Sabato 16 Febbraio 2019 - 14:34

Grazie Marek. Ora godiamoci Insigne capitano

Opinionista: 

Salvatore Caiazza

La morte nel cuore c’è ma bisogna guardare avanti. Nel calcio nulla è per sempre. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle soprattutto con Maradona. Poi sono arrivati gli addii di Lavezzi, Cavani e Higuaìn. E comunque si è andati avanti lo stesso. Sono cambiati anche gli allenatori. Si è passati da Reja a Mazzarri passando per Benitez e Sarri fino ad arrivare ad Ancelotti. Adesso tocca ad Hamsik salutare tutti e partire per terre assai lontane. Non tradisce il capitano. Se ne va dopo undici stagioni e mezzo e dopo aver dato tutto quello che poteva alla causa partenopea. I nove milioni a stagione per tre anni non si possono rifiutare. In tutto sono 27. Per guadagnarli con De Laurentiis avrebbe dovuto giocare altri dieci anni a certi livelli. Ma a 32 primavere diventa difficile pensare ad una cosa del genere. Ecco, quindi, che in piena sintonia si è deciso di farlo andare in Oriente. Qualcuno simpaticamente scriveva sui social: «I cinesi dopo Gianturco si sono presi anche Marekiaro », in riferimento ai tanti megamercati che ci sono nella zona est della città. Lo slovacco ha capito di aver fatto la sua storia in maglia azzurra e che è il momento giusto di andare via. In punta di piedi. Così come arrivò nel primo anno di serie A. Ad acquistarlo fu Marino soffiandolo alla concorrenza. Cinque milioni e mezzo spese l’allora direttore generale azzurro. Tante volte Moratti si è lamentato per non averlo visto prima nella vicina Brescia. Sin da subito ha fatto capire le sue qualità e mentre tutti andavano via per soldi lui è rimasto per la maglia. Non gli è mai interessato arricchirsi o alzare trofei. Stava bene nel Napoli e al Villaggio Coppola aveva trovato la sua dimensione. Addirittura andava senza problemi in posta a pagare le bollette. Poi qualcosa è cambiato. Alla fine dello scorso campionato, prima della sfida al Crotone, portò i compagni a cena facendo anche dei regali. Convinto di aver finito in azzurro poi rimase perché offerte vere non ce ne erano e per il fatto che Ancelotti lo voleva in un ruolo diverso a centrocampo. Ha dato tutto in quattro mesi. Grande prestazione con la Samp dimostrando di essere sempre un campione. Poi quella mano al petto quando è uscito dal campo ha fatto capire tante cose. Non è giusto condannarlo, assolutamente non è un tradimento. Qualcuno ha addirittura accettato la fuga di Higuaìn verso la Juventus. Figurarsi se siamo qui a condannare cosa vuole fare Marekiaro. Se poi si va a guardare l’altra faccia delle medaglia ci si rende conto che anche il Napoli va molto bene. Con quindici milioni fa una plusvalenza importante con un 32enne. E adesso? Adesso bisogna guardare avanti come detto. La fascia di capitano passa ad un altro pupillo del popolo. Lorenzo Insigne si toglie lo sfizio di entrare nella storia del club diventando il capitano della squadra della sua città. Così come era capitato per Paolo Cannavaro e Antonio Juliano. Un peso non da poco per il bomber di Frattamaggiore. Ma il Magnifico ha le spalle larghe e saprà farsi valere. Ce lo vogliamo godere alla grande. Intanto sabato è tornato al gol dopo tre mesi di digiuno. Lo ha fatto a modo suo e dopo è andato ad abbracciare Ancelotti per ringraziarlo per l’ottima stima che ha avuto sempre di lui. Un plauso particolare ai ventimila del San Paolo va fatto. Quando si doveva decidere chi dovesse calciare il rigore nel finale tutti a gran voce hanno urlato il nome del difensore. Un coro straordinario che solo gente come i napoletani potevano fare. Kalidou Koulibaly si è sentito lusingato da così tanta stima che ha da parte di una piazza che non fa sentire diversi nessuno. Ama i propri beniamini a prescindere da colore e razza. Peccato che erano solo in ventimila.

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