Giovedì 21 Febbraio 2019 - 2:43

D'Angelo al Festival: tutto nasce da un invito di Caterina Caselli

L'artista, in gara con il rapper Livio Cori, racconta il retroscena che lo ha portato per la sesta volta sul palco dell'Ariston

di Gigi Avolio

SANREMO. Due anni fa ha festeggiato al San Paolo il 60° compleanno ed ora Nino D’Angelo (nella foto) torna a Sanremo per la sua sesta volta e lo fa con un progetto innovativo che lo vede scrivere ed esibirsi insieme al giovane rapper partenopeo Livio Cori, presentando un brano, “Un’altra luce”, che fonde italiano e napoletano, melodia e ritmo con un pizzico di autotune, caratteristica dei giovanissimi “trapper” «ma se lo etichettate come un brano trap fate un grosso errore» precisa lo stesso Nino D’Angelo.
È vero che c’era una mezza idea di fare un trio con Gigi D’Alessio e Sal Da Vinci per Sanremo?
«Assolutamente no, non c’è mai stata questa idea, sarebbe stata impossibile».
Come nasce questo progetto con un giovane rapper?
«Mi chiamò Caterina Caselli e mi chiese se potevo ascoltare un ragazzo napoletano che secondo lei era molto bravo: Caterina ha molta stima per me e io per lei, così ho conosciuto Livio Cori. Lei gli aveva proposto diversi nomi di cantanti italiani con cui duettare, ma lui aveva espressamente chiesto di farlo con me. Così mi ha portato a sentire il brano che aveva composto e io ho iniziato a mettergli le mani sopra, abbiamo lavorato a quattro mani e il brano è cambiato totalmente da come era all’inizio. Gli dissi “questo potrebbe anche andare a Sanremo”. Tutto questo succedeva una decina di mesi fa. Lui mi rispose: “Ma tu lo faresti il festival con un ragazzo, con un giovane artista”? Siccome Livio è una persona adorabile, che ha molto talento, gli dissi di sì, anche se pensava che fosse uno di quei progetti che poteva anche non realizzarsi. Invece è molto piaciuta alla commissione di Sanemo ed eccoci qua».
Un testo in gran parte in lingua napoletana è sempre una sfida da portare a Sanremo...
«Il testo era tutto in lingua napoletana, ma a Sanremo ci hanno chiesto di italianizzarlo. Livio che canta in italiano ha modificato alcune parti, a me non possono obbligarmi a cambiare, per cui canto in dialetto».
Sembra di capire dalla differenza delle strofe che ci sono parti singole che poi confluiscono alla fine nelle strofe a due voci: una metafora di due generazioni differenti che alla fine trovano un punto di unione?
«Non è un pezzo rap, è melodico, sono due anime che si trovano, anime di generazioni molto diverse: la mia generazione che nei confronti dei ragazzi di oggi ha fallito, perché gli sta lasciando un mondo peggiore sia a livello lavorativo che sociale ed ecologico. La sua generazione invece ci chiede una nuova luce, ci chiede una guida ed un aiuto per migliorare le cose. Le due generazione alla fine si trovano ed è per questo una canzone di speranza».
Per duettare con voi si sono riuniti i Sottotono...
«Il nostro arrangiatore è Fish, e noi più volte gli abbiamo detto che doveva farlo con noi, poi si è ritrovato con Tormento e così nella versione che faremo con i Sottotono abbiamo aggiunto delle strofe per lui. Quella versione sarà più rap della nostra che, invece, io considero un rythm’n blues moderno».
C’è anche anche l’autotune?
«La sorpresa sarà sentire Nino D’Angelo che canta con l’autotune, questa è una novità ma chi si spinge a dire che è un pezzo “trap” fa una brutta figura».
Il brano farà parte di un nuovo album?
«No, io ho voluto solo aiutare Livio, la canzone sarà inserita nel suo nuovo disco: non volevo fare una compilation solo per metterci il brano. A me piace molto Livio, gli voglio bene è un bravo ragazzo e poi mi sento in debito verso i giovani, ho voluto dargli una mano fino in fondo, queste cose devono succedere tra noi e i giovani».
Questa è la tua sesta volta, c’è ancora emozione?
«Paura molto meno delle prime volte, perché la gente ha cominciato a capire ed apprezzare chi sono, ha apprezzato i tanti cambiamenti musicali che ho fatto nella mia carriera».
Più divertente fare questi sei festival o il “Dopofestival” con Chiambretti?
«Sono due cose diverse. Al festival bene o male c’è sempre la tensione della gara e dell’esibizione. Con Piero era puro divertimento, ero rilassato, è stato un bel momento e con Chiambretti facevamo una bella coppia. Per un cantante, però, la gara e l’esibizione è un’altra cosa. Se mi chiamassero per un “Dopofestival” lo rifarei volentieri».
Dei tre concerti con Gigi D’Alessio parleremo nei prossimi mesi, ma dacci solo una anticipazione di quello che si deve aspettare il pubblico napoletano...
«Ci siamo dati la mano, ma ancora non abbiamo deciso niente. Siamo diventati molto amici, una sera abbiamo pensato di organizzare una festa per i napoletani e così è nato il progetto. Ma ancora non abbiamo scritto niente, la cosa certa è che la gente si divertirà moltissimo: in fondo io e Gigi siamo simpatici, siamo anche un po’ comici, ci facciamo voler bene, abbiamo un percorso artisti e cinematografico molto simile».

19:36 5/02

di Redazione


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