Lunedì 17 Dicembre 2018 - 16:37

Bergamo la solita trasferta tabù per i partenopei

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Quant’è bella la Juventus che va in fuga tuttavia chi la segue nell’ebbrezza di doman non ha certezza, la Signora spazza e spezza. Volano tre polpette a Firenze dove lo squadrone bianconero calpesta orgogli e viole. Inarrestabile. Ha ragione Orietta Berti: finché la Juve va, lasciala andare. Non c’è confronto, non c’è emozione. La Juve potrebbe già ritirarsi con lo scudetto a Palma de Mayorga (Cristiano sa). Alle sue spalle va in scena lo spettacolo d’arte varia per la conquista dei rimanenti tre posti per accedere alla prossima Champions. Il Napoli dovrebbe essere fuori discussione. L’Inter si arrampica. Minuetto per la terza piazza tra Milan, Lazio e Roma. Il campionato di consolazione. Facciamo finta di entusiasmarci. In questi anni di predominio bianconero non c’è stata una stagione altrettanto deprimente in partenza. La forza della Juventus è superiore a quella del destino. Una partenzarecord. Il Napoli gioca a Bergamo per quello che è il suo scudetto: la seconda piazza, tre volte conquistata negli ultimi sette anni. Più avanti non c’è posto. Ancelotti non cede, sollecita il sogno cancellando l’utopia. E’ per mantenere alta la tensione, per non mollare, per evitare che tutta l’attenzione si concentri sulla Champions dove il Napoli ha rotto il tabù di un girone di ferro ed è primo e imbattuto dopo cinque gare. La trasferta di Bergamo non lascia tranquilli presentando una pesante tradizione contraria, appena nove vittorie in cinquanta partite, compresa la monetina di Alemao. Ma c’è anche una buona tradizione dei posticipi del lunedì per gli azzurri: 12 vittorie in 22 partite. L’Atalanta ha venduto i pezzi migliori, ma resta altamente competitiva sotto la guida arcigna di Gasperini: ha già rifilato quattro pappine all’Inter. Ha l’orgoglio della provinciale di lusso e il merito di un ambiente dove crescono giocatori magnifici. In casa prende pochi gol (tre), ma ci hanno vinto con un golletto Cagliari e Sampdoria. L’anno scorso, il Napoli passò con un gol di Mertens per il campionato dei 91 punti, vanto di Sarri, record e prodezza inutili. Il big-match col Liverpool è lontano otto giorni, si può giocare a Bergamo con una formazione “normale” (sabato al San Paolo il Frosinone). Qualche rotazione solo per motivi fisici. Gioca Zielinski? Un’altra occasione per il polacco che non ha ancora confermato la “profezia” di Sarri (sarà un fuoriclasse quando sarà meno timido). Ha un bel tiro “da fuori”, ma non si crea mai la “mattonella” per eseguirlo. Sveglia, Piotr. Un po’ di respiro per Callejon con Fabian Ruiz sulla corsia destra, Malcuit e Maksimovic in difesa. L’irrinunciabile Allan a centrocampo con Hamsik rilanciato alla grande dal match con la Stella Rossa (finalmente un gol). Gira e rigira, alla fine conta il risultato perché la partita non offre altri motivi di attrazione, Ancelotti ha esaurito gli esperimenti, Gasperini cerca la vittoria che rilanci l’Atalanta più su (l’obiettivo è la zona Europa League). Si gioca di sera e bel tempo si spera. Il Papu Gomez e il nostro ex Zapata (Duvan vai se la banana non ce l’hai) tra le curiosità del match. I tifosi bergamaschi han detto che non rinunceranno al coro “non siamo napoletani”. Peggio per loro. Hanno aggiunto che accetteranno nostri cartelli con su scritto “Odio Bergamo”. Non ne abbiamo motivo. Abbiamo odi locali più giustificati, le funicolari ferme e i 128 cantieri cittadini in eterna e poco febbrile attività.  

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