Giovedì 20 Settembre 2018 - 16:58

Calcio in tv, il silenzio e la parola del campo

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Succede, una sera. Hai seguito poco le vicende di cronaca della giornata, hai ancora sulla pelle ore di traffico, di pioggia, di piccole e grandi ansie ma, finalmente, ora puoi sprofondare sul divano di casa, allungare le gambe sul tavolino, accarezzare il cane e apprestarti a vedere, in diretta, sulla Rai, il derby tanto atteso, quello che puo segnare il destino di una stagione. Ovviamente, a portata di mano quanto occorre per un minimo di cena ma, soprattutto, l’oscuro oggetto del desiderio, quel telecomando che nessuno stasera ha il coraggio di contenderti, perche sanno in famiglia che, nell’occasione devono girare alla larga. Ed ecco il collegamento, la straordinaria atmosfera della festa nel modernissimo impianto, i cori, le formazioni urlate dallo speaker, la sensazione esplicita di essere seduto allo stadio. Improvvisamente, sul display della tv, compare un’informazione inattesa. C’e sciopero dei giornalisti sportivi della testata. Il derby verra trasmesso, certo, ma senza telecronaca, senza commento tecnico e tu non sai se abbatterti o gioire per quell’ inaspettata opportunita. Ma non vuoi tranciare subito giudizi, e probabilmente la prima volta che ti capita. Meglio seguire la partita e cercare di capire. I rumori di fondo, spesso cancellati dalle parole e dalle voci, sono stasera vivaci e puntuali. Hai la possibilita di ascoltarli tutti: la tifoseria coi suoi cori, il fischiare dei falli, l’ira delle panchine, magari anche i dialoghi con l’arbitro. Un’esperienza diretta, non mediata, per certi versi surreale. Il calcio scorre limpido davanti ai tuoi occhi e, probabilmente, non c’e niente da capire, niente da valutare, niente da interpretare. Parlano le immagini, con la loro forza indiscutibile. Ed il commento te lo puoi costruire tranquillamente da solo, secondo la tua esperienza, le dinamiche del tuo tifo, la curva della tua sagacia tattica. Del resto, poi, le inquadrature ti aiutano. Ogni azione che conta viene vista e rivista da piu angolazioni. Sembra facile stasera il mestiere del telecronista. Continuano a scorrere, nel frattempo, notizie sul display. I tecnici non scioperano, i giornalisti si. I primi possono fare a meno dei secondi. Non il contrario. Ma tu continui ad essere dentro il derby e ti accorgi, improvvisamente, di non aver mai avuto bisogno di mediazioni. Non ti chiedi piu perche le scelte, i commenti, i voti e le pagelle siano sempre, alla fine, condizionati dal blasone della squadra piu ricca e piu potente, quella che nessuno vuole mettersi contro perche subirne il veto puo far saltare per arbitri e telecronisti le partite piu importanti, inibire la Champions, chiudere sistematicamente porte calcisticamente importanti. Stasera sei tu che guidi e contabilizzi tutto. Sei tu che puoi decretare un voto basso anche per il campione piu acclamato, senza doverti confrontare con alcun commento tecnico. E un calcio piu semplice e, per certi versi, artigianale. Un calcio che non vive di condizionamenti ma semplicemente di ispirazioni, di gol, di gesti eroici. Un ritorno al passato inatteso, casuale, nato da un imprevedibile sciopero. Non c’e nessuno a bordocampo che raccoglie le voci dei protagonisti, nessuna dichiarazione che filtra, meglio cosi. Abbiamo ridotto il Barnum del calcio al circo della parola, delle promesse inutili, dei proclami settimanali. Ma e il campo, si sa, l’unico vero giudice ed e su quello che si realizza in quel rettangolo la credibilita di ogni protagonista.Niente inutili appendici, niente arabeschi, niente spirali di fumo. Calcio allo stato puro, adrenalina sull’ erba, com’era in principio, nei suoi anni ruggenti. I novanta minuti sono filati via rapidi. Ha vinto la squadra favorita, con una discreta testimonianza di forza. Ma non sono mancate le proteste, le polemiche. Alcune anche doverose. Ed ognuno ha potuto valutare da solo quel che gli scorreva sotto gli occhi, quel mondo nuovo senza preamboli ed orpelli. Esperienza da ripetere, direi. Con la stessa intonazione, con la stessa vivacita. Senza azzerare volontariamente il volume della tv, perche il silenzio non e amico dello spettacolo. Provando a conservare i rumori d’ambiente, assicurando magari sul canale accanto, il commento, la critica, le analisi. Un calcio diviso tra puristi dello spettacolo ed epigoni della traccia giornalistica, quella che, come un fiore, sembra ormai appassire conservando il suo fascino per una sola notte. Intanto la redazione di Raisport proclama altri due giorni di sciopero….

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