Lunedì 16 Luglio 2018 - 10:48

Che brutta maggioranza, che brutta opposizione

Opinionista: 

Ottorino Gurgo

Il 4 marzo scorso gli italiani in buona fede sono andati alle urne coltivando un sogno: che per la politica potesse aprirsi un nuovo corso, una stagione di cambiamenti; l'avvio di una ripresa e di un rilancio non soltanto economico, ma sociale e di costume. Sono trascorsi quattro mesi e, se è certamente presto per trarre bilanci, non possiamo fare a meno, guardandoci attorno, di constatare con amarezza e con apprensione, che di quel sogno è rimasto ben poco e che le forze politiche, con le loro promesse e con i loro annunci mirabolanti si sono impantanate in sabbie mobili nelle quali annaspano scompostamente. E qui davvero ha ampio spazio la regola della par condicio poiché un immobilismo deleterio e maligno sembra affliggere in pari misura maggioranza e opposizione. Partiamo dalla maggioranza. Molte cose erano state promesse durante la campagna elettorale. Chiunque, con un po' di buonsenso avrebbe potuto comprendere che mantenere tutte quelle promesse sarebbe stato impossibile. Ma tant'è. Le campagne elettorali sono quelle che sono e la gente è portata a credere a tutto. Ma la montagna ha partorito il topolino producendo soltanto un modesto decreto, pomposamente denominato “decreto dignità”, che gli esperti giudicano più dannoso che utile. Il fatto è che i nostri governanti sono sempre più perduti nella questione dei migranti che sola dà connotati alla nostra politica nazionale, una sorta di ossessione che ci sta allontanando sempre più dal contesto europeo. Oltre alla questione dei migranti, indubbiamente di rilevante importanza, ma che non può esaurire l'intera attività politica, esisterebbero sul tappeto molti altri problemi, ma non sembra che il governo sia in grado di affrontarli perché l'attività del Parlamento langue, bloccata dai contrasti che quotidianamente emergono tra la Lega e i Cinquestelle. Non c'è argomento, a cominciare proprio dalla politica da seguire nei confronti dei migranti, sul quale i due alleati condividano le rispettive posizioni. E c'è, tra gli uni e gli altri, una evidente concorrenza da campagna elettorale acuita dai recenti sondaggi secondo i quali il Carroccio avrebbe superato, nel consenso popolare, i pentastellati, approfittando della fama di "uomo forte" conquistata da Matteo Salvini (che, in realtà, va trasformandosi sempre più nella "caricatura dell'uomo forte"). Ma, nell'analisi della situazione italiana, è più che mai valido il vecchio proverbio secondo cui "se Atene piange, Sparta non ride". A una brutta maggioranza fa, infatti, da contraltare, una brutta opposizione. Il Pd che di questa opposizione dovrebbe essere la forza trainante e che avrebbe non una, ma cento motivazioni per la propria battaglia, è fermo al palo, ancora sotto choc per la batosta subita, ripiegato su se stesso, aggrovigliato in una scellerata catena di divisioni che minacciano di trasformarsi continuamente in una o più scissioni, affetta da quel complesso dell'"antirenzismo" che l'ha portato a demolire (assecondando un'abile operazione mediatica dei suoi avversari) quel Matteo Renzi che pure lo aveva portato ad una storica vittoria elettorale. Ammesso (ma non del tutto concesso) che riesca a rigenerarsi, il Pd non è, comunque, allo stato, in grado di esercitare la propria funzione di forza d'opposizione. Quanto a Forza Italia, vale a dire l'altro partito che ha negato la fiducia al governo, esso è protagonista di una clamorosa contraddizione: si oppone all'esecutivo, ma è alleato di uno dei partiti della maggioranza. Con buona pace della sua credibilità. Infine una ciliegina sulla torta per dar plastica visione dell'attendibilità dei nostri politici: la proposta di Beppe Grillo, grande "guru" della principale forza di governo, di eleggere i senatori estraendoli a sorte tra tutti i cittadini. Siamo al delirio. Come non auspicare che questo Grillo torni a fare il comico a tempo pieno?

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