Martedì 16 Ottobre 2018 - 18:09

Il primato di Napoli? Tre sindaci, tre flop

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Martedì scorso, sulla scia di cerimoniali e di promesse, già, rispettivamente, visti e ascoltate, ancora una volta un ministro dell’Interno è dovuto venire a Napoli per assumere di persona l’impegno a potenziare gli strumenti di lotta all’antistato e al suo diffuso, tentacolare “indotto”. Staremo a vedere in che misura e con quali risultati. Al di là però dei tanti significati, attribuiti alla visita di Salvini, quasi da rivalsa morale, di rivincita rispetto a quella che egli fece a Napoli, nel marzo del 2017, da leader della Lega, “turbata” dalla guerriglia dei centri sociali, di certo c’è, per ironia della sorte, che è stato proprio l’odiato Salvini , da ministro dell’Interno, a dover certificare le condizioni di una città, nella morsa di una diffusa invivibilità e di tante altre emergenze. Di cui, lui, un anno fa, aveva già segnalato la gravità, cercando inutilmente di allertare de Magistris, preda di dannosi velleitarismi. Fermarsi però a questa constatazione non basta, anzi amareggia, pensando al tempo perduto. Oggi conta capire il perché dell’odierno declino. Che parte da molto lontano e trova le sue ragioni oggettive nelle croniche inadempienze di ciò che si era detto di dover fare nei giorni del “G7” del 1994, del mega consulto tra i Paesi più avanzati, e non si è fatto. In quella ribalta internazionale “il mondo sul serio guardò a Napoli” ma poi Napoli, con una serie di flop amministrativi, non ha saputo guardare al mondo. Giova ricordarlo. Allora si disse che le sue ricchezze sarebbero dovute divenire il “software” della città, l’elemento fondamentale, ciò che fa funzionare la macchina, “hardware”, senza il quale, questa sarebbe una impalcatura priva di contenuto. Significava, per capirci, costruire un Porto turistico di profilo internazionale, fare di Bagnoli un centro congressuale, unico al mondo, rivitalizzare la Mostra D’Oltremare come vetrina permanente dei prodotti del Mediterraneo, rendere più competitivo lo Scalo Marittimo, a lungo incubato, più fruibile l’immenso patrimonio artistico di città d’arte e di polo museale, in parte non favorito da una serie di difficoltà, infine realizzare il recupero del più importante centro storico, e molte altre cose ancora. Tutte rimaste sulla carta, disseminate in infiniti studi di fattibilità e di sprechi, per un “concorso di irresponsabilità”. Purtroppo è mancata da parte di tre sindaci, la “individuazione della identità strategica di Napoli”: un “progetto vincente di città”. Di qui la serie di fallimenti, che portano, in successione cronologica, i nomi di Bassolino, Iervolino e De Magistris, nascosti da un trucco con il quale tutti i sindaci hanno potuto coprire questi insuccessi. Grazie alla esaltazione delle bellezze di Napoli, della sua indubbia gloriosa tradizione civica e un corrispondente “karaoke” celebrativo , in cui molti si sono esibiti, si è fatta così apparire veniale una “cronica inerzia” comunale. Questa è la verità, verificabile dal centro alle periferie. Patetico oggi il tentativo di difendersi, attribuendo ad altri le colpe; esclusive, invece, di tre sindaci e delle rispettive classi dirigenti. 

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