Martedì 13 Novembre 2018 - 6:15

Come si fabbrica un leader politico

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

C’era una volta Silvio Berlusconi, la sua straordinaria capacità di operare sondaggi, di conoscere gli umori dell’opinione pubblica, di sintonizzarsi con la voglia di cambiamento del Paese. Comunicativamente, fu un’evoluzione storica che aprì le porte alle nuove dinamiche della politica. Oggi, dopo oltre vent’anni, altre tecniche, più perfezionate sono venute avanti e hanno finito per premiare, anche elettoralmente, le forze politiche che meglio si son sapute attrezzare. I 5Stelle, certo, che del web hanno fatto una religione, trasformando e reinventando la loro presenza in una sorta di decisionismo totalitario. Ma anche la piattaforma Rousseau, lo specchio di tante brame della politica italiana, un’azienda privata che, praticamente, gestisce l’intero percorso politico dei pentastellati resta uno strumento da perfezionare. I pirati informatici, negli ultimi tempi, sono entrati più volte nel sistema, “bucando” la piattaforma, ricavando una serie di riservatissimi cellulari (Di Maio, la sindaca Raggi, Toninelli, Bonafede, solo per citarne qualcuno) e di dati sensibili. In futuro, potrebbero nuovamente farsi vivi sul web, votare sugli orientamenti politici, rispondere agli interrogativi proposti, condizionare le scelte di governo del Paese. Pensateci, il Belpaese nelle mani della pirateria informatica. Un rompicapo che sembra aver lasciato le sue impronte già nelle ultime presidenziali americane. Uniche vie d’uscita: la limitatezza delle consultazioni e le scelte strategiche già decise con largo anticipo, rendendo progressivamente inutili le votazioni. Un sospetto che, tra l’altro, si è già fatto strada negli ultimi mesi tra i 5Stelle, senza trovare puntuali conferme. Salvini, nel frattempo, non finisce sinceramente mai di stupire. In un paio di anni, attraverso facebook, è riuscito a costruire un sofisticato sistema che nulla lascia all’istinto. Tutto è puntualmente studiato e controllato. Si analizzano scientificamente migliaia di post e di tweet, poi provvede un algoritmo a stabilire il livello più o meno urlato della comunicazione del leader leghista, i tempi prescelti, ma, soprattutto, l’argomento da focalizzare. Una presenza che scende rapidamente in campo ed occupa subito lo spazio mediatico, dettando paradossalmente ai giornalisti la stessa agenda di lavoro. Un’impostazione già seguita con successo, da molti anni, negli Stati Uniti che vede uno staff di psicologi, sociologi, informatici e filosofi specializzarsi quasi ossessivamente nella “sentiment analysis”. Anche Salvini, ovviamente ha il suo staff, anche Salvini collabora direttamente alle scelte ma non sembra lontano, ormai, il tempo del leader costruito a tavolino, inscatolato in una serie di algoritmi e programmi, in grado di testare direttamente su Twitter o su Facebook quel che la gente vuole ascoltare, parole capaci di scuotere o di rasserenare, di esaltare o condannare, costruendo la sua immagine secondo i mille umori del momento.

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