Mercoledì 19 Settembre 2018 - 22:17

Dilemma dei nostri giovani: protagonismo o assistenza?

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Non sono un politologo e sono stato sufficientemente disilluso, nella mia ormai lunga vicenda di elettore, da guardare, con interesse sì, ma anche col necessario distacco, agli esiti elettorali. Mi limito ai dati. A uno, in particolare, che riguarda il Sud. È qui soprattutto, infatti, che il Movimento 5 Stelle ha registrato consensi clamorosi. Le prossime settimane ci diranno come si tradurrà questa performance in capacità di incidere sulla formazione del nuovo governo del Paese. In questa sede, piuttosto, mi preme rimarcare la possibilità di una doppia lettura del voto giovanile meridionale pentastellato. Per lavoro e passione, mi occupo di fisco e materie economiche. Ho quindi registrato con grande favore il protagonismo delle nuove generazioni made in Sud, emerso in questi ultimi anni in più di un’occasione. Dalla capacità di formare start up innovative di notevole qualificazione, alla qualità di una preparazione e di una professionalità apprezzate da colossi statunitensi come Apple e Cisco. Fino al recentissimo successo di partecipazione seguito al lancio della nuova misura “Resto al Sud”. Sulla base di questi confortanti indizi ritengo possibile, se non probabile, che la massiccia adesione al Movimento 5 Stelle sia stata motivata soprattutto dalla voglia di nuova politica, di un salto di qualità nel rapporto tra istituzioni e cittadini, di partecipazione e maggiori spazi per le giovani generazioni. Se, al contrario, l’afflato per Di Maio & C., un sentimento peraltro registrato all’interno non solo dell’elettorato giovanile, dovesse attribuirsi prioritariamente alla promessa di un reddito di cittadinanza, vi sarebbe qualche motivo di preoccupazione. Vorrebbe dire che tanti nostri ragazzi sono attratti da forme innovative di stato assistenziale. Forse la verità ha molte facce. Così come le motivazioni del voto, che ha consacrato il Movimento come primo partito su scala nazionale. Forse, tra i giovani, grillini o simpatizzanti di altre fazioni, si stanno scontrando due mentalità, due culture. C’è chi vuole essere protagonista del proprio domani, e in tale prospettiva va incluso anche il voto “di rottura”, finalizzato all’apertura di nuovi orizzonti. C’è chi, invece, spera nel ritorno dello statalismo. In un assegno che magari funga da supporto ad altre fonti di reddito, occultate dall’economia sommersa. A prescindere dalle opzioni politiche, simpatizzo per i giovani della prima categoria.

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