Martedì 19 Settembre 2017 - 17:32

Bassolino: «Il Pd è indietro, ma io vado avanti per la mia strada»

NAPOLI. Antonio Bassolino ha inaugurato il proprio comitato elettorale in vista delle primarie del Pd fissate il 7 marzo. "A chi mi invita a dire basta al Pd rispondo che non accetto provocazioni. Dobbiamo mantenere i nervi saldi ed arrivare fino alle primarie e fino al voto". La sede del comitato elettorale di Bassolino è quella della Fondazione Chiaromonte, in via Toledo, pieno centro cittadino, e l' ex presidente della Regione Campania ha letto una lettera di sostegno della figlia del dirigente del Pci, Franca Chiaromonte. "Ci muoviamo in anticipo rispetto alle primarie - ha detto Bassolino - ma tutti siamo in ritardo rispetto alle elezioni. Chi pensa che partiamo dal 40% delle Europee è fuori dalla realtà. Siamo molto più giù, anche se si può risalire". Per il 6 e 7 febbraio, data delle primarie a Milano, che lui avrebbe voluto far coincidere con quelle di Napoli, Bassolino ha annunciato l' organizzazione di "primarie programmatiche e delle idee".

Paolucci: «Slittamento primarie scelta incomprensibile»

NAPOLI. "Apprendo dell'intenzione di rinviare le primarie al 6 marzo. Mi cadono le braccia. Qual è il motivo di questo rinvio? Francamente è incomprensibile". Così Massimo Paolucci, europarlamentare del Pd, in merito al possibile slittamento della data delle primarie del centrosinistra a Napoli. "Mentre tutti gli altri candidati e schieramenti sono? da mesi in campagna elettorale - spiega Paolucci - noi scegliamo di perdere ancora altr?o? tempo alimentando l'ennesimo insopportabile balletto. Perché tanto? autolesionismo? Perché non seguiamo la strada di Milano che ha? confermato la data del 7 febbraio? Di tutto abbiamo bisogno tranne che? di nuove lacerazioni che sarebbero inevitabili se a prevalere fosse la? scelta di far saltare le primarie o di renderle ininfluenti. Rinviare? senza motivi plausibili, sarebbe il chiaro segnale che le primarie non? si vogliono fare". Rivolgendosi al segretario provinciale del Pd di Napoli, Venanzio Carpentieri, Paolucci chiede di "non giustificare il nuovo? rinvio dicendo che in fondo si tratta di 'sole' 4 settimane.? Ogni giornata, ogni ora persa nell'incertezza e dietro inutili? discussioni diminuisce le nostre possibilità di vittoria. Per vincere? a Napoli è necessario mettere in campo un lavoro straordinario, non? possiamo perdere altro tempo".

Per Paolucci inoltre è "sconcertante che alla? federazione di Napoli del Pd, la più grande federazione del Sud, il? gruppo dirigente nazionale del Pd 'comunichi' per lettera, con ordini? di servizio"; il riferimento è alla lettera del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e dal responsabile degli enti locali in segreteria nazionale Valentina Paris, letta da Carpentieri nel corso della riunione della direzione di ieri, e nella quale era indicata la data del 6 marzo quale possibile "primarie-day" nazionale. "Provengo da un partito dove sono cresciuto? con il 'centralismo democratico' - sottolinea Paolucci - quindi ho nel mio dna concetti come? rispetto e dialogo con Roma, ma il segretario provinciale di Napoli non può ridursi a fare il? ?postino, il passacarte". Per questo, conclude l'europarlamentare, l'invito a Carpentieri è "a far prevalere il buon senso. La? posta in palio non è la vittoria o la sconfitta di Antonio Bassolino? ma la possibilità per il Pd di provare a far rialzare la nostra città? con il candidato sindaco che i napoletani scioglieranno. La posta in? ?palio è il futuro della nostra terra. Napoli non merita tanta? irresponsabilità".

«Sono sbandati e dunque cercano di prendere e perdere tempo» questo il laconico commento di Antonio Bassolino affidato al suo profilo Facebook dopo aver appreso della scelta della direzione provinciale del Pd Napoli sullo slittamento delle primarie dalla data fissata del 7 febbraio prossimo a quella non ancora ratificata del 6 marzo 2016.

Sulla questione amministrative interviene anche Mara Carfagna. ''Io candidata a sindaco di Napoli? No, a Napoli c'è già un candidato, forte e credibile: Gianni Lettieri. In cinque anni lui ha saputo garantire presenza sul territorio e creare una forte azione di opposizione, che gli va riconosciuta'' ha detto la deputata di Fi al programma di Rai Radio 'Un Giorno da Pecora', condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro.

In Siria per visitare i nonni, bimba di 5 anni muore sotto le bombe dei raid

DAMASCO. Uccisa in uno dei raid compiuti dai caccia sulla Siria. È morta così una bimba di 5 anni, tornata con la madre nel Paese siriano per andare a trovare alcuni parenti. Secondo quanto ha raccontato la donna al 'Guardian', sua figlia Raghat è rimasta uccisa assieme al nonno e al cugino probabilmente in bombardamento russo, lo scorso ottobre, mentre si trovava nel giardino di una casa di Habeet, vicino a Idlib.

La famiglia della bimba era fuggita dal conflitto per andare a vivere in Turchia nel 2011 ma, due mesi fa, la madre - insegnante di matematica di 28 anni - aveva deciso di tornare in Siria per una breve visita ai nonni di Raghat, rassicurata dal fatto che la zona non sarebbe stata presa di mira dai bombardamenti.

"Ho portato i miei figli in Siria solo per sei giorni - ha detto la donna - dovevamo tornare a casa il giorno dopo. E invece mio marito non ha mai più visto sua figlia".

Usa e Russia: bloccare le finanze dell'Isis

WASHINGTON. Gli Stati Uniti e la Russia stanno negoziando una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che punta a rafforzare le misure a livello internazionale per colpire le finanze dello Stato Islamico. Lo riferisce il New York Times, anticipando che gli Usa, attualmente presidenti di turno del Consiglio, spingono affinché la risoluzione venga adottata in una riunione del Consiglio convocata per il 17 dicembre, alla quale dovrebbero partecipare anche alcuni dei ministri delle Finanze dei 15 Paesi membri dell'organismo Onu.

 
La nuova risoluzione contro l'Is si baserebbe su un analogo provvedimento adottato nel 1999 contro Al Qaeda e l'allora leader dell'organizzazione terroristica islamica, Osama Bin Laden. Già a febbraio, ricorda il Nyt, l'Onu ha adottato misure simili contro l'Is, ritenute però poco efficaci dalla Russia. Mosca sostiene che l'attuale risoluzione venga regolarmente aggirata. È per questo che l'ambasciatore di Mosca presso le Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha affermato ieri che la Russia vuole che la risoluzione contenga una norma che imponga al segretario generale dell'Onu di denunciare le violazioni del blocco finanziario contro lo Stato Islamico.

Secondo le stime, l'Is dispone annualmente di risorse pari a 1 miliardo di dollari. Si tratta di soldi derivanti dai proventi dei traffici petroliferi, dalle tasse imposte nei territori controllati e dal contrabbando di reperti archeologici. Altri proventi deriverebbero dai movimenti di denaro da e verso l'Iraq e la Siria. Queste imponenti risorse, che fanno dell'Is l'organizzazione terroristica più ricca della storia, servono al Califfato di al Baghdadi per finanziare le proprie milizie jihadiste e fornire alcuni servizi di base nei territori controllati.

L'Isis: «I killer di San Bernardino sono nostri sostenitori»

WASHINGTON. L'Isis ha riconosciuto oggi gli attentatori della strage di San Bernardino in California come suoi sostenitori. Nel bollettino di guerra trasmesso dal notiziario odierno diffuso dalla radio di al-Bayan, che trasmette dalla roccaforte dell'Isis a Mosul in Iraq, la prima notizia riguarda appunto l'attentato a San Bernardino in cui sono rimaste uccise 14 persone, mentre 21 sono state ferite. Il titolo della notizia diffusa via Internet dalla radio dell'Is recita: 'Trenta americani tra morti e feriti in un attacco di due dei sostenitori dello Stato islamico diversi giorni fa nella California americana'.

 
Riferendosi i dettagli dell'attacco, il notiziario dell'Is afferma che ''due sostenitori nello Stato islamico hanno attaccato diversi giorni fa un centro nella città di San Bernardino nello stato della California americana. Hanno sparato colpi d'arma da fuoco all'interno del centro causando la morte di 14 persone e il ferimento di più di 20. Dopo c'è stato uno scambio di colpi d'armi da fuoco con la polizia americana, che li ha inseguiti per diverse ore e poi uccisi''. Il comunicato si conclude con la richiesta ''a Dio che li accolga tra i martiri''. L'Isis non fornisce i nomi dei due attentatori, né spiega che erano marito e moglie. Inoltre non usa il termine ''soldato del Califfato'' solitamente adoperato nelle rivendicazioni per identificare i propri uomini che compiono attentati.

Nuovo allarme: «Gran Bretagna prossimo obiettivo Isis»

LONDRA. Informazioni raccolte indicano che il prossimo obiettivo di attacchi da parte dello Stato Islamico in Europa potrebbe essere in Gran Bretagna. È quanto hanno rivelato fonti dell'antiterrorismo europeo alla Cnn, ammettendo che ormai si ritengono perse le tracce di Salah Abdeslam, unico componente del commando che ha colpito a Parigi il 13 novembre sopravvissuto agli attacchi.

Secondo le informazioni, combattenti dell'Is britannici avrebbero ricevuto l'ordine dai vertici del cosiddetto califfato di tornare in patria per preparare attentati. Non è comunque chiaro quanto la minaccia sia imminente e non si hanno obiettivi specifici. Ma il livello d'allerta è salito dopo che da ieri la Raf ha iniziato a bombardare obiettivi dell'Isis in Siria, a seguito del via libera da parte della Camera dei Comuni di mercoledì.

Le fonti citate dalla Cnn non specificano se a provocare l'allerta sia stato l'arresto di Aine Lesley Davis, operativo dell'Isis britannico collegato a 'Jihadi John', arrestato a Istanbul lo stesso giorno degli attacchi di Parigi mentre stava tentando di tornare in Europa con l'ordine di portare a termine attentati.

Per quanto riguarda la caccia a Salah, gli inquirenti ritengono che sia credibile che l'uomo all'ultimo momento abbia avuto un ripensamento e abbia deciso di non farsi esplodere. "È entrato nel panico, era spaventato quando ha chiamato i suoi amici per farsi andare a prendere a Parigi", hanno detto le fonti che quindi ritengono che forse l'Isis non è disposto ad accoglierlo se veramente Salah è riuscito a raggiungere la Siria.

La verità, concludono le fonti, è che l'ultima traccia di lui risale al 14 novembre quando, all'indomani degli attacchi, un amico lo ha lasciato nel quartiere di Bruxelles di Schaerbeek.

Bomba fa strage in un night club al Cairo, 16 morti

IL CAIRO. È di "16 morti e tre feriti" il bilancio di un attacco con bombe molotov a un night club nel quartiere di Agouza di Giza, a sud del Cairo. Lo ha reso noto una fonte della sicurezza egiziana, che ipotizza dietro all'incidente "moventi criminali" e non terroristici. "In base alle prime indagini - ha aggiunto la fonte - sono emerse informazioni sul fatto che vi sia stato un diverbio tra gli addetti al night club e altre persone, che per vendicarsi hanno lanciato bombe molotov contro l'ingresso del locale".

 
A lanciare le molotov sono stati ignoti a bordo di una motocicletta che sono poi fuggiti. La Protezione civile è subito accorsa sul posto.

L'attacco arriva mentre l'Egitto attende i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari. In attesa dell'annuncio, si profila una vittoria schiacciate dei sostenitori del presidente Abdel Fattah Al-Sisi, dopo che due giorni fa si è concluso il ballottaggio della seconda fase delle consultazioni, una lunga maratona elettorale caratterizzata da una bassa affluenza alle urne. A trionfare, sembra ormai certo, sarà la coalizione 'Per l'amore dell'Egitto', considerata vicina ad al-Sisi.

Strage in California, «killer in contatto con diversi terroristi»

SACRAMENTO. "È possibile" che la strage di San Bernardino "sia legata al terrorismo, ma non lo sappiamo". Lo ha detto il presidente americano Barack Obama, intervendo sulla sparatoria in cui sono state uccise 14 persone al termine di una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza.

 

"Non sappiamo perché sia avvenuto questo fatto terribile - ha detto Obama - è possibile che sia legato al terrorismo, ma non lo sappiamo. E' anche possibile sia legato al posto di lavoro". Il presidente ha sottolineato che l'indagine è stata affidata all'Fbi e che ci vorrà del tempo per capire le motivazioni e i piani della coppia che ha sparato. Ma intanto, Obama, ha ribadito la necessità di leggi più restrittive sul possesso di armi.

 

IDENTIFICATI I DUE KILLER - Sono stati identificati l'uomo e la donna sospettati di essere responsabili della strage nel centro servizi sociali di San Bernardino ed uccisi dalla polizia mentre fuggivano a bordo di un Suv (FOTO). Si tratta di Syed Farook, di 28, cittadino americano, e Tashfeen Malik, 27 anni, sposati da due anni e con una bimba di sei mesi che ieri avevano lasciato dalla nonna, come ha testimoniato alla Cnn il direttore del Council on American Islamic Relations di Los Angeles comunicando lo choc della famiglia di lui, che non riesce a spiegarsi cosa possa aver spinto i due giovani a questa azione. "Si tratta di un atto di terrorismo? Non lo sappiamo", ha dichiarato David Bowdich, assistente del direttore dell'ufficio operazioni dell'Fbi di Los Angeles, citato dal Los Angeles Times.

L'uomo, che era cittadino americano, lavorava come ispettore sanitario nel centro specializzato nell'assistenza dei disabili dove ieri sono rimaste uccise 14 persone ed altre 21 sono rimaste. Secondo la ricostruzione della polizia, Farook aveva partecipato alla festa nell'Inland Regional Center, durante la quale è avvenuta la sparatoria, ma si sarebbe allontanato prima della fine visibilmente "arrabbiato", ha detto il portavoce della polizia.

"Considerando quello che abbiamo visto e come erano equipaggiati, crediamo che vi sia stato una pianificazione per questo attacco", ha detto ancora il portavoce della polizia che avrebbe trovato nel Suv anche un ordigno simile ad una pipe bomb che si è rivelato non esplosivo.

Farook e Malik sono rimasti uccisi in una sparatoria con la polizia al termine di un inseguimento per le strade della cittadina della California quattro ore dopo la strage. Nello scontro a fuoco è rimasto ferito un agente ed a bordo del Suv sono stati ritrovati due fucili e due pistole. I due sospetti erano vestiti di nero e con il volto coperto da maschere ed avevano addosso diversi caricatori per i fucili. Una terza persona sarebbe stata fermata dalla polizia che comunque ha detto di ritenere che solo la coppia è da considerarsi responsabile della strage.

Anche due colleghi di lavoro, sopravvissuti alla strage perché si trovavano in bagno nel momento in cui sono iniziati gli spari, si sono mostrati scioccati descrivendo Farook come una persona riservata ed educata, che non sembrava nutrire risentimenti.

Farook era un musulmano osservante, ma raramente aveva parlato della sua religione al lavoro, hanno detto ancora Christian Nwadike e Patrick Baccari, un altro ispettore sanitario che divideva l'ufficio con Farook. L'uomo recentemente era andato in Arabia Saudita ed era tornato con la donna che aveva conosciuto on line. I due si erano poi sposati ed avevano una bambina, sembravano "vivere il sogno americano" hanno concluso i colleghi.

L'attacco all'Inland Regional Center, che si trova ad una novantina di chilometri ad est da Los Angeles, è il più sanguinoso avvenuto negli Stati Uniti dal massacro alla scuola Sandy Hook nel 2012. Farook lavorava da cinque anni al dipartimento per la Sanità e sarebbe rimasto coinvolto in una lite durante la festa, andando via con Malik prima della fine.

FAROOQ IN CONTATTO CON TERRORISTI INTERNAZIONALI. Syed Farooq sarebbe stato in contatto "con più di un soggetto del terrorismo internazionale". Lo hanno detto fonti giudiziarie alla Cnn, secondo cui il giovane si era "radicalizzato"

PER FBI PREMATURO PARLARE DI TERRORISMO - "Non conosciamo i motivi" della strage di San Bernardino, "niente è escluso", ma "è prematuro parlare di terrorismo". Lo ha detto David Bowich dell'Fbi in una conferenza stampa sull sparatoria. Intanto il capo della polizia locale, Jarrod Burguan, ha aggiornato a 21 il numero dei feriti della strage in cui sono state uccise 14 persone.

Burguan ha parlato di un massacro che appare in qualche modo "pianificato", sottolineando che i due autori della strage hanno vuotato 75 caricatori di munizioni.

GLI INQUIRENTI: POTREBBE ESSERE UN MIX TERRORISMO-VENDETTA - Gli inquirenti non hanno ancora stabilito "un chiaro motivo" per la strage di San Bernardino, ma sono orientati verso una possibile "combinazione di terrorismo e questioni legate al posto di lavoro". Lo hanno riferito fonti delle indagini federali al Los Angeles times, spiegando che si sta cercando di capire se la strage "è stata in qualche modo ispirata o diretta da una organizzazione terrorista" o se Syed Farooq, che ha compiuto la strage assieme alla moglie Tashfeen, si fosse "radicalizzato da solo".

Gli inquirenti ritengono che la coppia, nella cui casa sono stati ritrovati armi ed esplosivi, avesse familiarità con le armi e le tattiche militari e si chiedono come l'abbiano acquisita.

COMPRATI LEGALMENTE DUE FUCILI USATI - Almeno due delle armi che sarebbero state usate per la strage erano state acquistate legalmente da un individuo collegato all'inchiesta. Lo ha reso noto il portavoce del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, Meredith Davis. Durante un'intervista alla Cbs, Barack Obama ha rinnovato la sua richiesta al Congresso perché approvi leggi più severe sul controllo delle armi. "Non dobbiamo pensare che questo sia qualcosa che avvenga nel corso normale delle cose, perché - ha detto - queste sparatorie non avvengono con la stessa frequenza negli altri Paesi". IL PROFILO ONLINE DI FAROUK - "Sono un musulmano che vive negli Stati Uniti, in California. Religioso, ma con una famiglia moderna composta da quattro persone, due femmine e due maschi". Così Farook si definiva in un profilo online su iMilap.com.

SOTTO CHOC IL COGNATO DEL SOSPETTO RESPONSABILE DELLA STRAGE. E' sotto choc, ancora incredulo, Farhan Khan, il cognato del sospetto responsabile della strage. "Non ho idea del perché lo avrebbe fatto, del perché avrebbe fatto una cosa del genere. Sono io stesso sotto shock, sono una persona normale", ha affermato l'uomo, che ha voluto fare le condoglianze alle famiglie colpite.

Putin: «Ankara rimpiangerà quello che ha fatto»

MOSCA. È confermato per questo pomeriggio a Belgrado l'incontro fra i ministri degli esteri di Russia e Turchia, Sergei Lavrov e Mevlut Cavusoglu, anche se le accuse fra i due paesi continuano con toni non certo attenuati. Vladimir Putin liquida la leadership turca come "cricca al potere" che, ha aggiunto, "rimpiangerà quello che ha fatto" e Recep Tayyp Erdogan che ribalta le accuse di Mosca e sostiene di aver le prove del coinvolgimento della Russia nel traffico del petrolio dell'Isis e anticipa di essere pronto "a rivelarle al mondo".

Sarà un incontro breve, quello organizzato fra Lavrov e Cavusoglu a margine della riunione ministeriale dell'Osce, anticipa una fonte della delegazione russa citata da Ria Novosti. Mentre il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov spiega con toni pacati che davvero "è prematuro parlare del ritorno alla normalità delle relazioni con la Turchia", prematuro, aggiunge, proprio a causa delle accuse rivolte da Mosca a Erdogan e alla sua famiglia.

Fonti di Ankara rilanciate dal quotidiano Hurriyet indicano che si svolgerà alle 15.30 il colloquio fra Lavrov e Casuvoglu, il primo di alto livello fra i due paesi dopo l'abbattimento il 24 novembre scorso dell'aereo russo da parte delle forze turche, e le accuse precisate ieri alla leadership turca, che secondo Mosca sarebbe coinvolta nel traffico di petrolio da Siria e iraq gestito dall'Isis.

In mattinata a Mosca Vladimir Putin ha iniziato il suo tradizionale discorso alla nazione di fronte al Consiglio della federazione nella salone di San Giorgio del Cremlino, luogo "storico della gloria militare russa", chiedendo ai quasi 1.300 invitati, fra cui le vedove del pilota dell'Su-24 e del militare dell'equipaggio dell'elicottero, un minuto di silenzio per ricordare i militari uccisi in Siria. Il presidente russo non ha fatto marcia indietro sulle accuse precisate ieri al ministero della difesa, ma anzi ha ribadito che la Russia "sa chi sono le persone che in Turchia si arricchiscono e consentono ai terroristi di fare profitti", ricavi usati "per reclutare mercenari, acquistare armi, organizzare attacchi terroristici disumani contro i nostri cittadini, francesi, libanesi, del Mali e di altri paesi". E Putin si spinge a parlare quasi come il suo rivale interno Aleksei Navalny, quasi incrinando il dogma contro le rivolte dal basso. I turchi sono "persone gentili, gran lavoratori, hanno talento e noi non li mettiamo sullo stesso piano dell'elite al potere adesso. Forse Allah ha deciso di punire la cricca al potere in Turchia, deprivandoli di intelletto e ragione", ha quindi affermato.

Il presidente russo ha escluso "tintinnar di sciabole, reazioni isteriche, nervose o rischiose per noi e per il mondo intero", ma anticipato risposte più dure del bando alle importazioni di pomodori e altri prodotti. "Ricorderemo loro molte volte al giorno quello che hanno fatto e rimpiangeranno più di una volta quello che hanno fatto", si è limitato ad anticipare, riproponendosi al paese come leader che si batte contro il terrorismo, come fece arrivato quasi sconosciuto al Cremlino in reazione alle bombe di Mosca (affermando che gli autori degli attentati del periodo 1999-2000 avevano trovato rifugio e finanziamenti proprio in Turchia). Nessun accenno nel discorso durato circa un'ora all'Ucraina o al Donbass.

Il premier turco Ahmet Davutoglu definisce invece le accuse precisate ieri dalla Russia come "menzogne sovietiche". "Durante la guerra fredda, c'era una macchina di propaganda sovietica che produceva menzogne a cui loro stessi credevano per primi e si aspettavano che anche il mondo ci credesse", ha detto in una conferenza stampa presso l'aeroporto di Ankara, prima della sua partenza per l'Azerbaigian, la sua prima missione all'estero dalla fiducia del Parlamento al nuovo governo, con in programma incontri con il presidente Iljham Aliyev e con la controparte Artus Rasizade. Queste abitudini di stampo sovietico stanno "riemergendo una a una", ha aggiunto. "Nessuno darà credito alle menzogne della macchina di propaganda sovietica", ha concluso, il premier, citato dall'agenzia Anadolu, e assicurando che Ankara sta facendo il possibile per il controllo della frontiera con la Siria.

Bagnoli, De Luca: «Ok alle opere entro marzo 2017 o perderemo 100 milioni»

NAPOLI. «Su Bagnoli siamo disponibili a dare una mano, ma prima occorre fare chiarezza sui tempi. La disponibilità dei fondi europei era condizionata al completamento delle opere (Porta del Parco, Parco dello Sport e Turtle Point ndr) altrimenti perderemo cento milioni di euro». A dirlo è il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una conferenza stampa sul Por 2014-2020. «Il problema è che finora in quell’area non è stato fatto nulla – prosegue De Luca -. Qualche giorno fa abbiamo insediato la Cabina di regia. Io, come sapete, sono contrario a ricorsi e contenziosi (riferimento implicito al ricorso del Comune di Napoli contro il commissariamento dell’area ndr), penso piuttosto che si debba lavorare per gli interventi da fare. Immagino che un’area come quella ex Italsider, unita a Coroglio e all’ex Nato non abbia eguali al mondo. Non vedo perché dovremmo perdere una simile possibilità». E sui fondi europei aggiunge: «Abbiamo già perso tre miliardi della precedente agenda»

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