Venerdì 21 Luglio 2017 - 9:07

Renzi da Hollande: «Coalizione ampia per distruggere l'Isis»

PARIGI. Contro lo Stato islamico "c'è la necessità di uno sforzo sempre più inclusivo, di una coalizione sempre più ampia per arrivare alla distruzione dell'Isis e del suo disegno atroce e allucinante". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al termine dell'incontro con il presidente francese, Francois Hollande, all'Eliseo a Parigi.

 
L'incontro avviene dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi ed è uno degli appuntamenti di Hollande, che nei giorni scorsi ha visto Barack Obama e Angela Merkel, mentre oggi vedrà anche Vladimir Putin.

Renzi ha sottolineato che l'Italia "conferma i propri impegni a fianco dell'Unione Europea e della Francia dal punto di vista diplomatico. Guardiamo con grande interesse al processo di Vienna e siamo impegnati perché la finestra di opportunità possa allargarsi alla Libia". Ed ha avvertito: "E' fondamentale dare priorità assoluta al dossier Libia, che rischia di essere la prossima emergenza".

In campo militare, l'impegno, ha assicurato il premier, è "anche con la Francia, come in Libano, ma anche in tutti i settori contro lo Stato islamico, in Iraq e in Siria, ma anche in Kosovo e in Africa".

Il presidente del Consiglio ha ringraziato Hollande "per l'iniziativa che ha preso" dopo gli attentati del 13 novembre. "Questo sforzo diplomatico, che seguiamo con grande cooperazione e interesse, è un fatto positivo e deve arrivare alla conclusione necessaria, alla necessaria reazione per una strategia globale, che non sia solo militare, ma anche politica, culturale e civile".

Renzi e Hollande hanno anche sottolineato la necessità che al vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea e della Turchia di domenica prossima a Bruxelles si arrivi a "un accordo globale" sulla crisi dei rifugiati.

"Dobbiamo arrivare a un accordo globale - ha rimarcato il presidente francese - per assicurare la sicurezza delle nostre frontiere esterne e per poter ospitare dignitosamente i rifugiati in Turchia senza costringerli a venire in Europa". Inoltre "bisogna bloccare le guerre civili per fermare il dramma dei rifugiati".

Renzi dal canto suo ha spiegato che l'accordo con la Turchia "deve avere un carattere globale, senza dimenticare Giordania e Libano e quello che sta soffrendo la Grecia".

RENZI ALLA SORBONA - Il presidente del Consiglio è poi intervenuto all'Università Sorbona di Parigi, dove lavorava Valeria Solesin, morta negli attentati del 13 novembre. "La lezione dura che possiamo imparare dagli attentati di Parigi è che tutti i Paesi europei devono mettere in comune le risorse per fronteggiare la minaccia terroristica, anche se questo può essere vissuto come un sacrificio della sovranità nazionale" ha detto Renzi. In particolare, "bisogna condividere i database" dei servizi di sicurezza e "tutti i mezzi per combattere il terrorismo".

"La reazione dei governi dell'Unione Europea agli attentati di Parigi deve essere dura", ha aggiunto il premier, ma investire solo nella sicurezza "non basta". "Non si può vincere questa sfida solo con la sicurezza. Certo dobbiamo rafforzarla", ma "dobbiamo ricordarci i valori occidentali, dobbiamo fare un investimento su questo, sull'educazione e sulla cultura".

Nuovo orrore Isis, 5 uomini uccisi e bruciati con l'acido

DAMASCO. I miliziani del sedicente Stato islamico hanno giustiziato cinque uomini nel castello di al-Rahba nella città di al-Miadin, nella provincia di Deir Ezzor nella Siria orientale, e gettato dell'acido sui loro cadaveri, deformandoli. Lo denunciano gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che i cadaveri dei cinque giustiziati sono poi stati lanciati all'interno di una buca. Difficile identificare l'identità delle vittime, hanno aggiunto gli attivisti, proprio perché sono state deformate con l'acido.

Il Papa: «La paura alimenta il terrorismo»

NAIROBI. "L'esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione". Lo denuncia papa Francesco parlando alle autorità e al corpo diplomatico del Kenya, prima tappa dell'undicesimo viaggio apostolico in Africa. "Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche, tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e per la guarigione dei cuori", esorta il Pontefice.

"Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, - ricorda Bergoglio - di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune dev’essere un obiettivo primario". Da qui il monito di Francesco: " la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità dev’essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza".

Il Papa si rivolge alle autorità locali e ricorda: "la promozione e la preservazione di questi grandi valori sono affidate in modo speciale a voi, che guidate la vita politica, culturale ed economica del vostro Paese. È questa una grande responsabilità, una vera e propria vocazione al servizio dell’intero popolo keniota. Il Vangelo ci dice che a quelli a cui è stato dato molto, sarà richiesto molto. In questa luce, vi incoraggio ad operare con integrità e trasparenza per il bene comune e a promuovere uno spirito di solidarietà a ogni livello della società".

Vuole morire per Allah, poi si pente: l'Isis uccide una 17enne austriaca

VIENNA. Voleva morire per Allah, ma è stata picchiata a morte perché ha tentato di scappare da Raqqa. Sarebbe questa la tragica fine di Samra Kesinovic, 17 anni, una ragazza austriaca che nell'aprile dello scorso anno era volata in Siria con la sua amica Sabina Selimovic per unirsi nelle file dell'Isis. La notizia, come scrive il 'Daily Mail', è stata riportata da diversi giornali austriaci anche se le fonti governative si sono rifiutate di commentare il caso.

 
Stando a 'The Local', a riferire della morte della giovane sarebbe una donna tunisina, che ha vissuto con Samra e Sabina a Raqqa, e che è riuscita a scappare dall'orrore dell'Is. Ma procediamo con ordine. Nell'aprile del 2014 Samra e Sabina decidono di partire da Vienna alla volta della Siria. Volano così fino ad Ankara, per addentrarsi poi nella regione turca di Adana. Dopodiché, delle due ragazze si perdono le tracce, finché non riappaiono in alcuni scatti sui social network in cui brandiscono Kalashnikov circondate da uomini armati.

David Scharia, del comitato contro il terrorismo del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha affermato di aver "ricevuto da poco delle informazioni riguardo due ragazze 15enni, di origine bosniaca, che hanno lasciato l'Austria. Tutti, sia i servizi dell'intelligence sia i familiari le stanno cercando. Entrambe sono state reclutate dal sedicente Stato Islamico. Una di loro (Sabina, ndr) è morta durante un conflitto in Siria, mentre dell'altra si sono perse le tracce".

Dietro la radicalizzazione delle due ragazze ci sarebbe Mirsad O., un predicatore islamico della Bosnia, che vive a Vienna, e che si fa chiamare 'Ebu Tejma'. Di recente è finito in manette per aver fatto parte di una presunta rete di finanziamenti al terrorismo con sede in Austria. Anche se nega i fatti, secondo le autorità, l'uomo sarebbe responsabile di aver fatto il lavaggio del cervello alle due giovani per convincerle a sposare la causa jihadista.

Secondo gli inquirenti, appena giunte in Siria sia Samra sia Sabina hanno sposato dei combattenti dell'Is ed entrambe le coppie hanno iniziato a vivere nello stesso appartamento, fino a quando Sabina si è trasferita altrove con suo marito. Parlando tramite sms con 'Paris Match', Sabina avrebbe negato di essere incinta e dichiarato di divertirsi in Siria, sentendosi finalmente libera di professare la sua religione. Al settimanale francese la teenager aveva raccontato di essere arrivata a Raqqa attraversando a piedi il confine con la Turchia, e che suo marito era un soldato. "Qui sono davvero libera - aveva sottolineato la ragazza - Posso praticare la mia religione, mentre a Vienna non era possibile."

Tuttavia, Samra e Sabina non sono le sole ad aver lasciato il paese per unirsi all'Is. Sarebbero infatti 130 le persone che sono partite dal territorio austriaco alla volta delle Siria. Secondo il portavoce del ministro degli Interni austriaco Alexander Marakovits, sono soprattutto i giovani a decidere di lasciare il paese per abbracciare il credo della jihad. "Se riusciamo a prenderli prima che lascino il paese abbiamo una possibilità di aiutarli - ha detto Marakovits - ma una volta partiti, anche se cambiano idea, è quasi impossibile che riescano a tornare indietro".

Scintille Turchia-Russia, Erdogan: «Ci siamo solo difesi, no ad escalation»

ISTANBUL. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato, nel corso di un forum economico a Istanbul, di non volere "una escalation" di tensione in seguito all'abbattimento del jet russo avvenuto ieri sul confine con la Siria e che le forze armate del suo paese sono intervenute solo per difendere i confini nazionali, oltre al "diritto dei nostri fratelli" in Siria. Erdogan è stato intanto chiamato al telefono dal presidente americano Barack Obama. Nel corso della conversazione, Obama e Erdogan hanno sottolineato l'importanza di una de-escalation della situazione e quella di garantire che simili incidenti non si ripetano, ha reso noto la Casa Bianca. Obama - hanno riferito fonti di Washington come di Ankara - ha espresso il sostegno americano e della Nato al diritto della Turchia di difendere la propria sovranità.

Anche la cancelliere tedesca, Angela Merkel, ha messo in guardia dal rischio di una escalation delle tensioni a seguito dell'abbattimento dell'aereo russo da parte delle forze turche alla frontiera con la Siria. "Dopo l'abbattimento la situazione è tornata a peggiorare. Dobbiamo fare di tutto per evitare una escalation", ha dichiarato Merkel intervenendo al Bundestag.

SORTE DEI DUE PILOTI RUSSI. Uno dei due piloti del Su-24 russo colpito ieri dagli F-16 turchi è stato messo in salvo e si trova al momento a Hmeymim, base russa vicino Lattakia, in Siria. Lo ha annunciato il ministro russo della Difesa, Sergei Shoygu, citato dall'agenzia Ria Novosti. "L'operazione di salvataggio è stata completata con successo - ha detto Shoygu durante un vertice al ministero - Il pilota è tornato alla nostra base. È sano e salvo". L'operazione di salvataggio è durata 12 ore e il ministro ha ringraziato "tutti i nostri uomini, che hanno rischiato la vita, lavorando di notte". "Ho dato la notizia - ha affermato - al Comandante in Capo (il presidente Vladimir Putin, ndr) e lui mi ha chiesto di ringraziare tutto il personale che ha preso parte all'operazione". Ieri sera Ria Novosti aveva annunciato che uno dei due piloti russi del Su-24 abbattuto dai turchi è stato ucciso da un colpo sparato da terra mentre scendeva in paracadute dopo essere riuscito a catapultarsi fuori dall'abitacolo dell'aereo, secondo le informazioni preliminari raccolte dallo stato maggiore russo. I media turchi sostenevano invece che entrambi i piloti fossero salvi e che si stava trattando con i ribelli siriani per farli arrivare in Turchia.

Obama ad Hollande: siamo tutti francesi

WASHINGTON. ​"Vinceremo noi, l'Is sarà sconfitto". Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Francois Hollandeal termine di un incontro alla Casa Bianca. "Siamo tutti francesi", ha detto Obama, rinnovando alla Francia la "solidarietà" degli Stati Uniti dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre.

"Continueremo a fare tutto il possibile per difendere la nostra nazione" dal terrorismo, ha detto ancora il presidente degli Stati Uniti ricordando che il paese, dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, ha già rafforzato con "misure straordinarie" la propria sicurezza interna.

Bomba sul bus delle guardie presidenziali: 22 morti

TUNISI. È salito ad almeno 22 morti il bilancio di un'esplosione che ha colpito un bus della guardia presidenziale su Avenue Mohamed V, nel centro di Tunisi. Lo hanno riferito i media locali. Stando a Radio Mosaique, si è trattato di un attentato terroristico.

Secondo alcuni siti locali, l'esplosione è avvenuta nei pressi dell'ex sede principale del Raggruppamento Costituzionale Democratico (Rcd), il partito dell'ex presidente Zine El Abidine Ben Ali.

Stando ad al-Arabiya, molte ambulanze si trovano sulla scena. Testimoni hanno riferito di aver udito un'esplosione molto forte.

Il Paese nordafricano ripiomba nell'incubo del terrorismo a circa cinque mesi dall'attentato a Susa, costato la vita a 38 persone, in maggioranza turisti. In precedenza c'era stata la strage del museo del Bardo e prima ancora erano finiti nel mirino dei terroristi i leader dell'opposizione e gli uomini della sicurezza. Una lunga scia di attacchi che ha macchiato di sangue la Tunisia dopo la rivoluzione del gelsomini del dicembre del 2010, quella che ha portato alla deposizione del regime Ben Ali nel gennaio del 2011 e dato il via alle primavere arabe.

«Se il Pd aveva un candidato non mi sarei esposto»

NAPOLI. La discesa in campo di Antonio Bassolino alle primarie del Pd spacca il partito dopo la sortita del vicesegretario Serracchiani che aveva proposto di inserire nel regolamento per le primarie una norma per impedire la candidatura a chi fosse stato già sindaco. «Le regole non si cambiano in corsa, andiamo avanti» scrive su Facebook, Antonio Bassolino. Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, «il Pd deve fare una riflessione ordinata su questa materia che riguarda le primarie, il modo attraverso il quale si selezionano le candidature. Questo - ha concluso - credo varrà per Bassolino come vale per qualsiasi altro candidato potenziale del Pd». 

"Se avessi visto che a Napoli il Pd aveva già trovato un candidato in grado di battere de Magistris non mi sarei candidato". Lo ha detto Antonio Bassolino, ospite di 'Un Giorno da Pecora', il talk show condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, in onda su Rai Radio2. "Io mi sono candidato alle primarie e a sindaco di Napoli", ha ribadito Bassolino.? Quanto alle polemiche sulle dichiarazioni della presunta fonte anonima del Pd sulla sua candidatura, ha risposto: "Io mi sono candidato sabato scorso dopo che il partito a Napoli ha detto le primarie a Napoli si fanno il 7 febbraio con Milano, il giorno dopo ho detto mi candido. La sera è successa una prima cosa singolare, e cioè una fonte anonima ha detto 'Bassolino non è il nostro candidato'. Ma candidato di chi? Le primarie si fanno esattamente per scegliere il candidato". Alla domanda sul perché alcuni nel Pd non lo vorrebbero come candidato, Bassolino ha risposto: "Questo dovete chiederlo ai dirigenti del Pd, e possibilmente a dirigenti che parlino con nome e cognome e non attraverso fonti anonime".

''Per Napoli io ho fatto il Maradona nel 1993, quando c'era bisogno di 'sfondare' coi voti. Oggi, se diventerò sindaco di Napoli, voglio fare il Sarri, un grandissimo allenatore che sa lavorare coi giovani''. Lo dice Antonio Bassolino, candidato a sindaco di Napoli, al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. Rimanendo in tema calcistico, de Magistris ha detto che se il Napoli vincesse lo scudetto sarebbe disposto a tingersi i capelli. Alla domanda se anche lui lo farebbe, Bassolino ha risposto: ''No, però andrei a ringraziare San Gennaro''. Se fosse costretto a scegliere, sacrificherebbe la sua candidatura allo scudetto del Napoli? ''E' possibile che avvengano entrambi, sono due cose che stanno bene insieme'', ha concluso Bassolino.

Turchia abbatte jet russo al confine, giallo sulla sorte dei piloti

Un caccia russo è stato abbattuto dalle forze turche oggi sulle montagne di Jabal al-Turkoman, vicino a Latakia e al confine tra Siria e Turcha. Il ministero della Difesa russo ha precisato che l'aereo da guerra, un Su-24, è stato colpito mentre si trovava nello spazio aereo siriano a seimila metri di altitudine e non in quello turco. Diversa la versione delle forze armate di Ankara, secondo le quali il caccia è stato avvertito di aver sconfinato per ben dieci volte in cinque minuti prima di essere colpito e l'abbattimento è avvenuto solo dopo che aveva dimostrato di non ascoltare gli avvertimenti.

PILOTI - A bordo del Su-24 c'erano due piloti e sulla loro sorte circolano notizie contrastanti. L'agenzia turca Dogan riferisce che i ribelli turkmeni hanno annunciato di aver ucciso entrambi i piloti. In precedenza, invece, i ribelli arabi della Decima Brigata, che fa parte dell'Esercito siriano libero, hanno annunciato sui social media di aver ucciso uno solo dei piloti all'interno di una "zona liberata", prima che raggiungesse il territorio controllato dal regime. La Decima Brigata ha anche mostrato alcune immagini del presunto cadavere del pilota. Parlando all'agenzia Dogan, Alpaslan Celik, vice comandante della Seconda Divisione dei ribelli turkmeni, ha detto: "Abbiamo sparato ai due piloti mentre atterravano con il paracadute. I loro cadaveri sono qui".

Secondo i quotidiani Hurriyet e Zaman, invece, i piloti sarebbero vivi e sarebbero in corso sforzi per farli arrivare in Turchia. L'intelligence turca, in particolare, è in contatto con gruppi ribelli siriani. La Russia ha reso noto che non ha alcuna informazione ufficiale, ha precisato il portavoce Cremlino, Dmitry Peskov. 

Il presidente russo Vladimir Putin ha definito l'episodio "una pugnalata alle spalle condotta dai complici dei terroristi". L'aereo, ha sottolineato il leader del Cremlino, si trovava in Siria ad un chilometro dal confine turco e "non era una minaccia" per la sicurezza nazionale turca. "Analizzeremo tutto, il tragico evento di oggi avrà conseguenze significative, anche per le relazioni tra la Russia e la Turchia" ha aggiunto Putin, ricordando che "la Turchia è sempre stata trattata come un Paese amico".

 

"Non so chi abbia interesse in quello che è successo oggi - ha continuato il leader del Cremlino - certamente non noi. E invece di mettersi immediatamente in contatto con noi, per quanto ne sappiamo la parte turca si è rivolta immediatamente ai suoi partner della Nato per discutere l'incidente, come se noi avessimo abbattuto un loro aereo e non loro il nostro".

E ancora Putin ha denunciato: " Il nostro aereo è stato abbattuto sul territorio siriano, con un missile aria-aria sparato da un F16 turco ed è caduto in territorio siriano, a quattro chilometri dalla Turchia. Né i nostri piloti né il nostro caccia hanno minacciato il territorio turco, questo è ovvio, stavano combattendo i terroristi nelle aree settentrionali intorno a Latakia, dove si trovano i militanti, per lo più gente proveniente dalla Russia, e stanno facendo il loro compito, per assicurarsi che queste persone non tornassero in Russia. Si tratta chiaramente di terroristi internazionali".

Dopo l'abbattimento dell'aereo militare russo è stata decisa una riunione straordinaria del Consiglio della Nato. L'obiettivo di questa riunione straordinaria è "permettere alla Turchia di informare i propri alleati sull'abbattimento dell'aereo russo", ha spiegato la portavoce dell'Alleanza atlantica Carmen Romero, che ha spiegato che il Consiglio si riunisce su richiesta di Ankara.

 

rapporti tra Turchia e Russia sono entrati in uno stato critico a causa delle ripetute violazioni dello spazio aereo turco da parte di velivoli russi da quando Mosca ha iniziato a bombardare in Siria, il 30 settembre, su richiesta del presidente Bashar al-Assad. Proprio domani è previsto l'arrivo in Turchia del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov con l'obiettivo di migliorare le relazioni diplomatiche tra Mosca e Ankara e rafforzare la lotta comune contro il sedicente Stato islamico (Is).

Piazza San Marco gremita per l'addio a Valeria

VENEZIA. Piazza San Marco gremita per l'addio a Valeria Solesin, uccisa il 13 novembre nell'attacco al Bataclan di Parigi. Il feretro trasportato da una gondola, lungo il Canal Grande, è stato scortato da un corteo di altre imbarcazioni, poi la bara, ricoperta di fiori bianchi, è stata poi portata a spalla dai gondolieri e deposta davanti alla basilica.

Alla cerimonia funebre è intervenuto il padre di Valeria, Alberto Solesin. "In questi giorni ho letto che siamo stati un esempio. Se questo è stato vero anche solo in minima parte, voglio dedicarlo a tutti i Valeria e Andrea che non si arrendono", ha detto parlando della figlia ma anche del compagno di lei Andrea Ravagnani, sopravvissuto alla strage.

"In questi giorni acerbi abbiamo avuto uno straordinario senso di vicinanza, un pensiero che ora vogliamo rivolgere alle altre famiglie delle vittime", ha voluto sottolineare Alberto Solesin, ringraziando poi "l'unità di crisi della Farnesina per l'aiuto e l'umanità" e "i cittadini che hanno manifestato affetto, portando un fiore, e gli amici che ci hanno aiutato a superare i momenti più duri". "Un pensiero va a nostro figlio Dario che, oltre a una sorella, ha perso un riferimento, e al suo compagno Andrea, che è uno di quelli che non si arrendono", ha aggiunto.

Il padre di Valeria ha ringraziato poi "i rappresentanti delle religioni cristiana, ebraica, musulmana in presenza congiunta in questa piazza simbolo del cammino comune degli uomini nel momento in cui il fanatismo vorrebbe nobilitare il massacro con il richiamo ai valori di una religione". Dopo il padre di Valeria tanti sono stati gli amici, di infanzia e di oggi, che hanno ricordato commossi la giovane veneziana uccisa dai terroristi.

Le esequie civili, alla presenza del capo dello stato Sergio Mattarella, che prima dell'inizio della cerimonia ha incontrato in forma privata i familiari e gli amici di Valeria Solesin alla biblioteca Marciana, sono iniziate con i due inni nazionali, italiano e francese, per ricordare tutte le vittime degli attentati di Parigi. In piazza, sui pennoni, sono state esposte bandiere a mezz'asta. Visibilmente commosso, e quasi in lacrime, il sindaco Luigi Brugnaro è stato il primo a intervenire sul palco: "Valeria, Venezia non ti dimenticherà mai".

Il ministro della Difesa RobertaPinotti ha letto un messaggio inviato dal presidente francese Francois Hollande. ''A nome della Francia, voglio solennemente dire - recitava il testo - che non dimenticheremo Valeria, venuta da noi a studiare per amore della vita e della cultura, e che ha trovato la morte sotto il fuoco dei terroristi".

Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ricordando la studentessa uccisa ha detto: "Ci lasci come tuoi valori il tuo impegno nello studio e nel volontariato, il tuo desiderio di spenderti per una società più giusta''. Poi, indirizzando ai terroristi la sua domanda, ha chiesto: "Perché? Come avete potuto?''. Moraglia ha anche rivolto loro un appello: ''In nome di Dio, cambiate il vostro modo d'essere! Iniziate dal cuore, abbiate questo coraggio - ha detto -. Sì, si tratta del coraggio di dire: abbiamo sbagliato tutto. Chiedere perdono è la dignità dell'uomo''. "Non riuscirete a portarci ad odiare - ha concluso il patriarca - sarebbe la vostra vittoria, sarebbe la nostra sconfitta".

Un lungo applauso da parte dei tanti presenti ha salutato l'uscita da piazza San Marco del feretro di Valeria. I funerali si sono chiusi con l'inno alla Gioia di Beethoven quindi la sepoltura al cimitero di San Michele, vicino alla tomba del nonno.

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