Venerdì 19 Ottobre 2018 - 20:23

“Neshama", l'anima di Raiz e i Radicanto

Esce oggi il lavoro che unisce dub, cantautorato, musica napoletana, mediterranea ed ebraica

di Gigi Avolio

NAPOLI. Oramai pochissimi lo conoscono come Gennaro Della Volpe, oramai è Raiz e basta, l’eclettico artista napoletano capace di dialogare musicalmente con Almamegretta e Fausto Mesolella, Massive Attack, Pino Daniele, Jovanotti e non ultimi i Radicanto. Dub, canzone d’autore, cantautorato, canzone napoletana, musica mediterranea e all’interno di questa la musica ebraica. Il nuovo progetto che Raiz e i Radicanto pubblicano proprio oggi si intitola “Neshama” (“anima”), un lavoro musicalmente colorato, caldo, fatto di suoni veri, prodotti da strumenti veri con corde,  pelli e mantici. Dove la voce di Raiz (che canta in ebraico, ladino, inglese spagnolo e napoletano) diventa uno strumento, la parola anche se intellegibile diventa suono. Ospiti del disco, inoltre, due grandi nomi della musica italiana: la pianista Rita Marcotulli e il violinista Mauro Pagani.
È un disco che si distingue da qualsiasi cosa fatta prima, c’è il sacro ma non è musica sacra.
«Ho fatto un disco che non è rigoroso – spiega Raiz – i testi sono sacri ma non è musica sacra. Spiego meglio. Il popolo ebreo per mantenere la sua nazionalità si è stretto intorno alla religione, anche gli ebrei atei, i testi sacri, le preghiere diventano canzoni popolari, mentre la musica sacra come è intesa generalmente, rimane circoscritta ai luoghi di culto e non è più legata ai cicli della vita. Sembra che io abbia fatto un disco identitario, ma in realtà canto in ebraico, arabo, ladino, dialetti italiani antichi, inglese, spagnolo e napoletano, ci sono diverse culture che si uniscono, è un disco di musica popolare».
Partiamo dal titolo “Neshama”...
«Vuol dire anima, viene dal verbo respirare, un essere vivente che respira ha un’anima. L’ho usato perché questa musica è come la soul music del Mediterraneo, la musica dell’anima, e il modo migliore per rendere il concetto di musica dell’anima è proprio Neshama, corrisponde al gospel e alla soul music»
Il testo ebraico si veste delle cadenze e delle pronunce della lingua napoletana...
«Da sempre canto in napoletano come se cantassi in ebraico e viceversa, per me è una sintesi tra i due mondi che non sono lontanissimi, hanno un respiro simile. Dico da sempre che il napoletano è una lingua di derivazione neolatina ma con pronuncia semitica, noi napoletani usiamo una sesta vocale come la hanno le lingue semitiche (è quel dittongo eo gutturale che usiamo quando tagliamo la vocale finale di una parola, ndr)»
Se dico che indirettamente è un modo di coinvolgere l’ascoltatore nella preghiera?
«Se succede non è volontario, racconto una storia musicale e culturale, sono tutte preghiere, l’ascolto coinvolge nella preghiera anche se non capisce il testo, e se poi ripete un ritornello indirettamente sta pregando»
Se dico che la sequenza dei brani segue un percorso che verrebbe alterato dalla riproduzione casuale?
«Se c’è un percorso non è voluto, ho alternato brani in base alle sonorità e ai concetti magari più pesanti con altri più fruibili»
E se dico che la scelta di mettere 10 brani segue una regola?
«Questo si, il 10 è un numero sacro, è il numero della perfezione, 10 dita di mani e piedi e la lettera yod, la prima della parola Dio, ha valore 10 (tutte le lettere ebraiche hanno un valore numerico ndr)»
Quanto è difficile manipolare “Era de maggio”?
«Se sei napoletano e sei ebreo sefardita è molto semplice, metti insieme le due anime e viene fuori “El Adon”, è stata la cosa più facile da fare. Magari un ebreo francese è capace di cantare una chanson con questo stesso testo, ho sentito gli argentini trasformarla in tango: fai parlare le due voci che hai dentro e succede la magia»
Una sola canzone in cui c’è il napoletano
«“Astregneme” è un brano in cui il napoletano incontra l’ebraico, ci sono i versi del Cantico dei cantici, dove apri apri c’è poesia»
Quando lo presenti e come lo porterai dal vivo?
«Il 14 ottobre al Disco Days presenterò alcuni brani con un solo musicista dei Radicanto,  Adolfo La Volpe (che suona oud, cumbus, saz), poi il 21 novembre al teatro Sannazzaro sarò con i Radicanto al completo»
Degli Almamegretta ne parleremo presto vero?
«Stiamo già lavorando da tempo al nuovo album, un disco molto molto dub penso che in primavera vedrà la luce…».

20:07 7/10

di Redazione


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