Mercoledì 22 Novembre 2017 - 6:30

Eraldo Affinati racconta don Milani

Lo scrittore ha presentato il suo ultimo libro al Liceo Mazzini

La presentazione del libro “L’uomo del futuro” di Eraldo Affinati, scrittore e professore di lettere che si è interessato alla vita di Don Lorenzo Milani, ha riscontrato grande successo tra gli studenti del liceo Mazzini catturando particolarmente la loro attenzione. Introdotto da Ugo Olivieri, docente di Letteratura italiana all'Università e da Marina Cecchini, docente di Italiano e latino nonché organizzatrice dell'evento, lo scrittore ha affrontato svariati temi tra cui il rapporto studente-insegnante e le sue le avventure nel mondo per conoscere le diverse realtà dei suoi studenti immigrati. Tante le domande dei ragazzi.

Se sostiene che è da evitare il convincersi che Don Lorenzo Milani non sia servito a niente, ma che la società ha preso il suo insegnamento con superficialità, ritiene che la scuola possa ancora portare ad un cambiamento concreto di questa mentalità, o sono necessari altri strumenti?

«Credo che la scuola oggi serva più di ieri. Non basta semplicemente accedere alle informazioni tramite internet. La scuola è il luogo della conoscenza, dà inizio a imprese conoscitive facendo esperienza insieme. La scuola oggi fa una supplenza etica nei confronti della società contemporanea, ma è un lavoro che si deve fare insieme, serve una comunità educativa.”

Perché nel libro usa la seconda persona?

«L’ho utilizzata per conoscere me stesso tramite un viaggio interiore. La prima persona era troppo incentrata su di me, la terza troppo lontana, ho trovato una via di mezza».

Perché è andato in Gambia? I bambini lì hanno più voglia di studiare di noi?

«Mi hanno portato gli occhi di un mio studente quando mi chiese di conoscere la mamma da poco ritrovata. Come facevo a dirgli di no, ho fatto tutte le vaccinazioni necessarie e sono partito. Ho visto tutti bambini attentissimi nonostante le condizioni pessime, senza libri, penne o addirittura senza pavimenti nelle scuole».

Chi è per lei il viaggiatore?

“«l viaggiatore è colui che si mischia alle popolazioni locali, avendo un contatto umano con le persone. Soprattutto c’è una differenza con il turista, che si limita solo a visitare e a fotografare»

Se Don Milani insegnasse nella scuola italiana attuale cosa vorrebbe cambiare?

“Probabilmente cambierebbe la burocrazia ed eliminerebbe i test Invalsi, sostenendo sia sbagliato basarsi su parametri oggettivi. Cercherebbe di coinvolgere Insegnanti e studenti nell’impresa conoscitiva, cambiando il metodo valutativo».

Secondo lei si può agire senza la fede?

«Penso di sì perché la forza di Don Lorenzo Milani ha parlato ai credenti e non. Riusciva a stare sempre in equilibrio tra comunisti e cattolici, pur rimanendo un cristiano profondo, poiché aveva un linguaggio che coinvolgeva tutti».

C’è una differenza tra il rispettare le regole e l’essere obbedienti?

«Come don Milani penso che l’obbedienza non debba essere più una virtù: se si vede che una legge è sbagliata si deve avere la forza di disobbedire alla legge. La scuola ti deve insegnare il senso critico, quindi discutere, capire ed accettare la regola, se questa è giusta»

Da studente lei era un Pierino o un Gianni? Perché ha scelto di insegnare?

«Io sono un Gianni, perché la mia famiglia era povera culturalmente. Anche per questo faccio l’insegnante, per curare una ferita che è anche personale».

Chiara Lubrano

IV A LICEO MAZZINI

11:25 23/04

di Redazione


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