Martedì 12 Dicembre 2017 - 9:13

Caos-traffico a Napoli, non ci resta che ridere

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, oggi compio l’ottantatreesimo compleanno. Ciò significa che da quando nacqui, ancor prima della campagna d’Etiopia, ho visto moltissime cose. Non ricordo, però, d’aver mai visto un mondo peggiore di questo: persino gli anni della guerra, che vissi da fanciullino, hanno lasciato nella mia memoria cose belle e, soprattutto, il colore rosa della speranza che oggi sembra svanito nel cupo grigiore del presente. Non occorre guardare lontano per contemplare i segni del male, di cui è purtroppo disseminato un mondo sempre meno umano o, forse, troppo umano e sempre più lontano da Dio. Non occorre guardare all’Europa o, più vicino, al Bel Paese per visualizzare i segni di putrefazione di una società morta di cancro al cervello, per la maligna neoplasia dei ceti dirigenti. Basta guardarci intorno: la città, il quartiere sono ridotti talmente male che verrebbe da piangere. Ma, quando la situazione da seria diventa disperata, non resta altro da fare, per sopravvivere, che voltarla a ridere. La cosa più ridicola che c’è a Napoli è il traffico. Sì, amici lettori, mi rendo conto che il traffico napoletano incide sul sistema nervoso dei cittadini tanto da condurli ai margini della follia, ma noi dobbiamo coglierne gli effetti atti a produrre il farmaco liberatorio della risata. Cominciamo dai tunnel di Fuorigrotta. Non parlo di quello aperto ai tempi di Cesare Augusto, magicamente da Virgilio secondo la leggenda e da Lucio Cocceio Aucto secondo la storia, che ospitò il tempio di Priapo e un Mitreo, prima che le presenze pagane fossero esorcizzate dalla Madonna di Piedigrotta e della relativa festa, e che proiettava sulla Riviera un magico raggio solare indirizzato dalla somma abilità dei costruttori. La galleria antica (Crypta Neapolitana) è rimasta aperta al traffico per oltre diciotto secoli, grazie anche alle opere di manutenzione straordinaria decise da Alfonso d’Aragona, da don Pedro di Toledo e da Carlo di Borbone. Le due gallerie nuove (una, la Laziale, degli anni ’80 del XIX secolo e l’altra di epoca fascista) faticano a sopportare il traffico attuale e sono assai più fetide dell’antica Crypta, nonché guarnite di muretti spartitraffico, uno dei quali delimita la pista ciclabile voluta da Giggino (sulla quale si potrebbe scrivere un libro). In questo mese entrambe sono state chiuse per cadute di calcinacci, sicché si è temuto l’isolamento dei quartieri occidentali. Miracolosamente il Comune amministrato da Giggino ha riaperto entrambi i tunnel e persino la pista ciclabile in tempi incredibili qua e oggi. Osanna a Giggino, dunque, anche se i lavori proseguiranno e noi eviteremo, a tutela della nostra incolumità, di recarci a Fuorigrotta. In verità, per salvare la pelle sarebbe consigliabile restare proprio a casa. Noi credevamo che percorrere a piedi il salotto buono di Chiaia fosse pericoloso soltanto di notte, quando i frequentatori dei baretti fanno casino e, magari, sparano. Ora sappiamo che via Alabardieri è pericolosa anche di pomeriggio, allorché bravi motociclisti che la percorrono in senso vietato rischiano lo scontro con auto e provano ad affrontare l’autista, ma demordono vedendo scendere con un’ascia fra le mani. Evitiamo allora di andarci o, alternativamente, armiamoci di picca o di alabarda che, se vogliamo entrare nel supermercato o acquistare oggetti casalinghi nel vicino negozio, appoggeremo al muro come usava al tempo del vicereame. L’unico inconveniente è che dovremo pagare la merce acquistata, non essendo più valido il privilegio degli “appojallibarde”. Circolare in autobus è ovviamente impossibile. In attesa del fallimento dell’Azienda, i mezzi del pubblico trasporto latitano, anche se qualche volta, complice San Gennaro, uno di essi arriva, di solito raggiungendosi quando avevamo quasi completato a piedi il percorso programmato. Resta l’auto. Ma possiamo rischiare di sfasciarla sul fondo stradale del Parco Margherita? Arrivati al centro, dove le mettiamo? In strada anche la seconda fila è completa, come completi sono i garage, financo quelli dei supermercati. In ogni modo, dovremmo prima arrivarci, cosa improbabile, in tempi brevi, a causa del traffico folle. Semafori inutili e incroci (dove ci vorrebbero) abbandonati a se stessi, lavori e buche storiche, auto e moto in manovra di parcheggio, auto in sosta nelle curve e fermate al centro strada, tassisti che non accostano per scaricare clienti e bagagli, motorini che sorpassano a destra e a sinistra, fanno inversione di marcia o passeggiano pian piano giusto al centro strada. Già, poi ci sono anche le auto che vanno pianissimo e sono ancor più pericolose di quelle che corrono. Mi vien voglia, talvolta, di affiancare la guidatrice e chiederle: “Signo’, ma chi v’è muórto?”. E ove mai restasse perplessa, chiarire: “Osinò, pecché state jènno appriéss’o funerale?”.

Share

Commenta

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Global tokens will be replaced with their respective token values (e.g. [site:name] or [current-page:title]).
  • Twitter-style #hashtags are linked to search.twitter.com.
  • Twitter message links are opened in new windows and rel="nofollow" is added.
  • Twitter-style @usernames are linked to their Twitter account pages.
  • Replaces [VIDEO::http://www.youtube.com/watch?v=someVideoID::aVideoStyle] tags with embedded videos.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)