Martedì 13 Novembre 2018 - 21:04

Aurelio, per favore: ai cinesi, proprio no!

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Com’è bella Dimaro anche quando piove. C’è questa felicità nuova, questa “corresponsione di amorosi sensi”, come l’avrebbe definita Vittorio Pozzo che governava una nazionale felice e vincente. Il karaoke, le partite a tressette, il Napoli fra la gente e la gente “dentro” al Napoli, sorrisi, autografi, applausi. Gli azzurri camminano sulla sabbia, i tifosi camminano tra le nuvole. Ci sono i siparietti tattici tra padre e figlio, Davide Ancelotti e Carlo Ancelotti (Davide e Golia). C’è la gru. C’è Hamsik che prova a fare il regista, Allan che prova a fare il terzino destro e Karnezis che prova a fare il portiere. Ancelotti è estasiato da un gruppo di giocatori appassionati, disponibili, favorevoli. «È un bel gruppo che mi fa lavorare senza fatica e lavorare senza fatica significa che ci si diverte e si lavora meglio». Alleluja. Il Napoli diverte e si diverte. Dispensa gol ed emozioni. Dal ritiro in Trentino giungono cronache deamicisiane. Cuore azzurro. Ancelotti è Garrone, il buono. Insigne è Derossi, il primo della classe. Ounas è Coretti, vispo e allegro. Ma c’è anche Franti, il cattivo. Aurelio De Laurentiis è Franti? Stai sereno, presidente. Stiamo vivendo un’estate appropriata senza le smanie di Mazzarri, il cuscino di Benitez e le ossessioni di Sarri. Perché minacciare? Aurelio, perché? «Io sarò il Napoli finché non muoio». Non potrebbe essere diversamente. Hai appena detto: «Sono io il Matador». Ti ha irritato uno striscione contrario, uno solo, esposto a Dimaro? Ma lascia perdere. «Voi napoletani meritereste la vendita del Napoli a qualche cinese». No, ai cinesi no! Per favore, Aurelio. Però quel “voi napoletani” segna e conferma un distacco eterno. Così, Aurelio, parli da imperatore romano, domiciliato in via Ventiquattro Maggio 14, 00187 Roma. Perché rimarcare questa estraneità al popolo del golfo? Perché sottolineare la distanza fra un ricco marinaio delle plusvalenze e noi poveri pescatori di sogni? Perché “voi napoletani”? I “voi napoletani” che, per giunta, “non avete mai vinto un c….”. Era il gennaio di sei anni fa. Torrese di Los Angeles con casa a Capri, ci hai dato memorabili strattonate dall’inizio. Perché? La cadenza romanesca ci crea qualche problema acustico, ma poi parli di cazzimma e ti avvicini, sembri uno di noi, però è solo un lampo, come la scugnizzeria, un altro lampo. E quella bella, incoraggiante frase: «Sono tornato in Italia, a Napoli, perché per me l’Italia è Napoli, Napoli è la cosa che più mi convince dell’Italia ». Però continui a dire “voi napoletani” come un viceré spagnolo. Perciò poi dici: «A Napoli non funziona un c… , a Napoli c’è solo il calcio e allora ringraziatemi ». Calma, Aurelio. Non rovinare questa estate di entusiasmante rilancio del Napoli. Non essere quello che, dieci anni fa, disse a Reja nello spogliatoio del San Paolo: “Non ti metto le mani addosso perché sei un vecchio”. In fondo Edj aveva 63 anni e tu 59. E non sventolare più lo “scoop” che sei stato il primo contattato da Jorge Mendes, il potente procuratore di calcio, per il trasferimento di Cristiano Ronaldo dal Real Madrid. Hai fatto “due conti” e a Mendes hai detto: «Figlio mio, mi piacerebbe, ma …». Il Napoli non poteva permettersi CR7. È vero, abbiamo pagato col fallimento gli anni di gloria e baldoria con Maradona. Ma un grande manager del calcio, quale sei diventato, in questo pallone di Exor, viperette, Elliott e americani del Massachusetts, forse poteva andare oltre i “due conti” e avere coraggio e fantasia, prendere CR7 e non fallire. Pensa la soddisfazione: «Voi napoletani avete mai preso Cristiano Ronaldo?». Il Napoli resta una piccola società familiare che prende legittimamente i dividendi della s.p.a. azzurra e non può rischiare un sogno. Politica saggia, caro Aurelio. D’accordo. Nessun patatrac e Champions per sempre, anche uscendo dopo il primo giro di partite. Però, se la prossima volta Jorge Mendes, questo nome musicale che ricorda Sergio Mendes & Brasil, ti propone Maria Maddalena, fai peccato, Aurelio. Prendi Maria Maddalena. Non fare il cinese.  

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