Mercoledì 20 Giugno 2018 - 15:48

Bar Sport e Libro Cuore: viva il calcio, abbasso l’odio

Opinionista: 

Valentino Losito

Con la sua insuperabile e tagliente ironia, Winston Churchill affermò che “gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra”. Chissà cosa penserebbe nel vedere oggi quella guerra combattuta con la nuova e potente arma del tempo elettronico: il web. Un mezzo capace non solo di moltiplicare ma di creare – direbbe Massimo Gramellini – “una macedonia di miasmi, di oscenità pigiate, di bestialità nate dalla solitudine anonima della tastiera che produce il microclima ideale per estrarre dalle viscere un orrore che forse neppure esiste”. Insomma la barbarie elettronica applicata al pallone. È quello che sta avvenendo nel dopo Real Madrid- Juventus in un paese come l’Italia in cui la metà dei tifosi, da sempre, vede nell’odio verso la squadra bianconera, la madre di tutte le guerre del pallone. Il fatidico 93° minuto della fatal partita è ormai già entrato non solo nella storia del pallone ma in quello del (mal) costume italico. È già “letteratura”, racconto antropologico dell’Italia presente. Come agli occhi e al cuore degli juventini (quorum ego) non è sembrato vero e giusto che il signor Oliver spezzasse, soprattutto per Gigi Buffon “un sogno così che non ritorna mai più”, così a quelli dell’altra metà del cielo calcistico nazionale non è sembrato vero poter dare sfogo agli istinti più bassi, che sono esplosi in tutto il loro volgare e antisportivo fragore e livore. La reazione scomposta del nostro eroico portierone, soprattutto davanti ai microfoni, è stata la benzina che ha fatto divampare ancora di più un fuoco che non aveva bisogno di essere alimentato e che brucerà ancora per molto. Il calcio è questo mistero “senza fine bello” come dice il maestro Brera. È poesia purissima ma anche volgarissima prosa. È l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, diceva Pasolini che pure non ha visto compiuta fino in fondo la ferocia dei fondamentalisti del tifo. Anche il vecchio e caro Bar Sport è diventato un luogo solo dell’anima, archeologia calcistica da libro Cuore. Il calcio come metafora e specchio in cui il Paese si riflette e si riconosce e che fa cadere la maschera anche al più raffinato degli intellettuali rivelandolo per quello che spesso riesce ad essere e cioè una persona volgare e odiosa. E allora? Allora così come noi juventini ci teniamo stratta la nostra squadra “una delle cose più belle della vita” come disse dice Vladimiro Caminiti, tutti i veri tifosi di calcio si tengano strette le più belle pagine di quel grande romanzo popolare che il pallone: Pizzaballa e le figurine Panini, le umili zolle dei vecchi e polverosi campi di provincia dove un’ala destra chiamata “Pinguino” era il Manè Garrincha dei poveri, il più mancino dei tiri di Mariolino Corso, gli irridenti dribbling di Omar Sivori “El Cabezon “, le epiche gesta del Grande Torino di capitan Valentino Mazzola e la mitica “Manos de Dios” di Dieguito. Viva il calcio abbasso l’odio.

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