Martedì 12 Dicembre 2017 - 9:13

Berlusconi e le giuste revisioni storiche

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

Intervistato da Giovanni Floris nel corso del suo programma su La7, il fondatore di “la Repubblica” Eugenio Scalfari, dopo decenni di battaglie nel campo anti-berlusconiano, di fronte alla scelta Di Maio-Berlusconi ha detto «Voterei Berlusconi perchè è una persona intelligente». Mai immaginando di provocare l’indignazione del suo stesso giornale e degli antiberlusconiani irriducibili come Zagrebelsky, Flores d’Arcais, la Bonsanti, Travaglio, Serra, Maltese, Montanari…. Solo gli imbecilli non cambiano opinione. E Scalfari è tutt’altro che imbecille. Tuttavia non si può dimenticare la diffamazione sistematica di cui Berlusconi è stato fatto oggetto per vent’anni dai giornali di proprietà di Carlo De Benedetti, suo nemico personale. Ricordo le diecine di copertine diffamatorie e denigratorie dell’Espresso, dedicate all’Uomo Nero di Arcore Cito solo la copertina n° 22 del 30 maggio 1996 con l’immagine sorridente della pm milanese Boccassini e con la scritta “Forza Ilda, la donna che incastra Berlusconi e Previti”. Con chiaro riferimento al processo Sme- Ariosto finito in Cassazione con l’assoluzione piena di tutti gli imputati. A cominciare proprio da Berlusconi e Previti. Un flop clamoroso. E non sono imbecilli nemmeno i giornalisti di “Venerdì di Repubblica”. Il settimanale del 4 agosto scorso ha pubblicato a pagina 36 l’ articolo di Oriana Liso “A Basilio sono tutti ricchi”. E mi ha colpito questo passaggio: “Il motivo di tanta ricchezza concentrata? Ha un nome evocativo e un logo, quello del biscione: nel territorio del comune di Basiglio, infatti, rientra Milano 3, il sogno immobiliare di Silvio Berlusconi degli anni Settanta, perfezionato rispetto a Milano 2. Non un semplice quartiere: l’80% dei residenti dell’intero comune vive tra i prati, i laghetti e i viali perfetti del centro residenziale costruito per essere la città ideale (o quasi). Oltre ai 15 ettari di Milano 3 a Basiglio c’è ben poco”. Su suggerimento di Bruno Zevi andai a visitare nel maggio 1980 questo insediamento abitativo, fatto di belle case (una rarità) immerse nel verde, senza auto né motorini ma solo biciclette, alberi, prati e laghetti, tanto sole e niente rumori. Ne restai ammirato e ne scrissi su alcune riviste di architettura tutto il bene che merita. Dopo la discesa in campo di Berlusconi i giornali di De Benedetti ne scrissero invece tutto il male possibile e definirono Berlusconi “un palazzinaro senza scrupoli, come il napoletano Ottieri”. Un giudizio ingiustificato, dettato solo dal livore verso un personaggio che si era permesso di fare anche politica e di diventare addirittura presidente del Consiglio. Se i palazzinari italiani, che hanno messo “le mani sulle città”, avessero seguito l’esempio di Berlusconi il Bel Paese avrebbe oggi un aspetto ben diverso dalla gigantesca discarica dell’edilizia spazzatura in cui è stato trasformato. Misi in evidenza un fatto straordinario: era la prima volta (è rimasta l’unica) che un costruttore applicava il punto dottrinario n° 62 della Carta di Atene del 1932 di LeCorbusier: “Il pedone deve potere usare strade a lui riservate, diverse da quelle destinate alle auto da ubicare nel sottosuolo, e ciò costituisce una riforma radicale del traffico urbano”. . Lo stesso “Venerdì di Repubblica” del 4 agosto ha pubblicato a pagina 46 l’articolo di Giacomo Papi: “Sapore di mare dove il mare non c’è” nel quale si legge tra l’altro “Le piscine di Milano sono la traccia dell’acqua invisibile che continua a scorrere sotto le strade. Le più grandi e grandiose furono costruite dal fascismo come risarcimento implicito per la scomparsa dei navigli che venivano coperti negli stessi anni. C’entrava il culto del corpo di Mussolini, certo, e l’invenzione del tempo libero (…) Milano è la città che nuota da sempre”, dice Paola Vercelli che dirige tre delle piscine più importanti, la Bacone, la Cozzi e la Romano, in perfetto stile fascista”. In un momento in cui registriamo rigurgiti antiberlusconiani e antifascisti prendiamo atto con piacere di queste revisioni storiche.

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