Mercoledì 21 Novembre 2018 - 21:20

Decreto sull’emergenze e “ricostruzione possibile”

Opinionista: 

Giuseppe Mazzella

Non ci voleva molto a prevedere che l’art. 25 del decreto sulle “emergenze” Genova-Ischia- Amatrice così formulato avrebbe scatenato una enormità di polemiche da parte di un banale giornalismo e di un banale ambientalismo di maniera sull’“abusivismo edilizio” ai quali si sarebbero accodati esponenti nazionali di tutti o quasi i nuovi partiti che non hanno più un retaggio storico né organizzazioni presenti sul territorio. L’ art.25 con il richiamo ai tre condoni ha spostato l’attenzione che era invece dovuta al comma 3 dell’art.17 perché quelle poche righe indicavano sì un nuovo percorso che definisco “costituente”. Lo avevo previsto e con Gino Barbieri abbiamo preannunciato il sunto del nostro lavoro sulla “ Ricostruzione possibile” di Casamicciola, frutto di mesi di studi e ricerche ed indagini e fotografie sul campo. Un confronto faccia a faccia tra due vecchi giornalisti con la passione e l’impegno per la politica e la storia e con buone conoscenze del Diritto e dell’Economia per trovare una strada realistica e condivisa per una ricostruzione. Questo lavoro uscirà in un “libro bianco” prossimamente. Scrivevo nel mio pezzo: “Il terzo comma dell’art.17 del decreto sulle “ emergenze nazionali” (Genova, Ischia, Amatrice) afferma o riporta in vita la strada maestra della Pianificazione Territoriale e della Programmazione Economica per la Ricostruzione. Il terzo comma di un decreto lungo e farraginoso assegna ad un funzionario dello Stato un compito che lo Stato – al quale l’Italia risponde – non è stato capace di assolvere nella sua articolazione democratica in Regione, Provincia, Comuni in 50 anni. Poiché bisogna “assicurare una ricostruzione unitaria e omogenea nei territori colpiti dal sisma anche attraverso piani di delocalizzazione e trasformazione urbana” non ha alcun senso richiamare – con questo provvedimento ed in questo provvedimento – le tre leggi di “condono edilizio” che hanno avuto altre leggi per “sanare” uno sviluppo squilibrato caotico, orrido. È elementare l’osservazione che non sono possibili “piani di delocalizzazione e trasformazione urbana” cioè “particolareggiati” o “settoriali” senza un piano generale “Regolatore” dello Sviluppo che lo Stato e la Regione avrebbero dovuto dare all’ isola d’ Ischia da 50 anni. Cade infatti quest’anno il cinquantesimo anniversario dell’unico Piano Regolatore Intercomunale redatto dall’ arch. Corrado Bequinot nel 1968 e mai attuato. Meglio quindi semplicemente ABOLIRE dal decreto n.109 del 28 settembre 2018 l’ art.25 così formulato e rimandare alle “rispettive competenze” dello Stato e della Regione un nuovo Piano “Generale” che comprenda anche gli aspetti di tutela ambientale eliminando il ruolo delle “ Soprintendenze” poiché nasce legittimo il sospetto che l’ occasione della “ricostruzione postterremoto” voglia “legittimare” il “ terzo condono” non applicabile con le sue 3.406 pratiche giacenti presso i Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio”. Resto di questa idea e confermo che senza un Piano “Regolatore Generale” non sarà possibile una “ Ricostruzione” nei luoghi colpiti dal sisma del 21 agosto 2017 prescindendo se il “costruito” era legittimo o meno ed esprimo l’opinione che le 11.962 pratiche del condono della legge n.47/85 e le 8.244 del condono della legge n.724/94 nei sei Comuni dell’ isola d’ Ischia sono tutte “ legittimate” “de facto” perché è stata pagata l’oblazione, è stato reso commerciabile addirittura con mutui ipotecari il fabbricato che è stato dall’ Agenzia del Territorio accatastato con nuova rendita sui fabbricati. Dovrà essere imponente una grande opera infrastrutturale con costruzione di edifici pubblici, scuole, vie, piazze, parchi anche completando le opere perpetue come la strada Litoranea Casamicciola- Lacco Ameno mentre non può essere esclusa, se necessaria, una nuova edilizia residenziale pubblica. La “Ricostruzione possibile” deve avere quindi altre vie e altri strumenti e altri soggetti pubblici. La Legge sull’emergenza comunque licenziata dal Parlamento è un primo passo. Saranno necessari altri interventi legislativi statali e regionali. L’impegno finanziario da parte dello Stato sarà enorme e dovrà essere spalmato in diversi anni ma bisogna cogliere le opportunità di sviluppo dei Fondi Europei 2014-2020 che rischiano di andare perduti per incapacità progettuale della Regione. Ma l’evento del 21 agosto 2017 potrebbe segnare una svolta per il controllo scientifico del territorio vulcanico dell’isola e per razionalizzare uno sviluppo con una crescita “ragionata” come si deve in una “ società aperta”.

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