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Al tempo della craxiana “Milano da bere”, la geografia politicosociale si arricchì di un nuovo “ceto antropologico” fatto di ““madamin” o “madamine”. Non si tratta però di fenomeni, piccoli o grandi che siano, tra loro comparabili. Il richiamo vale solo per dimostrare come, mutatis mutandis e fatte le debite valutazioni, possano essere diverse le partecipazioni alla vita politica, e quindi pubblica, attirando su di sé - com’era inevitabile - l’attenzione dei cittadini. La “Milano da bere” (come disse il ministro delle Finanze Rino Formica, pure lui socialista), finì in Tangentopoli e gran parte del sottobosco di cortigiani e profittatori, dovette vedersela con la Magistratura. Lo stesso Bettino fu costretto al volontario esilio di Hammamet. *** VELOCITÀ AL FEMMINILE. La linea Torino-Lione ha creato subito due fronti. Su quello del sì la novità è l’agguerrita discesa in campo delle donne: 7 in prima linea e dietro molte altre impegnate nelle professioni, nell’imprenditoria e promozione sociale. E’ nata così, nella storica piazza Castello torinese, la “rivoluzione gentile”. Una bella foto mostra le promotrici: sorridenti, scialli e camicie di colore arancione che prevale sul bianco e sul nero, “pashmina e filo di perle al collo”. Alla sorpresa sono sùbito seguite le ironie tipo “ma dove si credono di andare, queste non sono feste da ballo…”. *** IL “VAFFA” TORNA INDIETRO. Prime a sapere che la mobilitazione non era una festa ma una dura vertenza politica, sono state proprio loro, le “madamine” tutte sopra i cinquant’anni. Appena Beppe Grillo le ha definite con sufficienza borghesucce di poco conto, l’architetto Roberta Castellina gli ha risposto a nome di tutte: ”Odori di vecchiume ideologico. Vai a visitare i cantieri e così capisci i danni della perdurante chiusura. Noi lavoriamo per la collettività. Se questo significa essere borghesucce, ebbene lo siamo. E poi meglio borghesucce che stupide”. *** TAV “BALLERINA”. Più una questione si trascina nel tempo, più si creano polveroni che rischiano di offuscare le idee. La velocità diventa rivelatrice di un’aspirazione o della negazione da parte di chi ce l’ha in mente. I sondaggi dicono che l’opinione pubblica si lascia addirittura influenzare dalle stagioni. Nell’estate del 2018, agosto del solleone, la Torino-Lione era “abbastanza impopolare” e perfino guardata con sospetto. Nell’inverno del 2019 il ribaltamento: il 75 per cento degli italiani “la vuole, fortissimamente la vuole” (Vittorio Alfieri non era forse un piemontese di Asti?). Si vede che il freddo tiene più “strette” e meglio “conservate” le idee (la “catena del ghiaccio” non è forse la grande riserva del mondo?). *** IL DATO CHE DIVIDE. È quello che vede decisamente favorevole, alla ripresa dei cantieri, il Centronord da ovest a est. Largamente contrario, isole escluse, il Sud. Emblematica la netta divisione tra i due partiti dell’alleanza governativa: leghisti sì al 70per cento, grillini no al 75. “Vuoi vedere - si dice abbia pensato perfino qualche madamina - che è colpa dei meridionali se la Tav non decolla?”. Deduzione che sembra derivata anche dal fatto che il premier Conte è meridionale di Foggia e che, per tenersi buono il grillino Di Maio, s’è aggrappato ai fili di cotone per fermare tutto (da allora viene indicato come “l’uomo che sussurra ai cavilli”). *** REFERENDUM. Sbagliato identificare il negazionismo grillino con la vasta area meridionale che è quasi il 40 per cento del Paese. Qui si vuole lo sblocca cantieri. Ce ne sono tanti, micro e abbandonati, ognuno sotto il milione di euro. Se riparte la Torino-Lione, è più facile la loro riapertura che vale oltre 11 miliardi e interessa 87 Comuni e 9 Città. Quando Piemonte e Lombardia hanno chiesto un referendum, il Sud si è subito aggiunto chiedendolo addirittura a base nazionale. Non erano forse insieme, i parlamentari Nord- Sud, a presentare al ministro Toninelli, apostolo dei no, il catalogo delle 600 opere che attendono il via libera dal Governo? Non erano ancora insieme, a reagire con veemenza, quando il premier Conte ha sostenuto che “non esistono gli strumenti giuridici per questo referendum?”. Non è forse meridionale di Palermo Giulia Bongiorno (ministro Semplificazione e Pubblica Amministrazione) quando, parlando dei grillini, ha chiesto: «Ma con questi che cosa ci stiamo ancora a fare?». *** MACROSCOPICO ERRORE. È quello di confondere grillismo e Mezzogiorno. Il reddito di cittadinanza è stato una penosa “trovata squillo” per acchiappare voti che, appena messi alla prova del Governo, si sono rivelati vuoti. Le regionali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata dimostrano che gli elettori sanno punire i “venditori di fumo”. Dalle urne esce con forza la richiesta di redditi da lavoro, economia produttiva, efficienza dei servizi pubblici. In sostanza lotta alla disoccupazione, non sussidi o mance di Stato. *** AMARO LUCANO. Il primo bicchiere è per Di Maio. Dice che il M5S non è “crollato” (ha solo dimezzato i voti). È cattiveria augurargli di “vincere” sempre così? Merita una dedica: “Da grillino/sei rimasto piccino;/da grillesco/hai fatto fiasco;/da grillone/ti sei gonfiato/ come un pallone”.nani e ballerine”. Al tempo dell’alta velocità Torino-Lione, sono balzate in primo piano le piemontesi