Domenica 25 Giugno 2017 - 2:29

Città Metropolitana e cose alla napoletana

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

Quando una qualsiasi cosa viene fatta con faciloneria, superficialità, pressapochismo, leggerezza, approssimazione, dilettantismo e furberia si suole usare l’espressione “alla napoletana”. Non escludo che ci sia una punta di cattiveria quando la usano certi settentrionali ma devo riconoscere che corrisponde al vero quando si tratta della città metropolitana di Napoli. Sognata da Francesco Saverio Nitti e dal medico Giuseppe Moscati (poi fatto Santo, ma non per meriti urbanistici) e invocata negli anni 50 da Luigi Piccinato, Luigi Cosenza, Carlo Cocchia, Francesco Compagna, Giorgio Amendola, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti, Alberto Servidio e da altri la Città Metropolitana venne istituita dalla legge n° 142 dell’8 giugno 1990. Con l’obbligo di renderla operativa “entro un anno”, ossia entro l’8 giugno 1991. Ma i soliti “esperti del diritto” sostennero che il termine non era “perentorio” ma “ordinatorio”. Come dire, facoltativo. E non se ne fece nulla. Se ne ricordò il sindaco Antonio Bassolino negli “indirizzi per la pianificazione urbanistica” del giugno 1994 nei quali è scritto che “il comune di Napoli si farà carico di una pressante iniziativa verso la Regione Campania e le altre amministrazioni interessate con l’obiettivo che già per le elezioni del 1997 (addirittura) risulti istituita la Città Metropolitana. Quest’azione sarà sostenuta da una ipotesi di razionale assetto dell’area metropolitana, inizialmente coincidente con l’attuale provincia, la cui elaborazione avvieremo nei prossimi mesi”. Ma poi se ne dimenticò anche quando diventò presidente della Regione Campania. Dopo un quarto di secolo di animate discussioni sulle Città Metropolitane il governo Renzi ha deciso di cestinare la 142/90 e ha emanato la legge n° 56 del 7 aprile 2014, con la quale sono previste le città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Le stesse della legge 142/90 con Reggio Calabria al posto di Roma. E il 12 ottobre 2014 si sono svolte le elezioni del sindaco e dei consiglieri della città metropolitana di Napoli, limitate, però, ai sindaci e ai consiglieri dei 91 comuni della provincia, senza la partecipazione popolare. Una modalità chiaramente non democratica. Come che sia, era lecito attendersi che Napoli venisse dichiarata capoluogo e che la Giunta e il consiglio metropolitano si occupassero subito della pianificazione territoriale dell'area metropolitana, di viabilità, traffico e trasporti, di tutela e valorizzazione dei beni culturali e dell'ambiente, di difesa del suolo, di tutela idrogeologica, di tutela e valorizzazione delle risorse idriche, di smaltimento dei rifiuti, di servizi per lo sviluppo economico e per la grande distribuzione commerciale e della sanità, della scuola e della formazione professionale e delle infrastrutture di livello metropolitano. E che, nel contempo, gli altri 90 Comuni diventassero “municipalità”, rette da amministratori nominati dal consiglio metropolitano e con compiti limitati all’anagrafe, alla polizia municipale, ai trasporti urbani e ad altre incombenze di interesse locale. Dato che anche la Città Metropolitana di Napoli, come quelle di Barcellona, di Parigi e di Berlino, prevede un solo Sindaco, una sola Giunta e un solo Consiglio, con city manager per amministrare le municipalità napoletane e i comuni che ne fanno parte, era lecito attendersi la sparizione dei 1.804 consiglieri comunali, dei 728 tra sindaci, vice sindaci e assessori, dei 442 amministratori delle Circoscrizioni napoletane e dei 57 amministratori della Provincia. Un inutile e costoso esercito di oltre 3mila amministratori per 85 Comuni e 3 milioni di abitanti. Perché il consiglio metropolitano avrebbe dovuto l’assurdità dei due comuni di Capri e dei sei comuni di Ischia. Nulla di tutto questo è stato fatto. Tutto è rimasto come prima. Il sindaco metropolitano Luigi de Magistris continua a occuparsi (si fa per dire) solo dei problemi di Napoli e lo stesso fanno i 90 sindaci dei comuni della provincia. Ecco perché quella che è stata istituita il 12 ottobre 2014 è una Città Metropolitana alla napoletana.   

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