al governo di non concedere più soldi pubblici agli "editori che non documentano di pagare dignitosamente tutti i giornalisti e non solo i contrattualizzati".

"Non ho condiviso le sue parole. Non c'è alcuna piaggeria, né schiavitù o barbarie in Italia e la mia posizione sull'Ordine dei giornalisti è nota: io sarei per abolirlo - afferma Renzi - Se toccasse a me l'Ordine lo abolirei domani mattina".

Poi entra nel dettaglio degli obiettivi raggiunti. Anche in questa occasione non mancano le slide, strumento al quale Renzi ricorre spesso per illustrare i risultati e le proposte del suo esecutivo. Sullo schermo dell'auletta dei gruppi parlamentari della Camera si susseguono i provvedimenti adottati dal governo nel 2015, contrapposti all'immagine di un 'gufetto' pessimista, puntualmente "smentito dalla realtà dei fatti".

"E' stato un buon anno che ha visto in alcune principali sfide, che sembravano impossibili da vincere, tornare il segno positivo" rimarca il premier. "Qualche anno fa c'era preoccupazione", si diceva che "l'Italia sarebbe stata in stagnazione perenne, che l'Italia non sarebbe più tornata con il segno più" ma "se noi guardiamo i dati quest'anno vediamo che il pil torna a crescere", osserva Renzi, che parla di "vittoria della politica contro il populismo. La politica batte il populismo 4 a 0".

LAVORO - "Quando incontri un ragazzo che ti ringrazia perché ha un contratto a tempo indeterminato ti rendi conto che dopo le polemiche sul Jobs act questo 2015 ha portato chiarezza: oggi in Italia ci sono più tutele, non meno, più posti di lavoro, non meno" rimarca il presidente del Consiglio.

BANCHE - Intervenendo sulla vicenda banche, Renzi assicura: "Abbiamo a cuore il destino di quelle persone" che sono state truffate. "Chi ha subito dei danni deve sapere che lo Stato è dalla sua parte, che faremo di tutto perché possa riavere indietro i suoi soldi". Il presidente del Consiglio garantisce che "non c'è un rischio sistemico, il sistema è solido" e aggiunge che l'Italia non chiederà "alcuna deroga all'Europa. Non cambierei il sistema della banche italiane con quello tedesco nemmeno sotto pagamento". "Noi come gruppo dirigente non abbiamo niente da temere - rimarca ancora - Le forze politiche che fingono di essere state su Marte si ricordino che non erano su Marte".

"Il sistema bancario italiano è in grado di reggere - ribadisce - Certo, noi giocheremo tutte le nostre carte nel rispetto delle regole Ue. Ma noi non guardiamo in faccia nessuno e siamo pronti anche a ricorrere alla Corte di giustizia europea nel caso in cui vi siano state violazioni rispetto a quelle regole".

LEGGE DI STABILITA' - Il premier risponde poi alle critiche sulla legge di stabilità. "Il 2015 è stato l'anno delle riforme, il 2016 sarà l'anno dei valori - evidenzia - La legge di stabilità che è stata considerata una legge di mance e mancette mette soldi nella scuola, università, cultura, mette soldi negli ideali, nel terzo settore, nel servizio civile".

Riguardo alla concessione di più margine sulle norme di bilancio da parte dell'Ue, come prevista dalla legge di stabilità, Renzi dice che la flessibilità è "scontata", data "per acquisita", e chiarisce: "Noi abbiamo rispettato tutte le regole Ue e usato la flessibilità prevista dalle regole, l'Italia non chiede sconti, non è il discount".

FISCO - Renzi non entra nel merito dei prossimi tagli delle tasse "anche perché se Padoan sente che sto facendo i tagli alle tasse mi torna a Roma sconvolto" dice rispondendo alla domanda posta dall'Adnkronos nel corso della conferenza stampa. "Abbiamo già individuato un percorso che vede Irpef, Irap, Ires e la questione delle pensioni come assi di intervento, ma non sarebbe serio da parte mia dare adesso i dettagli - spiega - perché non sono ancora definiti: la discussione vera sarà nell'estate del 2016".

PENSIONI - Il premier promette che il governo non farà tagli alle pensioni. "Una cosa sono le pensioni da 2000 euro - precisa - un altro sono le pensioni sopra i 2000 euro". "Non considero la pensione da 2000 euro una pensione d'oro, anche se chi è ci è andato lo ha fatto con il sistema retributivo. Sulle pensioni bisogna essere molto seri: in passato si sono fatte riforme importanti ma poi abbiamo dovuto fare delle modifiche successive per rimediare agli errori".

"Abbiamo calcolato che una parte significativa dei vantaggi ottenuti con la riforma Fornero siano stati poi mangiati da provvedimenti di salvaguardia. Noi non tocchiamo le pensioni degli italiani, se ci saranno da fare degli interventi sulle pensioni d'oro - che non sono 2000 euro - sarà fatto dopo una discussione e un dibattito trasparente", assicura.

RIFORME - Quanto alle riforme, l'11 gennaio riprende l'iter, "immaginiamo il referendum a ottobre 2016 e lì saranno i cittadini a dire se quelle riforme sono state imposte dall'alto o se le approveranno - scandisce Renzi in conferenza stampa - Se perdo il referendum costituzionale considererò fallita la mia esperienza politica".

Quello sull'Italicum, evidenzia, è stato "il passaggio più difficile" ma sulla legge elettorale "è stato fatto un capolavoro parlamentare. Un anno fa si diceva che non c'erano i numeri per approvare la legge elettorale, il dato di fatto oggettivo è che l'Italicum è approvato. Con l'Italicum non abbiamo un effetto spagnolo, abbiamo un Paese stabile", afferma il premier.

UE - Quanto ai rapporti con l'Unione europea, "io non ho dichiarato guerra alla Ue - mette in chiaro - noi stiamo chiedendo alla Ue di far rispettare tutte le regole a tutti". Renzi sottolinea che "non c'è un solo provvedimento in cui l'Italia ha chiesto deroghe, l'Italia non sta attaccando ma difendendo la Ue". In particolare, il rapporto con la Cancelliera Angela Merkel "è splendido". Ma non manca di mettere i puntini sulle 'i' sul rispetto delle regole comunitarie da parte del governo. "Chi non ha rispettato il 3% è la Germania nel 2005", ricorda Renzi.

IMMIGRAZIONE - Il premier affronta poi la questione immigrazione e ribatte alle critiche. "Si diceva che l'Italia è invasa e che la colpa è del governo. Ma nel 2015 ci sono meno sbarchi e meno immigrati dell'anno scorso", un "record storico - evidenzia - il più basso in assoluto di immigrazione in Italia", e "il problema ora è diventato europeo". Renzi torna quindi a chiedere una "politica di asilo europea".

LIBIA - In tema di politica estera, a proposito di un eventuale intervento in Libia, Renzi afferma: "Non si può dubitare del fatto che gli interventi unilaterali non hanno funzionato. In passato ci sono stati interventi che sono diventati multilaterali, ma erano partiti unilaterali. Oggi non se ne vede la necessità" e "l'intervento unilaterale sarebbe un clamoroso errore".

UNIONI CIVILI - Sollecitato in merito alla legge sulle unioni civili Renzi ammette: "Purtroppo non siamo riusciti a tenere la tabella di marcia che ci eravamo prefissati. Credo che questo sia un argomento che va depurato da temi politici. Anche nel Pd e in Fi vi sono molte divisioni, quindi è un tema divisivo, che comunque sia dobbiamo portare a casa entro 2016". E "io farò di tutto perché il confronto parlamentare sia più serio e franco possibile". Il premier assicura anche che il tema della stepchild adoption non sarà stralciato dal ddl.

PD E SONDAGGI - Riguardo ai sondaggi, "non sono un problema - dice il leader del Pd - Se dovessi fare una scommessa oggi sulle elezioni del 2018 direi che vinciamo al primo turno". Quanto alle amministrative, "a Milano le primarie si terranno il 7 febbraio. A Roma credo che siano il 6 marzo o in ogni caso diciamo a marzo, non vorrei fare una gaffe". E anche "a Napoli si faranno le primarie, credo il 6 marzo".

VOTO A ROMA - Con particolare riferimento alla capitale, Renzi si dice "convinto che il Pd alle elezioni di Roma se la giocherà nonostante il fatto che ci siano responsabilità in ciò che è accaduto e sono convinto che il prossimo sindaco farà meglio di quello che c'è stato prima". "A Roma - rimarca - si va a votare nel 2016. Si voterà intorno al 10 giugno".

"QUELLO DI PREMIER MIO ULTIMO RUOLO PUBBLICO" - Renzi parla anche del suo futuro. "Ho un profondo amore per l'Italia e sono a fare il presidente del Consiglio come mio ultimo ruolo pubblico - dice in conferenza stampa - Quando fai il presidente del Consiglio, dopo lasci e questo per me sarà l'ultimo incarico, l'ultimo servizio pubblico".

De Magistris: «Mi candido per vincere al primo turno»

NAPOLI. "Lo dico con la giusta e dovuta umiltà, noi ci candidiamo per vincere al primo turno". Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. "Questo vale per me - ha aggiunto - come per gli avversari che ancora non conosciamo". Riguardo il rapporto con il Movimento Cinque Stelle, de Magistris ha spiegato che "oggi sono molte le ragioni per non avere toni e contenuti di asperità con loro, perché su temi concreti ci sono state e ci sono battaglie comuni. Auspico che il prossimo programma, che andremo a scrivere con l'inizio dell'anno nuovo, possa essere elaborato su  contenuti che ci vedono assolutamente convergenti e vicini. Poi non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi, conosco la loro posizione che è un 'no' fermo a qualsiasi alleanza". Posizione che "non è la mia - ha sottolineato de Magistris - perché non ho la pregiudiziale così netta. Non sono esponente di partito o di movimenti, sono una persona autonoma, libera e indipendente che si presenterà soprattutto con liste civiche. Cerco il dialogo e lo consoliderò ancor di più nei prossimi mesi, poi ogni elettore farà la sua libera scelta".

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