Sabato 16 Febbraio 2019 - 14:45

Il copione per eliminare quei governi sgraditi

Opinionista: 

Carmine Ippolito

Il presidente degli States ha profferito la frase magica: «Tutte le opzioni sono sul tavolo». Tradotto realisticamente significa: intervento militare! Il copione, per abbattere governi sgraditi, è sempre lo stesso: si irrogano sanzioni unilaterali, quindi si strangola economicamente il regime avverso. Le sanzioni scatenano il malcontento popolare su cui fa leva un'opposizione che, spesso, nasce ex novo come il coniglio dal cilindro. E l'opposizione, sostenuta dall'esterno, provoca atti di teppismo e manifestazioni violente. In Venezuela, prima della proclamazione, di tal Guaidò, c'erano già stati 147 morti. Erano stati determinati però dagli scontri tra fazioni opposte, e giammai dalla polizia. Visto che the "young president", autoproclamatosi tale, non è stato deportato, imprigionato, torturato od in qualsivoglia altro modo eliminato, si deve dedurre che quello bolivariano non è un governo poi così tirannico come lo si dipinge. Alcune brevi considerazioni: Maduro, è vero, ha svuotato il Parlamento delle sue funzioni. Ciononostante è stato rieletto presidente nel maggio 2018. Il suo non è stato quello che si definisce un golpe militare. È stato tale, invece, quello avvenuto in Egitto nel 2013. Lo ha realizzato il Generale Al Sisi rovesciando il governo dei fratelli musulmani, usciti trionfanti dalle prime elezioni libere d'Egitto. Il presidente legittimamente eletto in Egitto, Mohamedd Morsi è stato imprigionato e condannato a vita, con tutta la dirigenza egiziana dei fratelli mussulmani. Migliaia di egiziani sono stati assassinati, a migliaia sono i desaparecidos. Eppure dalla comunità e dall'opinione pubblica internazionale non si è levata mai una sola flebile parola di protesta. Non si è mai udita alcuna doglianza sulla violazione della legalità e delle libertà democratiche in Egitto da parte dei militari. La questione è che quello bolivariano, in Venezuela, è un governo inviso agli americani perché si prefigge i seguenti scopi: 1) ridurre le disparità sociali esistenti nel Paese; 2) preservare il controllo delle immense risorse petrolifere e minerarie che appartengono al popolo venezuelano; 3) mantenere le distanze dalla volontà di controllo e di dominio statunitense. Patria e socialismo, insomma, ricetta indigesta per le mire di controllo imperiale del Continente. Fa sorridere che gli Stati Uniti adesso si scaglino contro la dittatura di Maduro, dopo avere sostenuto ogni forma di infame dittatura in Sud e Centro America (Noriega, Somoza, Batista). Fa pensare, invece, che alcuni commissari Ue (vedi Tajani) abbiano lamentato arresti di oppositori in Venezuela e violazioni dei diritti umani. A costoro deve rammentarsi come abbiano placidamente trascurato di manifestare analoga sensibilità in riferimento al destino riservato dallo Stato spagnolo (membro della Ue) agli indipendentisti catalani che avevano osato proclamare l'indipendenza dalla Spagna, senza colpo ferire e sangue versare. Puigdemont è in esilio all'estero, la dirigenza del partito indipendentista, nella umanitarissima Europa, marcisce invece nelle galere iberiche. Detto questo, tutti sbraitano su Maduro ma nessuno chiarisce sulla base di quali principi di diritto internazionale uno Stato dovrebbe minacciare interventi militari in altri Stati. E nessuno spiega che non vi sono norme di diritto internazionale che legittimano una potenza ad incitare l’esercito di un’altra Nazione alla rivolta contro il proprio governo, od a finanziare apertamente i partiti di opposizione. Si tratta di clamorose violazioni – come le ha definite la Russia - di quel basilare principio del diritto internazionale, approvato ad Helsinki nel 1975 da quasi tutti i governi del mondo, e universalmente noto come principio di “autodeterminazione dei popoli”. Tale principio postula che ciascuna popolazione deve regolare i propri affari e conflitti interni senza interferenze esterne. Nessuna dittatura è in grado di resistere a lungo, senza un ampio consenso dei governati. Gli interventi americani, del resto, giammai si rivelano risolutivi. Anzi, si risolvono sistematicamente in un rimedio “umanitario” assai peggiore del male che pretendono curare: Corea, Vietnam, Cambogia, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria docent. I populisti, infine, non facciano finta di non capire o non sapere: Guaidò è soltanto delle èlites, ossia di quelle oligarchie venezuelane ostili al socialismo bolivariano di Chavez, ed oggi ostili a Maduro. Il copione, quello solito, si intitola due pesi e due misure. Maduro è un dittatore, il generale egiziano, sul libro paga americano, non lo è. I soggetti incarcerati a Caracas, dopo manifestazioni violente, sono prigionieri politici, gli indipendentisti catalani sono delinquenti, e possono marcire in silenzio nelle galere eurocratiche. Il copione ordoliberista è questo. Non legittima, e però, alcun governo a riconoscere un presidente a proprio piacimento!

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