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Gentile Direttore, devo ancora una volta constatare che siamo un popolo straordinario sia nel bene che nel male. Ci pregiamo di sentirci e diffondere “urbi et orbi” che siamo tendenzialmente dei “moderati”, ma poi abbiamo per 20 anni “cullato” una dittatura, in cui la quasi totalità dei cittadini (comuni o “elitari”) si ritrovava fascista, salvo, poi, ad essere, a seguito di una disastrosa guerra, tutti (o quasi)… antifascisti. Dopo la cosiddetta “Unità d’Italia” (quanto aveva ragione Massimo D’Azeglio nell’affermare: “Abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”!), ancora stiamo a confrontarci tra Nord e Sud, con conseguenze per noi meridionali disastrose sul piano strutturale ed economico, “figlie” della depredazione delle nostre ricchezze quando eravamo Regno delle due Sicilie, a favore dei “liberatori-conquistatori” savoiardi. I nostri soldati, con l’incitamento di tutto il popolo hanno combattuto la prima guerra mondiale al grido di “Avanti Savoia”, salvo, poi, ricredersi dopo la II Guerra, votando il referendum contro la Monarchia. Poiché, come si sa, la storia viene scritta dai vincitori, abbiamo studiato sui libri di scuola che i Borboni, regnanti nel vecchio Regno delle due Sicilie, erano dei poco di buono, profittatori con un esercito sgangherato appellato ironicamente “Esercito di Francischiello” (niente di più falso!). E così Francesco II, erede di una dinastia che aveva dato a Napoli sovrani illuminati (cito per tutti, Carlo di Borbone, che fece di Napoli una delle più grandi capitali europee, circondandosi di menti veramente illuminate del tempo, come Vico, Genovesi, Galiani, Filangieri, Broggia, Grimaldi, Pagano, ecc.) fu re per soli 16 mesi, con grande gioia del popolo, inneggiante all’“eroe dei due Mondi”! Mi sono permesso di fare questo breve excursus della nostra storia, Direttore, perché, come dicevo all’inizio, devo convenire che il nostro atavico costume del “revisionismo” a seconda delle convenienze non è mai cessato. Ora, dopo il “ salvatore” Salvini, scopriamo che forse i Borboni sono stati per l’Italia Meridionale degli ottimi regnanti (vero, per quanto mi riguarda )! E così ci rammarichiamo di aver fatto un imperdonabile “sgarbo” al Re Filippo VI di Spagna, attuale regnante, quando al San Carlo è stato suonato l’inno nazionale spagnolo, versione “Francisco Franco”, cioè cantato e non solo suonato. Apriti cielo! Quale gaffe e quanti commenti ironici o cattivi. Si è persino chiesto la testa della brava Sovrintendente del nostro “Massimo”, Rosanna Purchia, da tempo sotto attacco, credo anche per un clima politico che non risparmia nessuno. Eppure, la Purchia è stata, ed è, una delle migliori Sovrintendenti che il San Carlo abbia avuto, e certamente non è lei la responsabile dello spartito che è stato dato ai bravi coristi ed orchestrali. Qual è, poi, alla fine la grande “gaffe” fatta? L’inno spagnolo è rimasto uguale nella parte musicale, mentre nel periodo della dittatura Franchista fu “arricchito” dai versi di un grande poeta dell’epoca, Josè Maria Pemàn, andaluso e aderente al Partito Fascista di Francisco Franco. Per questo motivo, l’inno non ha più versi (come somigliamo in questo agli Spagnoli). Eppure, a me piace il testo, in cui non intravvedo nulla di “sovversivo”, ma un grande orgoglio nazionale, che pure il nostro Inno di Mameli fa rinverdire. Sono andato a “scovare” il testo spagnolo tradotto in italiano, che recita: “Viva la Spagna, alzate la fronte, figli del Popolo Spagnolo, che ritorna a risorgere. Gloria alla Patria che ha saputo seguire, sopra l’azzurro del mare, il camminare del sole. Trionfa, Spagna! Le incudini cantano al ritmo dell’inno della Fede. Tutti canteremo la nuova vita forte di lavoro e pace”. La Patria che ha saputo seguire, sopra l’azzurro del mare, il camminare del Sole è un’espressione che da sola valeva la pena di sentire cantata da un’ottima orchestra e coro, gaffe o non gaffe.