Mercoledì 21 Novembre 2018 - 21:20

Forse il loro obiettivo è che l’Europa ci cacci

Opinionista: 

Ottorino Gurgo

Viene attribuito a Giulio Andreotti, ma sembra risalga, invece, a Pio XI il noto aforisma secondo cui "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina". Chiunque ne sia l'autore, comunque, ci sembra che si tratti di una massima che contiene un'assoluta verità e ci vien da rispolverarla osservando la politica economica che il governo gialloverde sta conducendo. È fuor di dubbio che l'accoppiata Lega-Cinquestelle abbia sempre avuto l'obiettivo, non dichiarato, ma palese, di portare l'Italia quanto più possibile lontana dal contesto europeo. I vincoli imposti dalla partecipazione all'Unione europea stanno evidentemente stretti a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio e il lungo braccio di ferro che oppose Mattarella agli attuali governanti, quando questi ultimi si proponevano di portare alla guida del ministero dell'Economia Paolo Savona, notoriamente ostile alla moneta unica, ne fu evidente testimonianza. Pur non avendo rinunciato al loro proposito, tuttavia, il leader leghista e quello pentastellato, sono pienamente consapevoli che l'uscita dalla UE e dall'euro non gode, al momento, del consenso della maggioranza degli italiani. Attenti come sono ai sondaggi, hanno probabilmente preso atto del dato secondo cui soltanto il 22% degli italiani approverebbe la fuoruscita dall'Europa. Ecco, allora, la messa in atto di una strategia con la quale, furbescamente, si ritiene di poter aggirare l'ostacolo: fare in modo che non sia il nostro paese a promuovere l'uscita dall'Unione europea, ma sia quest'ultima ad allontanarci. Di qui il varo di una manovra che, per sprovveduto che sia, il terzetto Conte-Salvini-Di Maio non poteva non prevedere che sarebbe stata perentoriamente bocciata dall'Ue e di qui il rifiuto, spacciato per rivendicazione della sovranità nazionale, di aderire alla richiesta di modifiche. Convinto di riuscire, solleticando l’orgoglio nazionale, a portare avanti il proprio disegno, il governo gialloverde fa sapere che non accetterà i diktat che l’Europa arrogantemente vuole imporci. Ma non prende in considerazione alcuna le conseguenze che l'attuazione di questo disegno sono destinate a provocare sulla nostra economia. O, meglio, sta già provocando, come chiaramente dimostrano la condizione di isolamento nella quale ci troviamo sul piano internazionale, la crescita progressiva dello spread, la pesante ondata di vendite sui mercati dei titoli di Stato italiani e "l'emigrazione" massiccia degli imprenditori stranieri verso lidi più favorevoli ai loro investimenti. Ed è scontato che presto gli effetti di questa politica, che non esiteremmo a definire irresponsabile, finiranno con l'essere avvertiti dalle imprese e dalle famiglie. L'esperimento con il quale i nostri governanti ritengono di portare l'Italia fuori dall'Unione europea, non è che una mediocre manifestazione di furbizia. E torna alla memoria l'avvertimento di Bettino Craxi a Giulio Andreotti che cercava di ostacolarne l'azione facendo ricorso alla sua tradizionale astuzia. "Attento, Giulio - gli disse Craxi - perché prima o poi le volpi finiscono in pellicceria". Finiranno in pellicceria anche i nostri "eroi gialloverdi"? Francamente speriamo che ciò accada prima che i danni che essi stanno creando agli italiani diventino irreversibili.  

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