Venerdì 24 Novembre 2017 - 12:17

Buona fortuna, carissimo Antonio

Opinionista: 

Franco Iacono

Antonio Bassolino non ha rinnovato la tessera del Pd, che pure aveva contribuito a fondare. In altri tempi sarebbe stata una notizia eclatante. In altri tempi, appunto. Ora sa solo di malinconia, “condita” dal rammarico, più o meno sincero, di qualcuno dei “suoi” del tempo che fu. Non mi permetto di dare giudizi, men che meno sul piano personale, soprattutto su chi è “provato” da mille delusioni. Epperò, mi sia consentito di osservare, a lui che si ostina, giustamente, a definirsi “sempre di sinistra”, che avrei compreso molto di più, (vale per lui e per tanti altri) se fosse uscito dal Pd quando Matteo Renzi approvò il Jobs Act, che caducava le grandi conquiste, sul piano dei Diritti, dello Statuto dei Lavoratori, voluto tenacemente dal socialista Giacomo Brodolini. Ma, forse, allora sperava nella candidatura a sindaco di Napoli e non voleva “disturbare il manovratore”, non immaginando, evidentemente, che lo stesso Renzi gli avrebbe “piazzato” sul percorso l’ostacolo della candidatura alle primarie della “sua”, sempre del tempo fu, Valeria Valente. Ora, con tutta certezza, andrà con gli altri fuoriusciti dal Pd, che già gli offrono candidature “sicure”. Lì troverà colui che lo definì, quando era sindaco di Napoli, un “cacicco”. Anzi il leader dei “cacicchi”. Con lo sprezzo ed il ghigno di cui è capace, ancora oggi, colui che fu definito il “Leader Maximo”, il “più intelligente”. Al secolo, Massimo D’Alema. Buona fortuna, carissimo Antonio, anche se continuo a pensare che noi “anziani” soprattutto quelli che hanno un passato come il tuo, hanno un solo compito: testimoniare Valori, raccontare Storia, recuperare Identità, per la Sinistra, in questa melassa “mercantile”, che è diventata la politica. Piuttosto che continuare a sognare un passato… al futuro. Magari con qualche vendetta da consumare. Con buona pace della destra e dei populismi, che si dice di voler combattere. LA VECCHIAIA. “Non chiedere più quanti anni hai?. Non è solo questione di educazione. L’età anagrafica non ha mai avuto così poca importanza nella definizione di una persona come in questa epoca. Dopo la fluidità di generi, ecco quella generazionale. Giovani che hanno paura della morte e nonni che pensano non sia mai troppo tardi per innamorarsi”, così Carolina Saporiti sul Corriere della Sera. A seguire statistiche che riguardano il modo di invecchiare dei vari popoli, ciascuno dei quali “si affida a qualcosa di diverso”. Tutti “uniti”, però, dalla considerazione che “invecchiare è bello”, fino alla constatazione “statistica”, secondo la quale “due terzi delle persone di circa settanta anni crede che non sia mai troppo tardi per un appuntamento romantico”. Ometto tutte le altre considerazioni statistiche, relative soprattutto ai giovani, che si sentono precocemente vecchi ed hanno paura, forse con qualche ragione, della vita e di quello che li aspetta. Naturalmente la gioia dell’”innamoramento” a settanta anni, ed oltre, non riguarda solo l’aspetto sentimentale. Entusiasmarsi per la conoscenza di una persona, emozionarsi per la bellezza della natura o di un’opera d’arte, avere la gioia della curiosità e della ricerca, “sfidarsi” ancora in qualche impresa ardita, anche questo è innamoramento. Insieme all’emozione di essere nonni non solo perché si accompagnano i nipoti all’asilo o a scuola, ma per trasmettere memoria e valori. Per alimentare identità, tanto più importante quanto più questo mondo diventa “globalizzato”: tanto più cittadini del mondo, tanto meno “persone”, radicate in una storia, in un linguaggio, in un territorio. Senza rinunciare alla tenerezza, che, soprattutto a settant’anni, ed oltre, è la manifestazione più lieve, e più alta, dell’amore.

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