Giovedì 13 Dicembre 2018 - 5:42

Attenti al pericolo dei nuovi nazifascisti

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Credo fermamente che il caso della legge sull’Olocausto approvata lo scorso 26 gennaio dal parlamento polacco, non debba essere in alcun modo considerato come un fenomeno isolato, ma rientri in un processo di preoccupante espansione dei movimenti politici europei che, ora più ora meno direttamente, si richiamano a nefaste ideologie nazi-fasciste. La recente legge polacca parte dal presupposto che i campi di concentramento e di sterminio (a partire da Auschwitz) non furono costruiti e amministrati dai polacchi, ma esclusivamente dai tedeschi. Nell’ecatombe di ebrei polacchi uccisi nei campi di sterminio non vi fu, sia pur limitata, una corresponsabilità della popolazione locale. La norma ora approvata è ben chiara: chi continuasse ad usare in qualsiasi modo l’aggettivo “polacco” per designare i lager nazisti, si esporrebbe al rischio di subire una condanna fino a tre anni di carcere. Vi è indubbiamente in questa decisione un’impronta di parziale negazionismo, non dell’Olocausto beninteso, ma delle documentate responsabilità che l’antisemitismo polacco ha avuto non solo durante l’occupazione nazista, ma nei decenni e nei secoli passati caratterizzati da periodici pogrom (letteralmente distruzione: è il termine russo che sta ad indicare una violenta sollevazione popolare contro comunità ebraiche, in particolare nella Russia zarista, ma anche in altre regioni dell'Europa orientale). I ricercatori del Memoriale della Shoah a Gerusalemme e la storiografia su di essa hanno indicato che il 90% dei 3 milioni di ebrei polacchi furono sterminati nei ghetti e nei campi di concentramento, ma di questi ben 200.000 furono consegnati ai tedeschi dagli abitanti polacchi delle città e dei villaggi. Il libro che nel 2000 pubblicò a Princeton lo storico polacco Jan Gross era significativamente intitolato I carnefici della porta accanto e ricostruiva gli episodi di eccidio e sterminio nei pogrom addebitabili ai polacchi e non solo ai nazisti. Insomma siamo dinanzi a una legge che vuol negare le responsabilità di molti polacchi non ebrei nascondendole sotto il manto di una più grande ed apocalittica tragedia. Si trattava di un virus che non riguardò soltanto la Polonia. Leggi speciali antiebraiche per garantire la purezza della razza furono emanate in Ungheria, Romania, Slovacchia e in Italia (ricorre quest’anno l’80° anniversario delle leggi razziali volute da Mussolini per ossequio all’alleato nazista). Nessuno vuole criminalizzare una nazione e un popolo così importanti e fondamentali nella storia dell’Europa moderna e, tuttavia, come ha giustamente osservato Marta Herling (figlia di Gustav Herling e nipote di Benedetto Croce), sullo sfondo del provvedimento si profilano un esasperato nazionalismo e una concezione culturale di estrema destra che deve suscitare indignazione e, ancor più, preoccupazione. Antonio Polito ha intitolato il suo editoriale di domenica, a commento della tentata strage compiuta a Macerata da un vile nazifascista: “Ora niente sia più come prima”, giacché è indubbio il pauroso “salto all’indietro” che sta compiendo la nostra civiltà. Le destre razziste, xenofobe, di esplicita derivazione fascista e neonazista, stanno avanzando in ogni angolo d’Europa e, come se nulla fosse accaduto, nei settanta anni e poco più che ci separano dalla fine della guerra, tornano come zombie usciti dalle tombe vecchi fantasmi – penso a formazioni politica come Casa Pound e Forza Nuova che andrebbero sciolte a norma di dettato costituzionale - che agitano le stesse parole d’ordine di allora: difesa della razza, insicurezza e paura dinanzi al fenomeno migratorio e dei rapporti col “diverso”, disoccupazione e lavoro precario, crisi economica indotta da una sempre più soffocante globalizzazione. Sarebbe veramente una catastrofe se forze politiche più o meno contigue e tolleranti verso questi rigurgiti fascisti e razzisti riuscissero in qualche modo ad ottenere il governo del paese. A quel punto – come disse il filosofo - solamente un Dio potrà salvarci.

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