Lunedì 20 Novembre 2017 - 22:11

Bomba fa strage in un night club al Cairo, 16 morti

IL CAIRO. È di "16 morti e tre feriti" il bilancio di un attacco con bombe molotov a un night club nel quartiere di Agouza di Giza, a sud del Cairo. Lo ha reso noto una fonte della sicurezza egiziana, che ipotizza dietro all'incidente "moventi criminali" e non terroristici. "In base alle prime indagini - ha aggiunto la fonte - sono emerse informazioni sul fatto che vi sia stato un diverbio tra gli addetti al night club e altre persone, che per vendicarsi hanno lanciato bombe molotov contro l'ingresso del locale".

 
A lanciare le molotov sono stati ignoti a bordo di una motocicletta che sono poi fuggiti. La Protezione civile è subito accorsa sul posto.

L'attacco arriva mentre l'Egitto attende i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari. In attesa dell'annuncio, si profila una vittoria schiacciate dei sostenitori del presidente Abdel Fattah Al-Sisi, dopo che due giorni fa si è concluso il ballottaggio della seconda fase delle consultazioni, una lunga maratona elettorale caratterizzata da una bassa affluenza alle urne. A trionfare, sembra ormai certo, sarà la coalizione 'Per l'amore dell'Egitto', considerata vicina ad al-Sisi.

Strage in California, «killer in contatto con diversi terroristi»

SACRAMENTO. "È possibile" che la strage di San Bernardino "sia legata al terrorismo, ma non lo sappiamo". Lo ha detto il presidente americano Barack Obama, intervendo sulla sparatoria in cui sono state uccise 14 persone al termine di una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza.

 

"Non sappiamo perché sia avvenuto questo fatto terribile - ha detto Obama - è possibile che sia legato al terrorismo, ma non lo sappiamo. E' anche possibile sia legato al posto di lavoro". Il presidente ha sottolineato che l'indagine è stata affidata all'Fbi e che ci vorrà del tempo per capire le motivazioni e i piani della coppia che ha sparato. Ma intanto, Obama, ha ribadito la necessità di leggi più restrittive sul possesso di armi.

 

IDENTIFICATI I DUE KILLER - Sono stati identificati l'uomo e la donna sospettati di essere responsabili della strage nel centro servizi sociali di San Bernardino ed uccisi dalla polizia mentre fuggivano a bordo di un Suv (FOTO). Si tratta di Syed Farook, di 28, cittadino americano, e Tashfeen Malik, 27 anni, sposati da due anni e con una bimba di sei mesi che ieri avevano lasciato dalla nonna, come ha testimoniato alla Cnn il direttore del Council on American Islamic Relations di Los Angeles comunicando lo choc della famiglia di lui, che non riesce a spiegarsi cosa possa aver spinto i due giovani a questa azione. "Si tratta di un atto di terrorismo? Non lo sappiamo", ha dichiarato David Bowdich, assistente del direttore dell'ufficio operazioni dell'Fbi di Los Angeles, citato dal Los Angeles Times.

L'uomo, che era cittadino americano, lavorava come ispettore sanitario nel centro specializzato nell'assistenza dei disabili dove ieri sono rimaste uccise 14 persone ed altre 21 sono rimaste. Secondo la ricostruzione della polizia, Farook aveva partecipato alla festa nell'Inland Regional Center, durante la quale è avvenuta la sparatoria, ma si sarebbe allontanato prima della fine visibilmente "arrabbiato", ha detto il portavoce della polizia.

"Considerando quello che abbiamo visto e come erano equipaggiati, crediamo che vi sia stato una pianificazione per questo attacco", ha detto ancora il portavoce della polizia che avrebbe trovato nel Suv anche un ordigno simile ad una pipe bomb che si è rivelato non esplosivo.

Farook e Malik sono rimasti uccisi in una sparatoria con la polizia al termine di un inseguimento per le strade della cittadina della California quattro ore dopo la strage. Nello scontro a fuoco è rimasto ferito un agente ed a bordo del Suv sono stati ritrovati due fucili e due pistole. I due sospetti erano vestiti di nero e con il volto coperto da maschere ed avevano addosso diversi caricatori per i fucili. Una terza persona sarebbe stata fermata dalla polizia che comunque ha detto di ritenere che solo la coppia è da considerarsi responsabile della strage.

Anche due colleghi di lavoro, sopravvissuti alla strage perché si trovavano in bagno nel momento in cui sono iniziati gli spari, si sono mostrati scioccati descrivendo Farook come una persona riservata ed educata, che non sembrava nutrire risentimenti.

Farook era un musulmano osservante, ma raramente aveva parlato della sua religione al lavoro, hanno detto ancora Christian Nwadike e Patrick Baccari, un altro ispettore sanitario che divideva l'ufficio con Farook. L'uomo recentemente era andato in Arabia Saudita ed era tornato con la donna che aveva conosciuto on line. I due si erano poi sposati ed avevano una bambina, sembravano "vivere il sogno americano" hanno concluso i colleghi.

L'attacco all'Inland Regional Center, che si trova ad una novantina di chilometri ad est da Los Angeles, è il più sanguinoso avvenuto negli Stati Uniti dal massacro alla scuola Sandy Hook nel 2012. Farook lavorava da cinque anni al dipartimento per la Sanità e sarebbe rimasto coinvolto in una lite durante la festa, andando via con Malik prima della fine.

FAROOQ IN CONTATTO CON TERRORISTI INTERNAZIONALI. Syed Farooq sarebbe stato in contatto "con più di un soggetto del terrorismo internazionale". Lo hanno detto fonti giudiziarie alla Cnn, secondo cui il giovane si era "radicalizzato"

PER FBI PREMATURO PARLARE DI TERRORISMO - "Non conosciamo i motivi" della strage di San Bernardino, "niente è escluso", ma "è prematuro parlare di terrorismo". Lo ha detto David Bowich dell'Fbi in una conferenza stampa sull sparatoria. Intanto il capo della polizia locale, Jarrod Burguan, ha aggiornato a 21 il numero dei feriti della strage in cui sono state uccise 14 persone.

Burguan ha parlato di un massacro che appare in qualche modo "pianificato", sottolineando che i due autori della strage hanno vuotato 75 caricatori di munizioni.

GLI INQUIRENTI: POTREBBE ESSERE UN MIX TERRORISMO-VENDETTA - Gli inquirenti non hanno ancora stabilito "un chiaro motivo" per la strage di San Bernardino, ma sono orientati verso una possibile "combinazione di terrorismo e questioni legate al posto di lavoro". Lo hanno riferito fonti delle indagini federali al Los Angeles times, spiegando che si sta cercando di capire se la strage "è stata in qualche modo ispirata o diretta da una organizzazione terrorista" o se Syed Farooq, che ha compiuto la strage assieme alla moglie Tashfeen, si fosse "radicalizzato da solo".

Gli inquirenti ritengono che la coppia, nella cui casa sono stati ritrovati armi ed esplosivi, avesse familiarità con le armi e le tattiche militari e si chiedono come l'abbiano acquisita.

COMPRATI LEGALMENTE DUE FUCILI USATI - Almeno due delle armi che sarebbero state usate per la strage erano state acquistate legalmente da un individuo collegato all'inchiesta. Lo ha reso noto il portavoce del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, Meredith Davis. Durante un'intervista alla Cbs, Barack Obama ha rinnovato la sua richiesta al Congresso perché approvi leggi più severe sul controllo delle armi. "Non dobbiamo pensare che questo sia qualcosa che avvenga nel corso normale delle cose, perché - ha detto - queste sparatorie non avvengono con la stessa frequenza negli altri Paesi". IL PROFILO ONLINE DI FAROUK - "Sono un musulmano che vive negli Stati Uniti, in California. Religioso, ma con una famiglia moderna composta da quattro persone, due femmine e due maschi". Così Farook si definiva in un profilo online su iMilap.com.

SOTTO CHOC IL COGNATO DEL SOSPETTO RESPONSABILE DELLA STRAGE. E' sotto choc, ancora incredulo, Farhan Khan, il cognato del sospetto responsabile della strage. "Non ho idea del perché lo avrebbe fatto, del perché avrebbe fatto una cosa del genere. Sono io stesso sotto shock, sono una persona normale", ha affermato l'uomo, che ha voluto fare le condoglianze alle famiglie colpite.

Putin: «Ankara rimpiangerà quello che ha fatto»

MOSCA. È confermato per questo pomeriggio a Belgrado l'incontro fra i ministri degli esteri di Russia e Turchia, Sergei Lavrov e Mevlut Cavusoglu, anche se le accuse fra i due paesi continuano con toni non certo attenuati. Vladimir Putin liquida la leadership turca come "cricca al potere" che, ha aggiunto, "rimpiangerà quello che ha fatto" e Recep Tayyp Erdogan che ribalta le accuse di Mosca e sostiene di aver le prove del coinvolgimento della Russia nel traffico del petrolio dell'Isis e anticipa di essere pronto "a rivelarle al mondo".

Sarà un incontro breve, quello organizzato fra Lavrov e Cavusoglu a margine della riunione ministeriale dell'Osce, anticipa una fonte della delegazione russa citata da Ria Novosti. Mentre il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov spiega con toni pacati che davvero "è prematuro parlare del ritorno alla normalità delle relazioni con la Turchia", prematuro, aggiunge, proprio a causa delle accuse rivolte da Mosca a Erdogan e alla sua famiglia.

Fonti di Ankara rilanciate dal quotidiano Hurriyet indicano che si svolgerà alle 15.30 il colloquio fra Lavrov e Casuvoglu, il primo di alto livello fra i due paesi dopo l'abbattimento il 24 novembre scorso dell'aereo russo da parte delle forze turche, e le accuse precisate ieri alla leadership turca, che secondo Mosca sarebbe coinvolta nel traffico di petrolio da Siria e iraq gestito dall'Isis.

In mattinata a Mosca Vladimir Putin ha iniziato il suo tradizionale discorso alla nazione di fronte al Consiglio della federazione nella salone di San Giorgio del Cremlino, luogo "storico della gloria militare russa", chiedendo ai quasi 1.300 invitati, fra cui le vedove del pilota dell'Su-24 e del militare dell'equipaggio dell'elicottero, un minuto di silenzio per ricordare i militari uccisi in Siria. Il presidente russo non ha fatto marcia indietro sulle accuse precisate ieri al ministero della difesa, ma anzi ha ribadito che la Russia "sa chi sono le persone che in Turchia si arricchiscono e consentono ai terroristi di fare profitti", ricavi usati "per reclutare mercenari, acquistare armi, organizzare attacchi terroristici disumani contro i nostri cittadini, francesi, libanesi, del Mali e di altri paesi". E Putin si spinge a parlare quasi come il suo rivale interno Aleksei Navalny, quasi incrinando il dogma contro le rivolte dal basso. I turchi sono "persone gentili, gran lavoratori, hanno talento e noi non li mettiamo sullo stesso piano dell'elite al potere adesso. Forse Allah ha deciso di punire la cricca al potere in Turchia, deprivandoli di intelletto e ragione", ha quindi affermato.

Il presidente russo ha escluso "tintinnar di sciabole, reazioni isteriche, nervose o rischiose per noi e per il mondo intero", ma anticipato risposte più dure del bando alle importazioni di pomodori e altri prodotti. "Ricorderemo loro molte volte al giorno quello che hanno fatto e rimpiangeranno più di una volta quello che hanno fatto", si è limitato ad anticipare, riproponendosi al paese come leader che si batte contro il terrorismo, come fece arrivato quasi sconosciuto al Cremlino in reazione alle bombe di Mosca (affermando che gli autori degli attentati del periodo 1999-2000 avevano trovato rifugio e finanziamenti proprio in Turchia). Nessun accenno nel discorso durato circa un'ora all'Ucraina o al Donbass.

Il premier turco Ahmet Davutoglu definisce invece le accuse precisate ieri dalla Russia come "menzogne sovietiche". "Durante la guerra fredda, c'era una macchina di propaganda sovietica che produceva menzogne a cui loro stessi credevano per primi e si aspettavano che anche il mondo ci credesse", ha detto in una conferenza stampa presso l'aeroporto di Ankara, prima della sua partenza per l'Azerbaigian, la sua prima missione all'estero dalla fiducia del Parlamento al nuovo governo, con in programma incontri con il presidente Iljham Aliyev e con la controparte Artus Rasizade. Queste abitudini di stampo sovietico stanno "riemergendo una a una", ha aggiunto. "Nessuno darà credito alle menzogne della macchina di propaganda sovietica", ha concluso, il premier, citato dall'agenzia Anadolu, e assicurando che Ankara sta facendo il possibile per il controllo della frontiera con la Siria.

Bagnoli, De Luca: «Ok alle opere entro marzo 2017 o perderemo 100 milioni»

NAPOLI. «Su Bagnoli siamo disponibili a dare una mano, ma prima occorre fare chiarezza sui tempi. La disponibilità dei fondi europei era condizionata al completamento delle opere (Porta del Parco, Parco dello Sport e Turtle Point ndr) altrimenti perderemo cento milioni di euro». A dirlo è il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una conferenza stampa sul Por 2014-2020. «Il problema è che finora in quell’area non è stato fatto nulla – prosegue De Luca -. Qualche giorno fa abbiamo insediato la Cabina di regia. Io, come sapete, sono contrario a ricorsi e contenziosi (riferimento implicito al ricorso del Comune di Napoli contro il commissariamento dell’area ndr), penso piuttosto che si debba lavorare per gli interventi da fare. Immagino che un’area come quella ex Italsider, unita a Coroglio e all’ex Nato non abbia eguali al mondo. Non vedo perché dovremmo perdere una simile possibilità». E sui fondi europei aggiunge: «Abbiamo già perso tre miliardi della precedente agenda»

Siria, primi raid britannici contro l'Isis

LONDRA. La Gran Bretagna ha effettuato i primi raid aerei contro l'Isis in Siria. Quattro Tornado della Raf, decollati dalla base cirpriota di Akrotiri poco dopo il voto della Camera dei comuni per l'autorizzazione della missione, hanno colpito obiettivi dell'Isis.

"Dopo la decisione del Consiglio dei ministri tedesco, che dovrà essere confermata dal Bundestag domani, è una nuova risposta all'appello alla solidarietà degli Europei che il Presidente della Repubblica aveva lanciato il 16 novembre (nel suo intervento di fronte al Congresso riunito a Versailles tre giorni dopo gli attacchi di Parigi, ndr)", ha sottolineato l'Eliseo in un comunicato in cui si riferisce che Francois Hollande "saluta le prime operazioni aeree britanniche sulla Siria condotte questa mattina immediatamente dopo il voto ottenuto ieri sera da una larga maggioranza in parlamento".

Il ministero della Difesa a Londra ha confermato che i caccia hanno effettuato la "prima operazione offensiva in Siria e hanno condotto raid". I raid, precisa la BBC, si sono concentrati contro sei obiettivi nella zona di un giacimento petrolifero sotto il controllo dell'Is nella Siria orientale.

La Gran Bretagna partecipava già alle operazioni anti-Is in Iraq e nella notte, al termine di un dibattito durato dieci ore, la Camera dei Comuni - con 397 voti a favore e 223 contrari - si è espressa a favore della mozione presentata da David Cameron per il via libera ai raid dei Tornado della Raf in Siria. In totale 66 deputati laburisti hanno votato in favore, contro il parere di Jeremy Corbyn, che pure ha lasciato libertà di voto ai parlamentari del suo partito, e sette conservatori hanno espresso voto contrario.

Si cerca Salah, nuove perquisizioni
a Molenbeek

BRUXELLES. Nuove perquisizioni legate agli attenttai di Parigi sono in corso a Molenbeek-Saint-Jean, a Bruxelles. Lo ha reso noto la procura federale belga, confermando notizie diffuse dalla Vrt. Al momento, rendono noto i media locali, nessuna informazione è stata divulgata su eventuali arresti nel corso dell'operazione. Secondo l'emittente fiamminga, le perquisizioni hanno lo scopo di ottenere informazioni sul luogo in cui si è rifugiato uno dei principali sospetti degli attentati del 13 novembre a Parigi, Salah Abdeslam.

Il ritorno di Al Qaeda, riconquistate due città nel sud dello Yemen

ADEN. Al Qaeda nella Penisola arabica (Aqap) ha ripreso il controllo delle città di Zinjibar e Jaar nel sud dello Yemen, conquistate quattro anni fa dai comitati di resistenza popolare che combattono i miliziani sciiti houthi. Lo riferiscono fonti locali, spiegando che i miliziani hanno lanciato un attacco a sorpresa, dando il via a violenti scontri con le forze presenti in città.

 
Jaar e Zinjibar, capoluogo della provincia di Abyan, distano circa 50 chilometri dalla principale città portuale di Aden. Nel 2011 erano in mano ad al-Qaeda nella Penisola arabica. Abdullatif al-Sayed, capo dei Comitati di resistenza popolare nella provincia di Abyan, ha spiegato che i suoi uomini hanno tentato di respingere gli attacchi e che ha avvisato i suoi superiori, ma è stato tutto vano.

Bagnoli, a Palazzo Chigi la cabina di regia
De Magistris assente: tutto illegittimo

NAPOLI. A meno di una settimana dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 'Territori' che, tra le altre misure, prevede uno stanziamento immediatamente utilizzabile di 50 milioni di euro per il risanamento e la rigenerazione urbana dell'area ex Italsider di Bagnoli, si è insediata a Palazzo Chigi la cabina di regia. Lo rende noto un comunicato della presidenza del Consiglio. Alla prima riunione, presieduta dal sottosegretario Claudio De Vincenti, hanno preso parte il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il capo di gabinetto del ministero dell'Ambiente Guido Carpani in rappresentanza del ministro Gian Luca Galletti impegnato a Parigi nel vertice mondiale sul clima, il commissario straordinario per Bagnoli Salvo Nastasi, il segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti, l'amministratore di Invitalia Domenico Arcuri, il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, l'assessore all'Urbanistica del comune di Napoli Carmine Piscopo e il capo del dipartimento per le Politiche di Coesione Vincenzo Donato. Nell'introdurre i lavori, De Vincenti ha sottolineato come la cabina di regia "sia la sede per quella collaborazione istituzionale tra governo, regione e comune che i cittadini di Napoli e della Campania e il Paese tutto si attendono al fine di risolvere finalmente il problema del risanamento ambientale e del rilancio produttivo e occupazionale del territorio". 

Esigenza, questa, esplicitamente condivisa dal presidente De Luca. L'assessore Piscopo, si legge ancora nel comunicato, dopo aver ricordato il ricorso al Tar proposto dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris contro la nomina del commissario straordinario, ha comunque partecipato al dibattito di merito che si è svolto nella cabina di regia. Bussola del confronto - ha detto ancora De Vincenti - la necessità di ''non perdere altro tempo, dopo 21 anni di inerzia''. E un elemento, su sollecitazione di De Luca, è già emerso chiaramente: no a una politica dei due tempi per bonifica e rigenerazione urbana, i due obiettivi vanno perseguiti contestualmente. Coerentemente con questa impostazione, la cabina di regia ha condiviso la proposta del commissario Nastasi di chiedere che Invitalia proceda direttamente agli interventi segnalati dal custode giudiziario come indifferibili per la salute pubblica e la salvaguardia dell'ambiente, in quanto il comune di Napoli non ha ancora ritenuto di sottoscrivere la convenzione attuativa dell'accordo di programma nonostante le risorse assegnate negli anni al Comune per questo scopo. Il prossimo appuntamento della cabina di regia, incentrato sulla condivisione delle linee di fondo del programma, è stato fissato per il 21 dicembre. Per gennaio è stato messo in calendario un incontro con i soggetti sociali e quelli imprenditoriali dell'area.

"Quello che si sta facendo" su Bagnoli "è tutto illegittimo". Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, assente alla riunione della cabina di regia per l'area ex Italsider di Bagnoli, alla quale il Comune sarà rappresentato dall'assessore all'Urbanistica Carmine Piscopo. "Solo la magistratura - ha aggiunto de Magistris - può rimettere le cose a posto in difesa della Costituzione. Noi andiamo avanti con il nostro piano e con le nostre idee e non molliamo di un centimetro, questa è la nostra posizione". 

"L'assenza di de Magistris a Roma al tavolo con il Governo, il commissario e la Regione Campania per discutere la delicata questione dell'area ex Italsider, è molto grave. Napoli è ostaggio dell'arroganza di un sindaco egocentrico e che antepone le sue mire carrieristiche al bene comune''. Lo dichiara Gianni Lettieri, capo dell'opposizione in Consiglio comunale di Napoli e presidente dell'associazione Fare città. "La politica dei no a tutto - aggiunge Lettieri - e la mancanza di progetti e di programmazione, ha bloccato Napoli negli ultimi 4 anni e l'ha portata verso un declino inarrestabile. Al contrario, nelle altre città europee la competizione è sulla crescita e sullo sviluppo. Il commissario Nastasi è stato nominato per fare quello che l'attuale amministrazione comunale non è riuscita a realizzare, a partire dalla bonifica dell'area". 

La "Giunta arancione - ricorda Lettieri - non ha voluto ascoltarci quando, più di due anni fa, ho spiegato in Consiglio comunale come evitare il fallimento della società 'Bagnolifutura'. Poi non ha voluto prendere in considerazione, lo studio prodotto da esperti del settore di fama internazionale, e commissionato da Fare città, avente ad oggetto la riqualificazione della zona di Bagnoli". Per Lettieri "l'aspetto più devastante è la mancanza di visione futura, l'incapacità di non sapere mettere a sistema i valori e la grande potenzialità della nostra città. Considero grave e dolosa la gestione della città in questi anni. Sono confortato solo dal fatto che questo scempio durerà ancora per pochi mesi. E' una questione di buon senso", conclude.

Comunali, Scalella: «Non mi candido a sindaco»

NAPOLI. La candidatura a sindaco di Napoli non sarà una questione che riguarderà Dario Scalella. L’imprenditore napoletano, presidente dell’azienda di costruzioni aeronautiche K4A, declina l’offerta che gli era arrivata dal centrosinistra e si tira fuori dal totocandidati per Palazzo San Giacomo. «Ringrazio per gli attestati di stima e le belle parole che molti, cittadini e forze politiche e sociali, hanno voluto esprimermi in questi giorni su voci relative a candidature», dice il presidente del Consorzio aeronautico Campania Helicopters and Airplane Industry Network. E tutto questo, aggiunge, «nonostante avessi già ripetuto in più occasioni, anche a diversi giornalisti, che non sono affatto candidato, né aspirante tale, a sindaco di Napoli». 

Il Papa in moschea: «Cristiani e musulmani fratelli, no all'odio»

BANGUI. "Dobbiamo rimanere uniti, perché cessi ogni azione che, da una parte e dall'altra, sfigura il volto di Dio e che ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune". È l'appello che Papa Francesco rivolge "ai fratelli musulmani", durante la visita alla moschea centrale di Bangui, in Centrafrica. "Insieme, diciamo no all'odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di un Dio: Dio è pace, 'salam'!". Papa Francesco esorta alla pace: "Tra cristiani e musulmani siamo fratelli, dobbiamo dunque considerarci e comportarci come tali".

Dopo aver visitato la moschea il Papa ha celebrato messa allo stadio di Bangui, ultimo incontro della sua visita apostolica in Centrafrica.

"La vita eterna non è un'illusione, non è una fuga dal mondo: essa è una potente realtà che ci chiama e che ci impegna alla perseveranza nella fede e nell'amore". E' quanto spiega Papa Francesco nell'omelia. "Soprattutto quando i tempi sono difficili, quando le prove e le sofferenze non mancano, quando l'avvenire è incerto e ci si sente stanchi, temendo di non potercela fare, è bene riunirsi attorno al Signore, come facciamo oggi - afferma il Pontefice - per gioire della sua presenza, della vita nuova e della salvezza che ci propone, come un'altra riva verso la quale dobbiamo tendere". E, osserva il Papa, "quest'altra riva è certamente la vita eterna: questo sguardo rivolto verso il mondo futuro ha sempre sostenuto il coraggio dei cristiani, dei più poveri, dei più piccoli, nel loro pellegrinaggio terreno. Ma l'altra riva più immediata, che noi cerchiamo di raggiungere, questa salvezza procurata dalla fede, è una realtà che trasforma già la nostra vita presente e il mondo in cui viviamo".

"Ogni battezzato deve continuamente rompere con quello che c’è ancora in lui dell’uomo vecchio, dell’uomo peccatore, sempre pronto a risvegliarsi al richiamo del demonio, che agisce nel nostro mondo e in questi tempi di conflitti, di odio e di guerra per condurlo all’egoismo, a ripiegarsi su se stesso e alla diffidenza, alla violenza e all’istinto di distruzione, alla vendetta, all’abbandono e allo sfruttamento dei più deboli". "Certamente, abbiamo tutti da chiedere perdono al Signore per le troppe resistenze e per le lentezze nel rendere testimonianza al Vangelo". E' quanto afferma Papa Francesco, nell'omelia della messa celebrata allo stadio di Bangui, ultimo incontro della sua visita apostolica in Centrafrica.

"Noi sappiamo anche quanta strada le nostre comunità cristiane, chiamate alla santità, abbiano ancora da percorrere. Che il Giubileo straordinario della Misericordia, appena iniziato nel vostro Paese, ne sia l’occasione", è l'esortazione finale del Papa.

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