Mercoledì 16 Gennaio 2019 - 18:26

StereoRebus "Live at Auditorium Novecento Napoli"

L'arte dell'improvvisazione

L’arte è come prima cosa istinto. Espressione di ciò che sentiamo, di ciò che siamo.  Ed è così la musica degli StereoRebus, estemporanea, libera e totalmente improvvisata, secondo gli umori e gli stati d’animo del momento, figlia dell’unicità che si crea dal singolare rapporto tra musicista e pubblico, per utilizzare un termine caro alla psicologia, hic et nunc.

Gli StereoRebus sono un duo composto da Bruno Tomasello (sassofonista, polistrumentista, compositore ed arrangiatore) e Carlo Maria Graziano (batterista) che dopo una serie di esibizioni live hanno deciso di fissare le loro improvvisazioni su disco.

È così, nel corso di un secret concert, hanno registrato dal vivo e in presa diretta, il 27 ottobre scorso, nello storico Auditorium Novecento di Napoli “Live at Auditorium Novecento Napoli”.

Sin dal primo ascolto, si coglie la particolarità e l’importanza del progetto portato avanti dagli StereoRebus.

In un momento storico in cui la musica è sempre più un prodotto da sala di registrazione e indirizzato a una diffusione liquida, la voglia di tornare a una dimensione esclusivamente live, non solo nella modalità di esecuzione ma soprattutto nella fase compositiva, è un atto tanto coraggioso quando meritevole di plauso. Il tutto accresciuto dalla, comunque, ottima esecuzione dei brani.

Su di una sezione ritmica mobile e varia, data dalla batteria di Graziano e dalle ritmiche di chitarra, basso e finanche di sax di Tomasello, complice anche il preciso utilizzo di loop machine da parte dello stesso Tomasello, prendono, senza titolo, forma le strutture di brani improvvisati che si susseguono come istantanei flussi di coscienza sospesi tra il jazz, il funk e più contemporanee astrazioni. Quello che maggiormente stupisce è la capacità dei due musicisti di coordinare, senza averlo prima arrangiato, il percorso ritmico dei pezzi, carico di cambi e di stop, quasi ci fosse tra i due un’invisibile partitura telepatica.

Non a caso, nel comunicato stampa si legge: “Lo stile degli StereoRebus è il jazz basato sulla composizione istantanea e sull'improvvisazione e i loro live più che essere un "concerto" sono un "concetto": la loro è una musica che nasce lì, in quel momento, e un attimo dopo non c'è più; è musica che è stata e che non sarà. Materia prima dell'improvvisazione sono le emozioni e ogni emozione è unica ed irripetibile. Il sentimento che anima questo duo di musicisti nasce dal fraintendimento che la riproduzione e lo studio dei grandi del passato hanno prodotto nel tempo rendendo gli assoli una copia di ciò che già funziona: assoli canonici, standardizzati e riconoscibili, esattamente l'opposto di ciò che è l'improvvisazione. C'è differenza tra chi decide – utilizzando una metafora – di leggere ad una platea un grande classico della letteratura andando sul sicuro, alla ricerca di facili applausi, e chi, invece, decide di provare a scriverlo davanti al pubblico mettendo in mostra le proprie capacità ma anche la propria debolezza e fragilità. Gli StereoRebus provano a scrivere un libro ad ogni concerto componendo da zero i brani, improvvisando, prendendosi ogni rischio, raccontando le emozioni che provano individualmente, entrando in armonia tra di loro e stabilendo un legame empatico col pubblico che li ascolta. Un legame basato sulla sincerità, quindi sulla riconoscibilità delle emozioni piuttosto che delle note, dei fraseggi e dei virtuosismi già sentiti. Ogni live degli StereoRebus è un manifesto contro la standardizzazione del jazz e a favore del rischio: è la volontà di affermare che la musica non è stata già tutta scritta, perché se nasce dalle emozioni è sempre viva e in mutamento e ha qualcosa da raccontare”.

Il disco - raccontano Tomasello e Graziano - è il frutto di una sessione di registrazione dal vivo del concerto tenutosi il 27 ottobre 2018 presso gli studi dell'Auditorium Novecento Napoli in presenza di un pubblico. I brani non hanno nomi perché sono il risultato di emozioni, sensazioni e ricordi emersi durante le diverse fasi del concerto e, pertanto, sono stati composti ed arrangiati lì, in maniera estemporanea. Abbiamo lasciato alla musica il compito di raccontare e trasmettere tutto questo, perché sintetizzare il flusso di emozioni in un titolo ci sembra limitante. Le strutture dei brani, il modo in cui vengono suonati e la scelta degli stili utilizzati possono risultare non canonici proprio perché non sono stati preparati prima; l'esito di ciò è la testimonianza quanto più sincera delle emozioni provate dagli StereoRebus prima e durante il concerto. Per noi, l'improvvisazione e la composizione istantanea sono un'autentica opportunità di espressione. È questo il modo in cui riusciamo a raccontare la vita – gioie, errori, passato e presente – secondo le nostre impressioni, dialogando con l'esterno grazie all'arte dei suoni: la musica. Non esiste fraseggio o assolo del passato che, per quanto superlativo e memorabile, possa essere utilizzato oggi per "improvvisare“, poiché quel fraseggio è il racconto della vita di qualcun altro. Nessuno al mondo sa cosa può succedere in ogni istante della sua vita, ognuno di noi è come un libro che ha per titolo il proprio nome e la cui trama è in costante fase di scrittura. La musica non è stata tutta scritta ma ha ancora tante vite da raccontare e parte della nostra è raccolta in questo disco”.

Marco Sica

11:21 18/12

di Redazione


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