Mercoledì 23 Agosto 2017 - 11:46

Palazzo Venezia di Napoli,domani alle 20.30, ospita l’evento teatrale “La Vita tra la Gente”

 Uno spettacolo sospeso tra teatro, musica e fotografia

 

Esiste una Napoli che è arte e una Napoli che vive d'arte: due linee che viaggiano, si toccano, si incrociano. Esistono, anche, uomini e donne, come persone nella loro vita e come persone in ciò che loro stessi fanno vivere con le proprie idee, con le proprie azioni. Accade, poi, che Napoli, con le sue strade, con le sue piazze e i suoi palazzi - ossatura e storia della città - incontri i propri artisti e si offra all'arte, nella pienezza dell’unione dei suoi edifici e del suo popolo. Così, lungo il millenario decumano inferiore (“Spaccanapoli” per il mondo), tra le mura dello storico Palazzo Venezia di Napoli, il 9 giugno alle ore 20.30, si assisterà all’evento teatrale, nato da un’idea di Francesca  Stizzo, “La Vita tra la Gente”. La serata partirà con la mostra fotografica di Pietro Perrino, per continuare con una lettura di poesie di diversi autori con l'attrice Francesca Stizzo, per concludersi con un concerto di Adolfo e Francesca Barbatelli. Prima dell’inizio dello spettacolo gli spettatori verranno, inoltre, accolti da un cocktail offerto da Palazzo Venezia e invitati a un tour della splendida struttura, donata dal Re di Napoli Ladislao II d’Angiò Durazzo alla Serenissima Repubblica di Venezia verso il 1412 con lo scopo di essere utilizzata come abitazione per i consoli generali a Napoli. I motivi che hanno mosso Francesca Stizzo a farsi promotrice e ideatrice dell’evento emergono chiaramente dalle parole dell’attrice stessa: “Osservo spesso il quotidiano e noto con stupore le gabbie che ci siamo costruiti. Camminiamo su strade senza pensare ai sacrifici fatti per costruirle, perché in effetti sono state cementate per farci correre e non per riflettere. Siamo presi dalle ansie di "stare" a quell'ora in quel posto piuttosto che "essere" lì in quel momento. Abbiamo la Storia, che oramai serve ai libri, stantii sugli scaffali o nella spazzatura. Abbiamo i monumenti, diventati souvenir made in china pronti a decorare un selfie. Oggi, se non ieri, si è perso il contatto con il se e con il dove. Il mare, ad esempio, è diventato un bellissimo quadro appeso in salone, e quando dal fondo arrivano barconi di donne schiave e di profughi, si pensa ad un errore del pittore, basta pagarlo e tutto si sistema, basta fare zapping, come la società ci insegna o ci impone. Se invece ci fermassimo per un istante si scoprirebbe l'immensità e la piccolezza di quanto la vita sia così profonda e così breve. Se si guardassero di più le persone saremmo tutti più consapevoli. Se si sentisse di più il sole sul volto senza pensare alla tintarella, si capirebbe l'energia potente di cui siamo attorniati e l'unica di cui abbiamo bisogno. Abbiamo costruito un mondo di carta rubata agli alberi, per creare soldi, per costruire case fittizie, inutili, la nostra vera casa siamo noi e noi non abbiamo bisogno di denaro per vivere. Abbiamo bisogno di respirare e di amare, inteso come unione e interazione delle molteplici potenzialità insite in ogni essere umano.  Ecco, abbiamo bisogno di uomini e di natura. Questo è un mio personale punto di vista che non vuole imporsi durante l'evento che si terrà venerdì ma che chiede con urgenza di essere ascoltato”. Ancora una volta Napoli e i suoi “figli artisti” si mostrano capaci di raccontare la vita e di offrire un’arte non fine a se stessa ma “abbrivio” per riflessioni sull'essere umano e la sua esistenza. Marco Sica

08:23 8/06

di Redazione


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