Mercoledì 20 Febbraio 2019 - 14:15

Hashtag e falsità del football parlato

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Nella fiera delle vanità e dello stupidario mediatico non poteva mancare un “hashtag catartico”, di quelli che combinando un paio di banalità offrono alla massa ondivaga ed incompetente dei social la possibilità di mettere tranquilla la proprio coscienza. Scrivo sul mio profilo: #siamotuttikoulibaly, e... ho detto tutto, come usava dire Peppino De Filippo, uno dei fratelli Capone. Totò e Peppino erano veri maestri nel canzonare le “false virtù” italiche, ai tempi della trasmissione per analfabeti “Non è mai troppo tardi”. Infatti, in quella frase inutile e lapidaria si concretizzava l’ignoranza, la convinzione idiota che fossimo un paese di saputelli e furbetti, capaci di darla a bere a tutti. Un lasciamo perdere... tanto le cose non cambiano. C’è un'altra frase inutile, perbenista e fine a se stessa che circola; il primo che sembra essersene preso il “merito”, fra una fetta di pane e Nutella - ma, a proposito, viene pagato per il testimonia? - è stato Salvini, “non si può morire per una partita di calcio” e altre simili. La reazione seria di qualche illustre o colto opinionista, scrittore o giornalista che sia, dovuta, semplice e diretta: «Forse lei, signor ministro, e tutti gli altri, non sanno che da tempo, in Italia e specialmente al Sud, si muore per molto meno!» non c’è stata. Troppo scomoda e politicamente scorretta. Perché questa sembra una mia acredine personale, da alieno? Perché è difficile adeguarmi e salire sul carro vincente di potenti incompetenti e relativi scudieri, e scrivere parole che tutti desiderano leggere o ascoltare. La risposta, onesta, è nel primo articolo che scrissi sul “Roma”, tanti anni fa, quando sotto il governo Berlusconi, sottosegretario all'editoria Bonaiuti, il nostro quotidiano subì il primo, inconcepibile attacco, con il blocco dei fondi pubblici, alla propria sopravvivenza, alla propria libertà di stampa: “… scrivo per amore della libertà e per passione....” e non cambierò certo oggi, 29 dicembre 2018, mentre un anno odioso e terribile volge al termine, ed il prossimo non sembra nascere con migliori auspici. Sotto l’onda emozionale, a caldo, a fine partita, ci è sembrato veder rinascere un vento impetuoso di giustizia, richiami ad una educazione civica perduta, condanne di violenze e omofobie. È stata una “rèfola” subito svanita, il tempo di qualche telefonata fra quelli “che contano”, una “bacchettata” da parte dell’insipiente e arrogante Nicchi al procuratore sportivo Pecoraro, ricordare a Gravina che gli arbitri hanno votato per lui, ricordare a tutti - nessuno escluso - che l’Italia è l’unica nazionale sponsorizzata da una squadra di calcio, la Juve (perdonate il lapsus), la Fiat, a cui è da ricondurre anche la sponsorizzazione della classe arbitrale. Si è colpevolizzato troppo un Mazzoleni mediocre applicatore della legge sportiva, dimenticando che nella squadra del Napoli c'è un certo Lorenzo, detto il Magnifico, a sproposito e per troppo amore. Costui ormai da più di un mese “campa” sul gol segnato al Liverpool, in attesa del colpo di genio che non c'è, ma si fa cacciare per un'idiota senso di onore che gli fa rincorrere come uno scugnizzo da strada uno dei Koulibaly interisti, per prenderlo a calci. Le prospettive improvvisamente cambiano. Il Gravina ed il suo “stato minore” parlano di un Mazzoleni perfetto. Le voci su chi avesse l'autorità per fermare Inter- Napoli si rincorrono e si smentiscono per creare, ad arte, la giusta cortina fumogena sulle crepe sanguinose del calcio, e intanto si ricorda a chiunque - al Napoli - che abbandonare la gara comporterebbe la sconfitta a tavolino per 0-3, secondo regola. Quale regola? Quella ambigua che ha portato alla sospensione di Gavillucci, dopo i “bùuu” sampdoriani o quella ben nota che impedisce a Rocchi di arbitrare partite di cartello dopo Juve-Napoli scorsa, finita con la vittoria di... Koulibaly sui bùuu bianconeri? Altra falsità: non diamo alibi ai facinorosi, si continua. Certo, anche nell’Inghilterra post Tatcher, si lanciano banane in campo, ma la conseguenza sostanziale, dalla famosa sospensione, è stata che il “cretino” viene giudicato per direttissima ed incarcerato in una cella all’interno dello stadio. Qui in Italia, i cretini sono al governo dello Stato e all’interno del calcio... e ho detto tutto.

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