Domenica 19 Agosto 2018 - 15:20

De Magistris arranca e la “muffa” scalpita

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Se qualcuno ha ancora qualche dubbio sulla oggettiva drammatica situazione di Napoli, provi a sfogliare i giornali solo di quest’ultima settimana per rendersi conto che la situazione è questa, da “far scendere - come si dice in casi del genere - il cuore nelle calzette”. All’agghiacciante allarme della Dia che segnala la presenza a Napoli di 200 clan e di oltre 2mila affiliati, si aggiungono le dure convergenti critiche dei giornali cittadini, in cui si fa un elenco spietato di tutti i fallimenti amministrativi e della tattica depistante da parte del sindaco di nascondere il “suo non governo” con gli espedienti sensazionalisti delle cittadinanze onorarie. Il resto? Dai trasporti alle Partecipate è tutto un “quiz”. Come venirne a capo? Per quanto si cerchi un segnale incoraggiante di una opposizione, capace di incalzare i responsabili, di inchiodarli alle loro colpe, per ora non se ne scorge ancora una credibile traccia. C’è solo qualche “balenio” di inoffensive cerbottane, di striminziti comunicati, che lasciano il tempo che trovano nel ritenere di poter impensierire personaggi, capaci di tutto, di averci condotto dove siamo, in un paralizzante guado. Ci vuol ben altro e subito. Al danno si potrebbe addirittura aggiungere la beffa, nel veder ergersi a profeti del cambiamento e della rinascita della città, coloro che non l’hanno certo migliorata, in cima a tutti lo “scalatore” Bassolino. Questo signore, appena evocato, già due volte sindaco di Napoli e due volte presidente della Regione, con una breve esperienza di ministro del Lavoro nel 1988, come può pensare ancora di riproporsi, promettendo di fare quello che non ha fatto, quando avrebbe potuto farlo? Sconcerta che gli si dia ancora credibilità. De Magistris ha tutte le colpe di questo mondo, ma la solita “casta”, già squalificata, per intenderci, cioè la vecchia “muffa” politica si illude di potergli addossare responsabilità e colpe, che sono di chi lo ha preceduto, in primis di Bassolino, anche quale esclusivo sponsor della Iervolino, sindaco di un decennio innominabile per inconcludenza. Non siamo noi a dirlo, anche se lo abbiamo sempre pensato e scritto, lo fa capire con molto garbo il recente libro di un grande urbanista Vezio De Lucia, già assessore con Bassolino, il quale dice di quel condiviso periodo: «Abbiamo scritto pagine su pagine, cartine, articoli, emendamenti, i convegni si succedevano, le polemiche si accendevano, gli intellettuali ambientalisti delle Assise di Palazzo Marigliano vigilavano. Ben tre varianti al piano regolatore furono approvate in quegli anni frenetici. Fu ridisegnata l’area di Bagnoli. Ma tutto o quasi tutto, però, è rimasto sulla carta. Non un albero è stato piantato a Bagnoli, la Porta del parco e la Spa sono state subito abbandonate. È stato recuperato qualche palazzo del centro storico, ma è ancora poco». E conclude senza giri di parole: «Bassolino in meno di due lustri è passato da riformatore radicale a notabile, prevalentemente interessato alla gestione di un potere che gli pareva illimitato». Che altro aggiungere?

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