Giovedì 13 Dicembre 2018 - 18:30

Aurelio gioca a Bari e dispari

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Cristiano Ronaldo alla Juventus, Nainggolan all’Inter, Pastore alla Roma, Aurelio De Laurentiis al Bari. Il calciomercato 2018 resterà memorabile. Il colpo all’americana, fatti e non chiacchiere, del presidente del Napoli scuote il vetusto sistema- calcio italiano. DeLa si prende il Bari, battendo Lotito, Elliot e varie cordate, perché ritenuto dal sindaco del capoluogo pugliese il più affidabile, il più serio, il più competente, il più litigioso e il più solido economicamente dei pretendenti della squadra biancorossa. Una laurea a pieno titolo di imprenditorialità del pallone. Un gigante. I tifosi azzurri avrebbero preferito che De Laurentiis fosse Polifemo con un solo occhio (per il Napoli). Ora temono che DeLa diventi strabico, un occhio a est, Bari, un occhio a ovest, Napoli. Non sarà così. Nasce un polo calcistico meridionale. Da contrapporre allo strapotere del Nord. Finora, il confronto era in pura perdita, l’Ilva di Taranto alla deriva e l’Ilva di Bagnoli un disastro contro Agnelli, Exor e Fiat-Crysler. L’asse calcistico Napoli-Bari darà filo da torcere alla Continassa. Giocando a Bari e dispari, l’asso del tressette Aurelio De Laurentiis allarga i suoi giochi e vince. Il colpo è così geniale, imprevisto e imprevedibile, da sfuggire ad ogni considerazione e previsione. E’ da escludere che il Bari diventi una succursale del Napoli, che là si allevino i giovani da destinare alla maglia azzurra e che da qui vadano in Puglia gli scarti del Napoli. Un gioco troppo banale per esser vero. De Laurentiis vede oltre. Se Rossella O’Hara diceva domani è un altro giorno, DeLa dice dopodomani è un altro giorno. Formidabile. Il suo progetto è ampio, futurista, creativo. Il Napoli e la Bari, il re e la principessa. E DeLa nelle vesti del paraninfo di questa unione di fatto. Viviamo in un mondo nuovo e DeLa ne è il profeta. Nei tempi sciocchi e andati, il rapporto calcistico fra Napoli e Bari si esaurì nella cessione a tradimento di Canè. Ferlaino vendette al club pugliese il nostro bomber di cioccolato per 71 milioni. Sapendo che cosa significa 71 nella smorfia napoletana, Canè non se la prese per il trasferimento quanto per la cifra. Ciò che è incoraggiante per i tifosi napoletani è che De Laurentiis sia stato considerato dal sindaco di Bari Antonio Decaro (poeticamente Decaro mi fu quest’ermo colle) economicamente solido. Il solido dell’avvenire. E, allora, siamo a cavallo. Un giorno potremo comprare un figlio di Cristiano Ronaldo, un nipote di Cavani e un discendente di Benzema. Perché siamo solidi e non siamo i solidi che fanno chiacchiere. I soliti e anche solidi contestatori pensavano che il patrimonio personale del presidente De Laurentiis consistesse nella moglie Jacqueline, nei figli Luigi, Edo e Valentina, nei cinepanettoni, in uno yacht e in un vocabolario forbito e incazzoso. Gli esperti di finanza assicurano invece che il patrimonio personale di Aurelio De Laurentiis ammonta a 200 milioni di euro. Sì, è vero, non bastano a comprare Cristiano Ronaldo, ma bastano per essere solidi a Bari. A parte gli scherzi, in attesa di scoprire il senso, il futuro, i lati positivi dell’operazione, tanto di cappello ad Aurelio De Laurentiis che vede oltre la punta della sua barba. Egli è l‘evangelista di un calcio nuovo, incomprensibile solo a noi che prendevamo Jeppson, Vinicio, Savoldi e Maradona e poi siamo falliti.

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