Mercoledì 22 Novembre 2017 - 6:27

Quando gli europei capirono di che pasta era fatta la porcellana

Il segreto della composizione fu scoperto da un alchimista tedesco

Per secoli ha rappresentato un inarrivabile oggetto del desiderio: la porcellana era considerata dagli europei più che un materiale prezioso perché non riuscivano a fabbricarla. Arrivava dalla  Cina e dal Giappone c'era una industria fiorente e remuneratissima. Sin dal tredicesimo secolo, grazie alle carovane di mercanti, arrivavano in europa splendidi vasi decorati, piatti traslucidi e tazze di ogni foggia ma nessuno riusciva a strappare agli orientali il segreto dell'impasto di cui era composta. Nel corso dei secoli, in molti cercarono di scoprirlo senza però mai riuscirci; l’unico fu il re di Polonia ed elettore di Sassonia Augusto il Forte, noto collezionista, che aveva intuito che la porcellana rappresentava un vero e proprio business che avrebbe arricchito notevolmente le sue casse. La svolta decisiva si ebbe con le ricerche di un alchimista, Johann Friederich Bottger. Egli già da tempo faceva esperimenti nel disperato tentativo di riprodurre il miracolo orientale, ma gli iniziavano a mancare i fondi e gli strumenti.

Le voci sulle sue sperimentazioni arrivarono fino a re Augusto, che decise di cogliere l’occasione prendendolo alle sue dipendenze. Siamo nel 1709, viene prodotta una prima forma di porcellana utilizzando il caolino e il feldspato come base dell’impasto (la cosiddetta porcellana a pasta dura). Pertanto, si decreta l’immediata creazione ed apertura di una fabbrica di porcellana, stabilendone l’ubicazione nella città di Meissen (è il 1710).

Le decorazioni più usate erano quelle orientali, in particolare floreali: fiori cinesi, elementi esotici giapponesi, fiori indiani, che si basavano sull’uso di colori sgargianti e vividi, ma col tempo finirono in disuso, rimpiazzate da una nuova decorazione: i fiori tedeschi.

Ma lo stile di Meissen continuò ad arricchirsi grazie a decorazioni naturalistiche e all’influenza di altri paesi (Francia soprattutto) e delle diverse correnti (rococò, neoclassicismo, romanticismo); il tutto però sempre mantenendo una propria identità e rilevanza, che l’hanno resa un vero monumento a testimonianza della storia della porcellana europea.

Gli oggetti in porcellana collegati alla manifattura di Meissen sono sempre visitabili al Museo Duca di Martina, dove ci sarà anche l’opportunità di usufruire del servizio di guida dei ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro di sei diverse scuole, che si possono trovare tutti i sabati e le domeniche di Aprile e Maggio. In particolare, gli studenti del Mazzini saranno a disposizione il 6 maggio dalle 9 alle 13 ed il 20 maggio dalle 14 alle 18.

Giorgio Mangiaracina

IV A Liceo Mazzini

09:51 9/04

di Giorgio Mangiaracina


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